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Ho tenuto per alcuni anni un seguito blog Le Parole del Viaggio su Splinder, piattaforma che ha chiuso e ora non più accessibile.

Qui di seguito una selezione dei post di quel periodo: solo i testi, eliminati i commenti

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LE PAROLE DEL VIAGGIO  Blog

phot

GIOVEDÌ, 31 DICEMBRE

Un canto di liberta’

Sarebbe bello liberarsi da questa abitudine alla valutazione, al giudizio, al fare bilanci per stabilire gerarchie di valori, riuscite o fallimenti. Questa e’ una visione dualistica che abbiamo assorbito dalla nostra cultura, dalla religione o da altri condizionamenti, ma la realta’ mi sembra molto piu’ ricca e sfaccettata del nostro limitato metro di valutazione delle cose. A volte quello che ci sembra essere un errore fatto o un evento vissuto che ci ha fatto tanto soffrire si rivela col tempo essere stata una scelta invece ricca di potenzialita’, o che ha permesso mutamenti che altrimenti non sarebbero avvenuti. E a volte sono proprio questi eventi che permettono di attingere a nuove realta’, nuove esperienze, nuovi incontri che cancellano dolori e ferite, trasformano in concime lacrime e pensieri negativi e permettono la nascita di nuovi fiori e nuovi frutti nella nostra vita.
Qualcosa di simile a cio’ che disse Lao Tze: quella che il bruco chiama la fine del mondo, il saggio la chiama una farfalla. Cosi’ spesso la nostra visione e’ ristretta proprio come quella del bruco, non percepiamo la visione d’insieme e vediamo solo una parte molto piccola di cio’ che succede, ne’ siamo consapevoli della nostra responsabilita’ nell’accadere delle cose, di quanto ogni nostro gesto, azione o pensiero possano influenzare tutto il campo energetico che ci circonda fino ad arrivare molto piu’ lontano di quanto possiamo immaginare. Nella mia visione non credo che esistano errori, ma solo esperienze, perche’ questo e’ quello per cui credo che siamo qui: sperimentare, creare e amare. Sarebbe bello provare ad amarle, quelle parti, ognuna un tassello importante della nostra crescita, ognuna con una sua ragione d’essere misteriosa e a volte anche un po’ magica. Piu’ interessante sarebbe capirle meglio, piu’ costruttivo sarebbe iniziare a vedere la nostra vita in modo piu’ quantistico, riflettendo in questa luce a nuove possibilta’ di vivere questo anno che verra’, a cosa di nuovo e diverso possiamo aggiungere al nostro cammino. Imparare che siamo responsabili di ogni nostra scelta, anche di quello che sembra accaderci dall’esterno, e sentire questo come uno spazio di liberta’ elettrizzante. Aprirci alla consapevolezza di tutte le mille possibilita’ quantistiche che ci circondano in ogni momento della nostra giornata, e di quale scegliamo di cogliere. Allora puo’ diventare interessante scegliere un nuovo modo di iniziare la giornata, fare un nuovo percorso per andare nello stesso posto, scegliere un nuovo pensiero di qualita’ differente da rivolgere a qualcuno che amiamo, aprire un nuovo sguardo su cio’ che ci circonda ogni giorno e che troppo spesso diamo per scontato. Spesso basta rompere uno schema di vita, agire un piccolo cambiamento per aprire un numero stupefacente di nuove possibilita’ che aspettano solo un nostro gesto, un nostro sorriso per manifestarsi, in attesa che noi ci permettiamo di sognare nuove cose, nuovi modi di essere, piu’ liberi da giudizi su noi stessi e sugli altri, da visioni giusto/sbagliato, bianco/nero, dalla visione limitata delle cose che ci hanno insegnato. Dedicare a noi stessi un canto di liberta’, dedicare agli altri un sorriso, dedicare alla nostra vita un canto d’amore.

 

GIOVEDÌ, 13 AGOSTO

Spazio

Mi riposo temporaneamente dalle fatiche del ridipingere casa. Carico, scarico, sposto, vado su e giu’ per castelletti e scale, dipingo pareti, do’ smalti a infissi e telai e porte, lavo e pulisco, pulisco e lavo. Avendo dovuto spostare tutto vivo nel caos piu’ totale, il che e’ anche interessante perche’ mi obbliga a ridefinire spazi e necessita’. Ho buttato in discarica vecchi divani troppo grandi e poltrone sfondate che avevano fatto tre case, tolto lampade che piacevano ad altre persone, trasferito tavoli pesanti che erano di gusti familiari e non piu’ miei, regalato quadri, fatto scatole di oggetti da dare in beneficenza che faranno contente altre persone. Anche i colori che mi circondavano appartenevano a un’altra fase della mia vita: ho sentito che avevano per cosi’ dire esaurito la loro funzione terapeutica, e che ora invece ho bisogno di altre sfumature. Cosi’ mi aggiro tra stanze ora completamente vuote, e vedro’ di giorno in giorno come e con cosa riorganizzarle. Di sicuro con poche cose e molta luce. Non ho mai avuto un rapporto facile con il concetto di  casa – per la mia storia personale, per il mio bisogno fisico di spazi aperti e di natura, di vento, acqua e di aria, per quella che alla fine e’ diventata una mia ricerca sullo spazio. All’Universita’ avevo presentato una tesi su questo, iniziando a riflettere già allora su come lo spazio che ci circonda e la nostra vita interiore siano collegati. Bachelard mi ispirava con la sua poetica, gli psicanalisti con le loro analisi, i miei viaggi con le loro dimensioni ‘altre’ e differenti realta’ di vita, i miei vari cambiamenti di vita e traslochi con l’esperienza diretta di come le case in cui vivevo riflettevano in mio stato interiore in quel momento della mia vita e del mio percorso. Bachelard basava la sua ricerca sull’esaminare le immagini dello spazio felice, in cui la relazione tra la casa e l’animo umano che la abita ha come fattore coesivo la reverie, il riparo e la protezione che offre al sognare. La casa esteriore che diventa rappresentazione e culla dello spazio interiore. Ho sempre trovato difficile la staticita’ delle case, il loro velocemente diventare contenitori sempre piu’ pesanti di oggetti e di ricordi, agglomerati di energie fisse e immobili, spesso aggravate dall’energia dei rapporti interpersonali, se difficili. Vorrei che una casa potesse essere dinamica, permeabile alle forze dell’Universo come sento avviene nello spazio esterno. Riuscire a circondarmi di uno spazio fisico che mi dia la sensazione che non ci siano pareti, conciliandola con la tensione verso il ‘fuori’ che da sempre mi accompagna. Sempre cieli, fiori, piante, mare, vento, aria, colline, stelle mi chiamano costantemente a uscire dalla porta. Forse cerco nell’interno della casa quella stessa sensazione di salute e di liberta, di sogno e di spazio interiore senza confini. Forse questa e’ una delle mie sfide, chissa’. Proprio come le parole di Rene’ Cazelles: …quando cessero’ di cercare l’introvabile casa in cui respira il fiore di lava, in cui nascono le tempeste, l’estenuante felicita’?… distrutta la simmetria, fare da cibo ai venti….la mia casa la vorrei simile a quella del vento marino, tutta palpitante di gabbiani.

 

SABATO, 16 MAGGIO

La gioia e’ l’inizio

Sto trascurando il blog, lo so, e temo lo trascurero’ ancora per un po’. I lavori della terra assorbono tempo e lavoro, le giornate caldissime quasi gia’ d’estate attirano nel tempo libero al mare, al sole, all’aria aperta. Il lavoro di editing e revisione sul libro cui avevo iniziato a lavorare l’anno scorso assorbe energie di scrittura e mentali, e piacevoli interessi quotidiani, mescolati a quotidiane necessita’ e a volte noiosi doveri chiedono altra energia. Tutto pero’ alla fine prendendo uno sguardo piu’ libero e ampio appare caldo e luminoso, pieno di quella luce nuova, dei profumi e della energia espansa dell’estate che sta per arrivare. Si cresce, si diventa piu’ o meno adulti ma l’arrivo dell’estate mantiene ancora per me – anche attraverso i cambiamenti della vita – quella anticipazione infantile o adolescenziale di possibilita’, di potere fare finalmente quello che mi piace. Che viene dall’ anticipazione di liberta’ e di ‘divertimento’ che aveva un tempo, di quando gli inverni erano lunghissimi di nebbie padane e di studi, libri, tavoli e stanze chiuse di riscaldamento, da cui riuscivo a sopravvivere giusto facendo tanto sport. Penso all’origine della parola divertimento, dal latino divertere, prendere una strada ‘altra’, volgere altrove, deviare, allontanarsi. Qualcosa che permette di allontanarsi dalle preoccupazioni, il che sottende a sua volta il concetto di realta’ come qualcosa da cui fuggire. Non condivido molto, mentre credo che la realta’ che viviamo e’ quella che in una forma o nell’altra abbiamo scelto, ed e’ su quella che possiamo lavorare per trasformarla, e costruirci piano piano qualcosa che corrisponda di piu’ ai nostri bisogni e ai nostri desideri, invece di divertere. Qualcuno ha scritto che l’estasi, e non la sofferenza sarebbe lo stato naturale dell’uomo, e che siamo solo noi che creiamo ostacoli a questo, continuamente, quotidianamente, in mille modi. E che l’estasi e’ piu’ semplice della sofferenza, ha un buon profumo, e’ presente dappertutto, ci accompagna senza tregua, e’ nostra amica, e chissa’ penso che forse nello splendore della primavera, in questa luce incredibile che inonda tutto e’ piu’ facile sentirla, esserne illuminati per anche solo brevi momenti. Forse potremmo esercitarci a non vederla come qualcosa di mistico, di elitario, di occasionale, l’estasi, e provare a farla nostra, costruendola con attenzione a partire dal nostro quotidiano. Anche solo sentire per cosi’ dire l’estasi dell’essere vivi, al di la’ di tutti gli accadimenti o le preoccupazioni – la gioia fisica del potere sentire, odorare, toccare, gustare, vedere, e la gioia emotiva di potere vivere il regalo di una nuova giornata. E cosi’ nutrire con piu’ gioia le nostre cellule, con cibo vero, solidale, biologico, estatico, nutrimento sottile e luminoso. Mi colpi’ molto una volta una frase di un maestro, una domanda che fece a una persona del gruppo: “a parte lo specifico, a parte eventuali dolori del corpo, o problemi di relazione, o problemi finanziari e di lavoro – c’e’ gioia nella tua vita?” domanda che nella sua apparente semplicita’ e’ esplosiva, e sovverte e capovolge le pesanti strutture mentali e sociali con cui ci hanno cresciuti e a cui ci hanno condizionato. Poi aveva aggiunto: “prendi la gioia, quello e’ l’inizio, e continua a respirarci, lasciando che si espanda, permettendo che si espanda in ogni parte della tua vita”.

 

LUNEDÌ, 20 APRILE

United Colors of Nature

Il giallo e il bianco delle fresie dal muso allegro e dal profumo caldo e dolce, il rosa pallido mescolato al bianco dei longilinei asfodeli, il viola degli iris accecante nel sole del pomeriggio, il blu cobalto pazzesco dei fiori di borragine nelle alte piantine fitte sui bordi delle strade, cosi’ buoni fritti in una pastellina gialla, di un giallo differente dal tarassaco che invade i campi di margherite senza riuscire a farsi molta strada, il piccolo viola delle violette tra i minuscoli e timidi azzurri dei myosotis, il rosa allegro dei fiori di malva, il grigio del lago e del cielo mentre li attraverso imparando ad andare in kajak, passando di fianco al bianco dei cigni dal becco giallo e lo sguardo altero, il lilla sfumato fino al viola dei glicini in mille morbidi grappoli di bellezza e di profumo, il verde degli asparagi cosi’ buoni crudi, che entra in corpo anche a volte mescolato al giallo della curcuma e al beige limonoso dello zenzero in una buona cremina in cui invece quel verde e’ buonissimo cotto, il blu scuro che non ci si aspetta dentro alla corona di petali fucsia o bianchi delle margherite grandi, l’arancione invece delle loro vicine, quelle che hanno i petali color zabaglione, il rosa aranciato sfumato di giallo fino al bianco della prima rosa, e di quelle che verranno, il giallo caldo, lucente e inebriante di profumo dei grandi cespugli di ginestre, i mille e mille verdi delle foglie nuove di alberi e cespugli che si affacciano alla vita ovunque e dappertutto, l’azzurro del mare sotto l’argento che acceca in attesa del trascolorare del cielo in una danza di nuvole d’oro e rosa, prima del blu della notte, prima del bianco della luna sui campi e le colline nel silenzio e nel buio.

 

GIOVEDÌ, 09 APRILE

Breath

E’ il divino che sogna attraverso di noi, che ci abita gia’ Nessuno puo’ darci il divino nessuno puo’ togliercelo niente puo’ distruggerlo nessun avvilimento lo puo’ cacciare e noi possiamo avervi accesso in ogni momento respirando

 

GIOVEDÌ, 19 FEBBRAIO

Wangari (e non solo) for peace

Riguardo una trasmissione registrata qualche tempo fa su Mtv. Il tema e’ la pace, o un mondo migliore, che alla fine delle interviste appaiono essere la stessa cosa. Filo conduttore una ragazzina di colore che si batte perche’ tutti possano avere il diritto allo studio, al lavoro, e che fa da collante a varie interviste con persone e realta’ che non conoscevo, tra i grandi spazi della miseria vera, della poverta’ del cuore dell’africa e spazi intellettualizzati e attivi in europa. La prima intervista e’ con Wangari Maathai, energetica e robusta signora di colore a capo del movimento Green Belt, insignita del Nobel per la pace nel 2004. Piantiamo alberi, dice, perche’ piantando alberi piantiamo idee, che come gli alberi stanno crescendo. La mia esperienza dimostra che piccole azioni possono portare grandi cambiamenti, che la cura dell’ambiente porta una cultura della pace. Ha le mani segnatissime, le unghie nere di terra vera, e si muove per l’enorme campo (in Zambia) dove molte altre persone stanno piantando alberi. Aggiunge: quando inquiniamo l’aria e l’acqua, sono la stessa aria e acqua che respiriamo, e se l’avveleniamo avveleniamo anche noi stessi. Voglio dire che il pianeta e’ cosi’ parte di noi e noi cosi’ parte del pianeta che non possiamo danneggiare il pianeta senza farci male, e se riusciamo a guarirlo allora guariremo anche noi stessi. Penso che differenza con i discorsi sulla pace di Bono che hanno iniziato la trasmissione pochi minuti prima, con le sue mani curatissime, e che mi appare fuori posto e molto teorico rispetto alle parole e alle azioni di queste persone attive che scendono in campo con sudore, terra, fatica. Poi forse, si, ognuno ha il suo ruolo, il suo spazio, il suo ascendente su una certa fetta di persone. Ma non posso fare a meno di provare molta piu’ simpatia per questa grossa signora africana piena di energia dalle unghie nere, dalla grande visone e dal cuore generoso. Wangari ha piantato oltre 30 milioni di alberi lungo il continente africano per lottare contro la deforestazione, che ha rappresentato un grave problema spingendo milioni di persone nella poverta’. L’organizzazione fondata da lei ha anche dato lavoro a decine di migliaia di persone. Continua spiegando perche’ nella sua visione l’ambiente e’ collegato con la pace: siamo tanti, dice, e le risorse della terra limitate: per vivere in armonia dobbiamo dividere le risorse in modo equo e questo puo’ succedere solo in un sistema politico ed economico che permette che questo accada. Quello per cui lavoriamo nel Green Belt Movement e’ prevenire le ragioni per cui la gente lotta, combatte, entra in guerra. Abbiamo dato l’ambiente per scontato, ma e’ la cosa piu’ importante, ed anche il miglior investimento possibile, perche’ e’ cio’ che genera e sostiene la vita. Le cose piu’ importanti – aria, acqua, cibo – da li’ vengono. Quando l’ambiente sara’ distrutto non ci saranno piu’ profitti da fare, dice, e penso a quella citazione degli indiani nordamericani che dice piu’ o meno: “quando l’ultimo albero sara’ stato tagliato, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo animale ucciso vi accorgerete che non si puo’ mangiare il denaro”. I popoli nativi hanno da sempre questa saggezza, questa visione – ed e’ proprio su questo, sulla “visione” che rimango a pensare: a quanto sia importante avere, cercare, trasmettere una ‘visione’ di qualcosa. Cercarla ognuno di noi per la propria vita, per condurla piu’ possibile vicino ai propri desideri piu’ profondi – e ognuno di noi per il mondo in cui viviamo, per ‘gli altri’ che poi sono ‘noi’, per la Terra, per la vita. La visione e’ una versione astratta e concreta, immaginifica di un idealismo che credo non dovrebbe mai spegnersi. E’ potere e volere vedere qualcosa di diverso, sapendo che tutto il potere della creazione nelle nostre vite e nella vita e’ li’ – nel riuscire a ‘vedere’, a immaginare qualcosa di diverso, cui poi seguiranno le azioni pratiche e materiali necessarie per rendere realta’ questa visione, per creare la strada e mettersi in cammino perche’ questo avvenga. “E’ un albero bellissimo” dice ora un anziano di colore con un sorriso e una fiducia che mi commuove, mettendo in terra delicatamente una allegra piantina di cinquanta centimetri “e tra dieci anni sara’ ancora piu’ bello”. Penso che forse oltre alla visione quello che ci manca e’ il senso del tempo, in un certo senso la visione a lungo termine. Il lavorare per le generazioni che verranno, invece che solo per il proprio raggio di azione, per il proprio limitato profitto e tornaconto. Ancora mi vengono in mente gli indiani nordamericani, che dicevano che nel prendere una qualunque decisione bisognava sempre “pensare alle sette generazioni successive che verranno”. Le immagini dall’Africa si spostano poi a un ecovillage in Portogallo, considerato anch’esso un centro di ricerca sulla pace, frequentato da ragazzi da ogni parte del mondo. Studiamo come creare un mondo migliore, dice uno di loro, un mondo socialmente piu’ vivibile. Anche loro hanno una visione illuminata, in cui l’intero sistema e’ un intero complesso di elementi, un tutt’uno in cui siamo tutti collegati (anche questo gia’ lo sapevano i nativi di molti continenti), e se noi cambiamo un elemento puo’ cambiare tutto il sistema, come un caleidoscopio, aggiunge. Lavoriamo sulle tecnologie, dice, cercando e creando fonti alternative, che siano piu’ vicine alla natura possibile. Cosi’, anche loro in linea con Wangari che sostiene: ho lavorato tutta la vita per l’ambiente, e la cosa piu’ potente che ho scoperto e’ l’azione. Pochi che fanno qualcosa sono molto piu’ potenti di moltissimi che non fanno nulla. Anche il gruppo intervistato di Greenfingers pensa che comunque persino dipingersi un dito di verde puo’ cambiare le cose: perche’ e’ cosi’ che inizi a diffondere un messaggio, dice uno dei loro rappresentanti – mobilizzi, sensibilizzi, e alla fine avrai una massa critica di persone che parlano di un problema e poi faranno azioni che alla fine cambieranno la politica. Creare case in un ambiente, un paesaggio che dia acqua e cibo per essere autosufficiente e non dipendere dal mercato esterno e’ un sogno in cui dobbiamo sperare, dice un altro ragazzo dell’ecovillage, e’ importante continuare a sperare per lavorare in quella direzione, amministrare le nostre risorse in modo responsabile e volere condividere le risorse con gli altri, eliminare il divario tra le persone troppo ricche e troppo povere. Si, e’ un ideale, ma gia’ – dicono tutti in forme diverse- se pensiamo a dove eravamo e dove siamo arrivati oggi, siamo gia’ in un mondo migliore. C’era piu’ violazione dei diritti, dice Wangari, piu’ sfruttamento, c’era un periodo un cui essere ‘verdi’ sembrava una follia, e ora quasi tutto il mondo si muove in quella direzione. Le nuove idee sembrano sempre una minaccia dice sorridendo, ma bisogna avere coraggio, e poi sempre piu’ persone condivideranno quella visione, e agiranno. Stiamo muovendoci sempre piu’ verso un mondo piu’ equo e migliore, ci credo veramente. Quelli come noi, noi che abbiamo queste idee dobbiamo continuare a crederci, ad agire – finche’ non riusciremo a vivere in armonia con la natura, perche’ se non lo facciamo sara’ la natura a liberarsi di noi. Yes, it’s a dream we can dream for, dice, ed e’ importante avere sogni, perche’ cosi’ hai una direzione in cui muoverti. E agire, sempre. Se hai un’idea, allora puoi agire. Visione, azione, sogno, condivisione. Cambiamento. Yes, it’s a dream we can dream for.

 

MARTEDÌ , 07 APRILE

Oneness – Unita’

Un mio percorso di ricerca interiore e’ iniziato a vent’anni – anche se una sorta di forte misticismo e di animismo ha sempre fatto parte della mia natura – con la morte di mia madre e l’inizio della lettura di Osho e di libri che vedessero le ragioni delle malattie in un’ottica differente, che potessero dare spiegazioni diverse. Gia’ facevo sport, gia’ facevo corsi di danza. Gia’ avevo incontrato e facevo Yoga, con cui ero partita alla scoperta dell’Oriente, di un altro mondo, un’altra spiritualita’, sostenuto dalla lettura dell’amato Hesse parallelamente a tutto al percorso intellettuale dei miei studi umanistici universitari. In provincia le rivoluzioni e i cambiamenti arrivavano attutiti, non piu’ di qualche corteo studentesco moderato e molte discussioni letterarie e politiche in assemblee studentesche. Stamattina svegliandomi vedevo tutto il percorso fatto in questi trent’anni, parallelamente al laurearmi, insegnare, lavorare, cambiare vita e lavori e citta’ e interessi. Dallo Yoga al buddismo tibetano, alla psicologia evolutiva, alla dinamica psicofisica, alle medicine alternative, allo sciamanesimo, alla danza, con tanti tipi di espressione corporea studiata e insegnata per tanti anni, che nei miei interessi era anche cercare le origini del movimento, un percorso di ricerca sul corpo con un interesse verso le danze etniche e l’uso del corpo e del movimento in diverse culture e in diversi contesti geografici. Seguivo un percorso di ricerca sulla salute e l’armonia psicofisica, danzavo, insegnavo e ricercavo le origini della danza e le forme primarie di comunicazione e e di espressione nella relazione con la natura e con il sacro, come era ben sintetizzato nella quarta di copertina del mio primo libro, “Suono nel Vento”. In tempi in cui non esisteva internet passavo giorni interi nelle biblioteche cercando testi di danza, pomeriggi all’archivio video del Valli di Reggio Emilia guardando e riguardando spettacoli, conferenze, incontri, studiando, scrivendo a musei negli stati uniti, a scuole di danza di bali, a tahiti, ai musei atropologici. Mandando a prendere libri all’estero quando amazon.com non esisteva, macinando centinaia di chilometri nella mia 2CV rossa, la Minnie, per andare a vedere festival in giro per l’italia e la francia e studiare con i migliori maestri di differenti discipline. Il lavoro sul corpo che facevo su me stessa e la ricerca sul movimento antropologica ed etnologica parallela che andavo approfondendo mi hanno messo in contatto con una visione dell’uomo piu’ espansa, piu’ profonda e ampia, qualcosa che la civita’ in cui ero nata non mi dava, dando risposte nuove alla mia anima. Il rapporto con l’invisibile, col mistero, col sacro – che era una parte fortissima della mia vita interiore e che tenevo ben nascosta in me da sempre, avendo capito gia’ da molto piccola che era un argomento che suscitava imbarazzo o sospetto – per i pellerossa, gli indios dell’amazzonia, i polinesiani, gli indiani, gli africani era una filosofia e un modo di vivere quotidiano. La ballerina di baratha natyam balla per il suo dio, i pellerossa vivono immersi nella consapevolezza quotidiana del grande spirito, degli Higher Powers, delle forze naturali e sottili che guidano e dirigono la vita dell’uomo. Gli hawaiiani e i polinesiani in genere vivono consapevoli di ogni gesto, ogni pensiero del loro quotidiano perche’ sia in armonia con gli insegnamenti degli ancestors, gli antenati, gli spiriti guardiani della famiglia e gli spiriti guida della persona, presenze reali e operanti nel quotidiano, e con le leggi della natura, altrettanto ‘viva’ e ricca di insegnamenti, leggi e messaggi da comunicare al’uomo. Qualunque tradizione sciamanica che ho incontrato, studiato e vissuto si relaziona con mondi paralleli su cui e’ possibile agire e intervenire per ripristinare l’armonia, in cui e’ possibile viaggiare per “andare a riprendere l’anima” della persona malata o depressa o infelice, anima persa in qualche drammatica circostanza della vita. Gli sciamani lo fanno e la salute e l’ordine nella vita della persona viene ripristinato, e cosi’ l’equilibrio nella societa’. Queste societa’ primitive pensano che l’ordine della societa’ e della comunita’ si basi su un ordine spirituale legato al rispetto delle leggi della natura e alla salute fisica e psichica dei singoli individui. Il Tao dice cose analoghe, e ne ho parlato nel post precedente. Queste societa’ arcaiche, non intellettualizzate, in cui il corpo non e’ diviso dalla mente, ne’ dallo spirito, ne’ l’uomo dalla natura, e in cui la spiritualita’ E’ la vita quotidiana, ci mostrano come la nostra societa’ materialistica e competitiva occidentale ci abbia lasciati soli, opposti e contrapposti per condizionamenti storici e culturali al creato, alla natura, alle cose viventi, ai nostri stessi simili e persino a noi stessi, in uno stato interiore di alienazione e non integrazione. In una posizione che e’ sì antropocentrica ma di totale isolamento. Isolamento che e’ a tutti i livelli: nella relazione cosmica con il creato, nella relazione umana con gli altri uomini, nella relazione con noi stessi e nella relazione religiosa, sacra con la dimensione trascendente della vita. E che ha come risultato malattie, alienazione, stress, aggressivita’, perdita di senso, depressione, senso di colpa, paura, male di vivere, violenza e tutto cio’ che ci hanno abituato a pensare come ‘normale’ nella nostra storia quotidiana attuale. ln queste culture la natura, l’uomo, la danza, la musica, gli animali, le piante, lo spirito, la comunita’ erano un tutt’uno, e immersi nel Grande Mistero, che prende nomi differenti, ma che e’ la stessa energia cosmica e biologica della vita che tutto nutre e alimenta, Culture che proprio su questa base di unita’ col tutto hanno prodotto rituali, danze, filosofie, visioni dell’uomo, sistemi di pensiero, insegnamenti di vita di fronte a cui ho provato vero stupore, meraviglia, ammirazione e desiderio di imparare, di praticare, di mettermi su un percorso differente e riuscire ad attenermi a una disciplina interiore che sola permette un cammino ‘sacro’ di umile e forte parte del tutto. Che mi parlava finalmente in un linguaggio semplice e diretto, profondo, che mi parlava dritto all’anima. E penso che tutto cio’ che sostiene e nutre e alimenta la mia vita interiore e le scelte che negli anni hanno guidato la mia vita vengono da questo percorso, e non dalle strutture della societa’ in cui sono nata e cresciuta, e da cui interiormente in una certa forma da sempre mi sento alienata e aliena. Attraverso questo lungo e ancora vivo percorso ho piano piano placato una sorta di disperazione dell’anima che si sentiva senza risposte come fosse senza cibo e senza acqua, riuscendo a trovare una visione differente della vita che integra l’uomo con il resto del creato. Ponendolo all’interno di una invisibile rete che collega ogni cosa nell’universo, e sorprendentemente vicina – a secoli e interi continenti di distanza – alle recenti scoperte della fisica quantistica. Terra, animali, piante, cielo e l’uomo – tutti gli uomini – integrati e uniti in una visione piu’ unitaria che spiritualizza la materia e materializza lo spirito. Tutti parte del tutto. E ringrazio, in profondo rispetto, ogni visione, ogni popolo che mi ha guarito dalla solitudine, dall’angoscia di vivere, che mi ha insegnato l’umilta’ di mettersi al servizio e in allineamento al servizio di forze piu’ grandi, che ci insegnano che siamo attiva parte del tutto e proteggono il nostro cammino.

 

MERCOLEDÌ , 01 APRILE

Le vie dei guerrieri

Sotto la pioggia battente rifletto sui conflitti che ci circondano, quelli politici, sociali, ma soprattutto quelli del quotidiano, nelle relazioni interpersonali, lavorative, familiari. Penso a quando insegnavo danza e nel percorso di consapevolezza corporea che portavo avanti attraverso differenti tipi di danze ed espressioni coreutiche, utilizzavo anche come esercizi (e come spunti di riflessione, per chi aveva voglia di coglierli) svariate tecniche delle arti marziali, che molto hanno da insegnare come vie di consapevolezza interiore e di disciplina fisica. Nelle arti marziali giapponesi, soprattutto nei cosiddetti ‘stili interni’ in cui l’insegnamento spirituale prevale su quello tecnico, viene insegnata la conoscenza e lo sviluppo del proprio centro energetico, il ‘chi’, situato sotto l’ombelico, che corrisponde al baricentro, luogo che ci relaziona fisicamente al magnetismo terrestre. Vengono insegnate tecniche ed esercizi che in una disciplina lenta e costante sviluppano una strada parallela al Tao – ‘via che indica il metodo’ attraverso il quale l’uomo mantiene una posizione armoniosa tra il Cielo (la mente) e la Terra (il corpo) – e che attraverso varie tecniche tra cui una alimentazione salutare, e una disciplina spirituale e fisica mettono in condizione di essere al massimo della forma fisica e del potenziale di energia a disposizione non solo per il combattimento, ma anche per la vita quotidiana. Gli ‘stili interni’ (Aikido, Jujitsu, Judo e altri) sono una forma di meditazione applicata, che mette in relazione la via spirituale interiore e il corpo, attraverso il senso dell’equilibrio, la coordinazione, la liberazione dalla paura di cadere, il controllo, il potenziamento delle nostre parti deboli, la stabilita’, la flessibilita’. Gli ‘stili esterni’ invece mirano di piu’ a sviluppare semplicemente la potenza fisica – per esempio scatto, velocita’, forza, elasticita’, acrobazia. Seguono questa via gli Shaolin, una casta di monaci guerrieri. Credo che chiunque abbia avuto occasione di vederli in azione (una loro cerimonia-spettacolo gira i teatri del mondo da anni) non abbia dimenticato facilmente le performances quasi soprannaturali di questi monaci di tutte le eta’ frutto di severissima e implacabile disciplina e allenamenti durissimi, performances che arrivano sfidare le leggi fisiche, e anagrafiche. Ma quello su cui riflettevo soprattutto era il principio della cedevolezza, alla base dello Jujitsu, l’arte di combattimento piu’ antica da cui derivano le discipline come l’Aikido e il Judo che ne hanno assimilato molte tecniche. Alla base di questa antica disciplina c’e’ una bella leggenda: Shirobey Akiyama, studioso di arti marziali e medicina, spinto dalla delusione per quello che riteneva essere l’insuccesso dei suoi studi, si ritiro’ in meditazione per cento giorni in meditazione nel tempio pregando. Durante una grande nevicata, vide che gli alberi che si erano spezzati per il peso della neve erano i piu’ robusti e rigidi, mentre l’unico albero che era rimasto intatto era un salice, perche’ ogni volta che il peso della neve forzava col suo peso sui rami, questi si flettevano lasciandola cadere. Da li’ creo’ la scuola piu’ famosa: “La Scuola dello Spirito del Salice” i cui principi poco differiscono da quelli tramandati nei secoli e tuttora insegnati. Nell’Aikido si studia il controllo del proprio baricentro in relazione a quello dell’avversario, si evita sempre il confronto frontale, e la violenza con cui l’avversario ci attacca viene restituita all’avversario, che viene proiettato via dalla sua stessa forza su una linea di moto centrifugo. Nel Judo (la parola e’ composta da ‘Ju’, cedevolezza e da ‘Do’, via) tutto l’apprendimento per il combattimento insegna a non opporre forza alla forza, ma ad essere flessibili, morbidi, cedevoli -in una stabilita’ costruita con disciplina anche qui sul proprio baricentro interiore, e sull’elasticita’. In questo modo, similmente all’Aikido, si ‘lascia passare’ la forza attaccante applicando ad essa semplicemente una direzione, in un momento preciso che e’ un timing perfetto, e applicando il principio della “massima efficacia col minor dispendio energetico”. La struttura portante della disciplina dell’Aikido ne rivela anche la filosofia: non ha alcun movimento di attacco, ma solo movimenti di difesa personale. Nel Judo si insegna che quando vieni spinto non devi spingere, ma spostarti e tirare, quando vieni tirato, non tirare a tua volta, ma spingere. La ‘strategia del cedere’ lavorata e studiata con disciplina, diventa vincente di fronte ad attacchi violenti, e riesce ad utilizzare a proprio vantaggio tutti i campi di forza che si creano velocemente e simultaneamente in un combattimento, con una estrema semplicita’ di movimenti che fa si che un aggressore piu’ potente e forte di noi possa essere reso inoffensivo. Cosi’, mentre e’ importantissimo il proprio equilibrio interiore e fisico costruito nel tempo, e’ molto meno importante la forza perche’ quella proviene dall’avversario, che proprio per questa cedevolezza applicata al momento giusto si trovera’ di fronte il vuoto. Per tutte le arti marziali (e anche nella vita, mi sembra) vale il principio che piu’ si cerca di colpire forte, piu’ grande sara’ la forza che ci si ritorcera’ contro. E il Taoismo (quello filosofico) e’ strettamente intrecciato con le arti marziali, nella sua disciplina per raggiungere uno stato di armonia con il mondo naturale, attraverso tecniche di purificazione del corpo e della mente, esercizi respiratori per la circolazione dell’energia vitale, esercizi fisici, uso di erbe e alimentazione per garantire la salute del corpo e l’efficenza fisica – e soprattutto per il rifiuto della violenza. Nel Tao si dice : “Un buon guerriero non e’ bellicoso”. “Un buon vincitore non da’ battaglia” “Un buon combattente non e’ impetuoso”. E tutto sviluppa intorno ai due principi che reggono l’universo e mantengono l’ordine: il principio femminile (Yin) e il principio maschile (Yang), principi non in contrapposizione, ma complementari. Mi viene in mente ora un bellissimo libro letto tanti anni fa e che ho amato molto del tibetano Chogyam Trungpa, “La via sacra del guerriero” , il cui insegnamento si basa su principi analoghi, anche se detti con un linguaggio differente e diretti a una via interiore, non di combattimento fisico – scoprire la calma, la semplicita’, arrivare all’assenza di paura, sviluppare e applicare l’importanza del respiro (come gli antichi Hawaiiani, come lo Yoga), sviluppare autoconoscenza per vedere i propri problemi ma anche le proprie potenzialita’, la gentilezza verso se stessi e verso gli altri, sviluppare disciplina e forza del cuore, la consapevolezza che porta al coraggio, superare l’arroganza e sviluppare rispetto per gli altri, coltivare il rispetto per il proprio corpo e la cura costante della salute e dell’energia vitale. E penso alle parole di Lao Tzu: “La Via del Cielo e’ di non lottare e nondimeno saper vincere’. Questi principi rendono queste discipline non sport, ne’ combattimenti, ma giustamente ‘Arti’, perche’ insegnano attraverso il corpo anche un’arte del vivere. Principi che – chissa’ – potremmo imparare ad applicare al nostro quotidiano, ai nostri rapporti umani, misurandoci con una disciplina interiore che forse con piu’ attenzione per noi stessi e per gli altri potrebbe modificare e rinnovare la nostra realta’ di tutti i giorni.

 

VENERDÌ, 27 FEBBRAIO

Penso che

Una volta che lasciamo la nostra prima casa, quella dell’infanzia – se vendiamo quella casa – non c’e’ piu’ una casa. O ogni casa equivale a un’altra possibile. Non e’ un fatto di muri, di bellezza o di luogo, semplicemente non possiamo piu’ tornare in quel luogo in cui c’era la stanza o la persona o quel grande albero che ci faceva sentire tranquilli – non c’e’ un ritorno. E siamo soli. E allora inizia il percorso per trovar casa dentro noi stessi. Aver casa dentro se stessi, trovare un posto nell’Universo, sentire che le braccia, il sorriso, l’ascolto, il luogo interiore che cerchiamo sono ancora li’ in forma differenti, invisibili, a volte visibili. Alla fine di una lunga strada interiore, come la pentola alla fine dell’arcobaleno, arrivati alla quale forse scopriamo che quell’amore che cercavamo in un luogo e’ tutto intorno a noi, e in noi – ed e’ sempre stato li’, in attesa che lo incontrassimo.

 

GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO

Spring wind

L’aria e’ mite, il prato e’ coperto di fiori, mille germogli sugli alberi, l’erba gia’ da tagliare. Iniziano i lavori da fare nel campo, inizia la primavera della terra. E noi, cosa seminiamo? Cosa vogliamo fare fiorire? Che frutti vogliamo dare? A noi stessi, ai nostri sogni, alla vita?

 

GIOVEDÌ, 22 GENNAIO

MTV be the change

La serata in cui sono incappata per caso era su Mtv, il party in cui 7000 persone in delirio all’Youth Ball Party celebravano l’insediamento del presidente, che li’ dedicava un discorso ai giovani. L’energia della sala era pazzesca, presentata da Sway in smoking e turbante di seta, che cordinava i collegamenti con luoghi in cui gia’ l’ideale di aiuto e cooperazione di Obama e’ attivo, alive and kickin’. Tra cui Il Kenya dove in un villaggio sperduto e isolato attraverso una organizzazione chiamata Millennium Promise e’ stata costruito un laboratorio informatico in cui i bambini possano connettersi con il resto del mondo e New Orleans, uno dei luoghi piu’ colpiti da Katrina. Tobey Mc Guire, presidente della Service Nation, dice che l’obiettivo e fare del servizio un’etica nel paese. Portare le 75 mila persone impiegate nell’assistenza a 1 milione e i 60 milioni di volontari a diventare 100 milioni. C’e’ molta energia nell’aria, e’ una nuova era, la gente vuole fare qualcosa, commenta – it feels good, it feels really good dice Sway, ed e’ tutto cosi’ vero. La gente vuole, vuole fare qualcosa e dobbiamo solo creare le opportunita’ perche’ possa farlo, conclude Mc Guire. Penso a Sri Sri che dall’altra parte del mondo con parole e storia differenti dice le stesse cose e come attraverso di lui gia’ milioni di volontari in tutto il mondo silenziosamente stanno ‘facendo’, agendo per cambiare le cose. Vedo i fatti sostituirsi alle parole, in giro per tutto il mondo. Penso allo sguardo d’amore allegro con cui Michelle guardava Obama nel discorso di ieri, li vedo ballare stasera stretti nell’impaccio di lei e nell’eleganza di lui, cosi’ come ieri hanno ballato davanti a Beyonce’ in lacrime, osservo la gente, lo spettacolo – si, cosi’ all’americana, ma alla fine cosi’ allegro e libero di essere energia. Mi sembra, al di la’ dei lustrini e dello stile american tv, cosi’ tutto semplice e spontaneo, entusiasta e vero nella gente, negli intervistati. Quantomeno c’e’ energia, qualcosa di vitale. Penso alle nostre elezioni, ai nostri politici, mi sembra di stare in un paese nella preistoria. Di stare fuori dal mondo, fuori da qualcosa che sta accadendo veramente, operante nella realta’ a otto ore di aereo, mentre qui si sta in una sorta di pantano di autocompiacimento lamentoso, crogiolandosi nella teoria, seduti nell’inerzia. Esprimo solo una sensazione, so bene che non e’ tutto cosi’, e che anche qui ci sono tante persone, tanti volontari che fanno tanto ovunque, ma stasera davvero vorrei essere li’ e sentire, partecipare a questa energia. Sentire una vibrazione di cambiamento vero infiammare i cuori delle persone, vederla illuminare i loro sorrisi, muovere le loro mani, che diventeranno aiuto attivo, forza attiva di cambiamento, perche’ lui e’ riuscito a risvegliare la volonta’ della gente di partecipare
-anche loro- alla rinascita del loro paese. Di agire, e non di aspettarsi seduti nella propria poltrona che qualche politico lo faccia per loro. Vorrei essere in quella sala dove ora Kanye West sta rappando in smoking (! lui…) e occhiali neri l’importanza di questo giorno, parlando di “the greatest story ever told”, mescolando la parola obama a musica e ritmo, e persone che ballano e cantano, e dove tra pochi minuti entreranno il sorriso vero e le belle mani che stanno cambiando il mondo, per dire parole vere, che mai, mai leggono mai qualche foglio preparato prima. Entra nel delirio, tenendo per mano michelle, dice – la nuova generazione ha ispirato la vecchia generazione ed e’ cosi’ che avviene il cambiamento, non solo nelle elezioni e nelle campagne elettorali. Avviene nel servizio, in tutta l’america, nelle persone che insegnano, nelle comunita’ di volontari, in chi si unisce ai corpi di pace, e sta andando in onda (usa proprio la parola broadcast) in tutto il mondo. Sappiamo che i giovani di tutti i Paesi, in tutto il mondo, sono nel processo di immaginare qualcosa di diverso da cio’ che e’ venuto prima – dove c’e’ guerra immaginano pace, dove c’e’ fame immaginano gente che possa nutrirsi, dove c’e’ malattia un sistema sanitario che funzioni per tutti, dove c’e avidita’ immaginano solidarieta’ – togetherness, parola magnifica. il futuro e’ nelle vostre mani se saprete sostenere- fa una pausa, ed e’ bellissima quella frazione di secondo in cui cerca le parole giuste, cambia il tono della voce, che diventa piu’ caldo, il tipo di energia e di concentrazione che avete avuto in questa campagna. Vi prometto che l’america diventera’ piu’ forte, piu’ unita, piu’ sicura, voi lo farete accadere, e michelle e io vi ringraziamo dal profondo del nostro cuore. Poi ballano, ridono dello strascico del vestito di lei che si impiccia e la mette a disagio, leggo che lui le dice perfect. Grazia, intimita’, calma, forza, la first family d’america. E noi? Oh, my god. Pochi giorni fa a roma mi ha colpito vedere il suo viso sulle bancarelle che vendevano effigi e immagini di miti come marylin, james dean, bob marley, il che – unico vivente, unico personaggio che sembra gia’ entrato nel mito ancora vivo. A casa ho la sua autobiografia che tra poco leggero’, per sentire dalle sue parole cosa’ e’ successo, cosa ha fatto, cosa ha sentito. Sapere di piu’ della parte hawaiiana della sua vita, perche’ ne riconosco valori, parole, il come muove le mani, il senso del ‘noi’, della ‘visione’ (di cui parlero’ in un prossimo post a proposito di un’altra trasmissione di mtv sulla pace che ho registrato) Sorride, indica la gente, indica me, indica il mondo
you, you are gonna make it happen.

 

DOMENICA, 11 GENNAIO

A good day

Mi alzo, il sole splende, la luce e’ irresistibile, scrivere in veranda o andare? Andare. Mi invento una destinazione che mi arriva cosi’: Talamone, dove passai radente una ventina di anni fa, di cui non ricordo nulla. Guido tranquilla e arrivo gia’ incantata dalla atmosfera. Nessuno in giro, parcheggio sul porto semideserto e mi incammino dove non dovrei, sulle passerelle piene di divieti di passaggio che portano alle barche. Il sole scotta, mi tolgo strati fino a restare con il dolcevita a maniche corte, nello stupore delle braccia estasiate. Amo l’odore di porto, di barche, di nafta mescolato al sale, di pesce arrosto da chissa’ dove che si mescola al vento leggero. Il silenzio e’ assoluto, mi siedo tra prese della corrente, tubi gialli per l’acqua, parabordi blu e salvagenti arancioni, ascoltando il cigolio delle cime che tengono le barche ormeggiate, ognuna un cigolio diverso a uno strano ritmo pigro. Voglio esplorare il territorio, ma mi sento cosi’ bene qui che vorrei invece sdraiarmi qui sulla passerella, e addormentarmi al sole tra questi odori che sento cosi’ familiari da sempre pur non avendo mai vissuto in un porto di mare. Le rare voci sono lontane, gabbiani sulla mia testa si parlano nella loro lingua rauca, splendenti di luce riflessa, la passerella ondeggia leggermente. Gli alberi delle barche si riflettono in linee morbide e ondulate sull’acqua scura, in una bizzarra geometria acquatica e sembrano affondare verso il fondo, alterando la percezione dello spazio, dandomi una strana vertigine che mi porta a distogliere lo sguardo. Rinuncio a mangiare qualcosa di accettabile seduta per continuare a passeggiare, per non perdere ore di luce: nell’unico bar aperto divoro velocemente una focaccia che e’ un sasso con prosciutto di cui non ho voglia e troppo salato, ma che diventano buoni con un the bollente e con le surreali battute del signore toscano seduto al tavolo vicino. Poi camminando trovo la cala che avevo visto dall’alto e mi posiziono: “scoglio su mare a ponente vista Giglio in strisce accecanti di riflessi”. Leggo, mi perdo nel mare, osservo cio’ che mi circonda, mi lascio abbracciare dal sole bollente, circondata da una distesa di azzurri che muta in continuazione con le raffiche di vento. Il Giglio appare appoggiato – no, sospeso su una striscia d’argento orizzontale che e’ impossibile guardare ad occhi aperti. Inspiro il profumo di iodio che emanano gli scogli, che porta il vento e mi lascio assorbire dagli ultimi capitoli del libro, un po’ scomoda sugli scogli appuntiti che borbottano di gallerie d’acqua sotterranee, ma il sole e’ morbido e sto infinitamente bene. Ho una bella sensazione dentro, oggi, sono contenta di me stessa. Penso che ho imparato ad ascoltarmi. A costruirmi i miei momenti di felicita’. Leggo, respiro, guardo, ascolto, passano le ore, leggendo ho anche la sensazione impercettibile che il mare sotto di me si gonfi, che respiri in modo diverso. La luce cambia, tutto piano piano prende un colore caldo, dorato. Mi volto e la parete alle mie spalle e’ d’oro puro contro un cielo denso di luce blu, mentre sopra l’orizzonte il cielo si colora di un indefinibile e delicato color albicocca. Il Giglio e’ nitido e sospeso tra il cielo e la lastra celeste del mare ora senza vento. In giornate come questa, piu’ o meno in questo momento, vengo presa da una sorta di fame infantile: non voglio che venga la sera, voglio stare ancora al sole, e ancora e ancora, a riempirmi di spazi, di luce, di pace, vorrei potere continuare a stare li’ all’infinito. Ma il sole continua il suo corso e tutto continua a mutare impercettibilmente in colori pastello – dolci, accoglienti come se ti prendessero tra le braccia perche’ tu ti possa addormentare tranquillo nella notte. Il mare piatto prende un colore indescrivibile tra il celeste e il ghiaccio, un colore irreale, come il mare di qualche luogo fantastico di una fiaba raccontata da un vecchio marinaio al nipotino.
L’aria diventa fredda, rimetto maglioni e un cappelletto di lana e aspetto rabbrividendo un po’ che il sole si immerga per andare ad illuminare altre terre. Non mi saziero’ mai di tramonti, mai. La striscia dorata sull’acqua si allontana dagli scogli e da me e va a raggiungere il sole finche’ tutto non diventa un enorme alone di luce arancione – e io vorrei salpare ora con un traghetto qualsiasi per le luci di un’isola qualunque, per dormire stanotte sentendomi circondata dal mare. Torno al porto per passeggiare ancora un po’ nelle luci sature del cielo prima di riprendere la macchina e tornare. Si, come disse Snoopy dopo una striscia intera passata sdraiato al sole: “This has been a good day”

 

VENERDÌ, 09 GENNAIO

I cancelli del cielo

Sto uscendo di casa, il cancello si apre e penso che forse valeva la pena di patire tutto il freddo e l’umidita’ dei giorni scorsi per vedere apparire cosi’ le lontane montagne ad est. Nitidissime, innevate, azzurrate e lucenti di sole dietro ai prati brillanti e mobili di pecore – le mie vicine, di cui conosco i belati notturni e la bonta’ della ricotta appena fatta e gocciolante. Parto e riaccosto dopo un chilometro vicino ai campi e alle dolci colline su cui mandrie di cavalli brucano e si muovono con quella loro eleganza innata tra pozze d’acqua, strati di fango e solchi profondi di pioggia, sulla verdissima moquette di prati che e’ la loro casa. Riparto, l’aria che entra dal finestrino e’ leggera e ha un profumo sottile. Passano gabbiani diretti a nord e sui campi si appoggiano e si rialzano come morbide lenzuola stormi di uccelli. Continuo a scendere sulla provinciale, in direzione del mare che vedo in una striscia argentata oltre i cespugli e i lecci della macchia. Ma ecco ancora il falco dell’altro giorno, sospeso ad ali aperte e collo curvo per puntare la preda. Riaccosto sul ciglio della strada, piano, lo osservo a lungo – questa volta e’ da solo, chissa’ dov’e’ la sua compagna. Devo tenere d’occhio questa zona della strada, forse hanno il nido qui, penso guardando le morbide curve dei campi seminati su cui gia’ spuntano le file lunghe e regolari del raccolto in canzoni di verde allegro. La costa da qui e’ gia’ ben visibile, piatta e avvolta da una leggera foschia contro la luce dorata pazzesca riflessa dall’acqua, e la striscia di mare aperto si e’ allargata alla vista. Arrivo, sto arrivando. un po’ di spesa e sono da te. Riparto e sulle curve della discesa mi fermo di nuovo perche’ il cielo continua a trasformarsi e ora sta creando forme magnifiche, si arrotolano onde di nuvole – proprio onde – sugli ampi squarci di cielo azzurro che si sta aprendo sempre piu’. Non arrivero’ mai a fare la spesa di questo passo… ma che importa? Mi guardo intorno, e tutto quello che devo fare mi sembra improvvisamente cosi’ relativo. A volte, in momenti come questi, sento che l’unica cosa che ci viene chiesta, l’unica cosa vera che dobbiamo fare e’ guardare, sentire. Celebrare.

 

VENERDÌ, 02 GENNAIO

Friggendo

Sono contenta che le feste se ne siano andate, e che il solstizio abbia finalmente dato inizio all’allungarsi di nuovo delle giornate, riaprendomi dentro quella sensazione di chiusura che mi rende sempre difficili gli ultimi mesi dell’anno. Ma il contrasto tra il tempo atmosferico fuori – uggioso, grigio, freddo – e il tempo atmosferico dentro di me – soleggiato, colorato, attivo – mi fa scalpitare. Esco a camminare per il campo: spioviggina, l’aria e’ umida e tutto e’ grigio, ma tutto gia’ mostra i segni della primavera. Il chiaccherare dei merli (e stamattina al risveglio l’aria piena di canti di uccelli di passaggio), la grande mimosa che ha gia’ i grappoli pronti, tutti chiusi ma gia’ tutti giallini e formati. Vedo tutte le cose che saranno da fare e devo resistere al desiderio di cominciare a lavorare per non rischiare che qualche gelata rovini tutto (l’ho fatto un anno con l’uva fragola intorno al gazebo e non e’ venuto un grappolo). L’erba con tutte queste piogge e’ verdissima, e appena esce un po’ di sole appaiono allegre margherite. Il clima e la stagione portano a stare al chiuso, io ho voglia di stare all’aperto, in qualunque forma – lavorare fuori, o fare passeggiate, o prendere la macchina e andare in giro. O anche di stare tranquilla a leggere, riposare, a non fare nulla, vagabondando coi pensieri, ma al sole, nello splendore, sentendo il calore sulla pelle.

 

VENERDÌ, 26 DICEMBRE

Occhi di falco

Due falchi stanno avvistando la preda davanti ai miei occhi: restano sospesi nel vuoto battendo le ali come le immagini dello spirito santo del catechismo, poi si lanciano in picchiata afferrando qualcosa che non vedo e ridecollano allontanandosi insieme, bellissimi. Accosto la macchina sul lato della strada, attraverso il fossato e mi incammino salendo nel campo per qualche decina di metri. Il sole e’ gia’ tramontato, ma c’e’ ancora molta luce. Inusuale in queste zone, sta salendo una nebbia che ha la voce bassa e intensa di De Andre’, e mi ricorda le atmosfere invernali immobili e silenziose della terra in cui sono nata. Tutto e’ opaco, dolce, quieto. Tutto e’ azzurro pallido nel cielo, tranne una lunga e stretta striscia a ovest, di un rosa impossibile e di un’intensita’ che toglie il fiato. Strati di colline, olivi, vigne ed eucalipti emergono da strisce di nebbia bassa e si succedono in sfumature di grigio fino all’orizzonte, fino al mare che ora e’ invisibile. Lunghe e sfumate quinte di uno spettacolo senza attori, e solo una spettatrice, io, che respiro piano sulla collina.

 

GIOVEDÌ, 25 DICEMBRE

I semi dei fiori e dei loro figli

Sfogliando una rivista leggo dell’Islanda, terra fino a ieri leggenda di qualita’ di vita, energia pulita, occupazione, istruzione e reddito e ora nel pieno di una bufera. Sono sempre stata una ‘privata’, piu’ che una ‘politica’, ho sempre pensato che il mondo si cambia cambiando prima gli individui, e ho sempre preferito lavorare su me stessa piu’ che urlare slogan, tenendomi accuratamente e piu’ possibile lontana dalla televisione e dai mass media. Ma dal momento dell’elezione di Obama sono diventata piu’ curiosa di vedere come si muove il mondo. Tutto sul pianeta sta passando in una sorta di strano ciclo di lavaggio, ma dietro il consueto terrorismo verbale mediatico vedo un grosso movimento positivo di trasformazione. La parola ‘crisi’, ripetuta come un ossessivo mantra negativo, mi sembra il positivo scoperchiamento di meccanismi e strutture fatiscenti, basati su modelli di vita pubblica e privata non piu’ sostenibili, ne’ per il pianeta, ne’ per gli esseri umani. I popoli nativi di tante terre lo dicono da sempre. Vedo che ovunque i valori stanno cambiando, e la consapevolezza sta virando verso quelli che mi sembrano principi piu’ evidenti e sani: cooperazione, empatia invece di potere, verita’ invece di menzogna, chiarezza invece di corruzione, qualita’ della vita invece di affannoso inseguimento di potere e ricchezza a qualunque prezzo, pubblico e privato. Ci vorra’ tempo, ma il processo e’ gia’ cominciato, e in diffusione esponenziale. Se per esempio si ha voglia di andare un po’ fuori dai percorsi verbali piu’ battuti, non ci sono previsioni di crisi del lavoro per i giovani: e’ invece prevista un’occupazione altissima nei prossimi anni. Sara’ pero’ in altri settori: in tutti quelli di “guarigione della terra” come direbbero i nativi. Qualita’ della vita urbana, alimentazione e salute, agricoltura biologica, valorizzazione dei prodotti locali delle campagne e quindi del patrimonio ambientale, culturale e gastronomico (questo in Italia gia’ avviene da anni, poco pubblicizzato, ma attivo e in espansione). E ancora, sviluppo del turismo sostenibile, gestione e qualita’ delle acque, organizzazione e sfruttamento del sistema dei rifiuti, edilizia ecocompatibile, risparmio energetico, commercio equo e solidale, finanza etica, medicina naturale, sostegno a progetti di sviluppo per il cosiddetto ‘terzo mondo’. La scelta e’ ampia e stimolante. E chi e’ a contatto quotidiano con i ragazzi potrebbe cominciare a parlarne, orientandoli e sollevandoli dalla coltre di pessimismo imperante che da sempre tanto fa gioco al sistema per indebolire gli individui. Dell’Islanda, paese dal mare troppo freddo per essere una mia meta desiderabile, sapevo che era un luogo mitologico in cui gli scrittori percepivano un sussidio economico dallo stato per potere scrivere, in pace e indifferenti al ritorno economico delle loro opere. Scorrendo l’articolo trovo finalmente voci che condivido: artisti e scrittori intervistati per i quali questo momento cupo finanziariamente e socialmente e’ in realta’ una grossa opportunita’ per rivedere e resettare un modo di vivere che non ha futuro, ne’ crescita, ne’ evoluzione, e di cui tutti sono stanchi. “Se i modelli di ricchezza con cui abbiamo vissuto scompaiono, evviva!…sono finiti i tempi in cui si pretendeva di spiegare ogni cosa con le leggi dell’economia… sono tempi eccitanti, altroche’ tristi. Possiamo ricominciare e curare i nostri difetti…In crisi? Per fortuna!” Cosi’, penso sorridendo che questi sono i fiori e gli alberi dei semi seminati sorridendo e con fiducia dai figli dei fiori…penso che cambia il linguaggio, ma questi sono i principi e i valori dei popoli nativi che amo da sempre. Appoggio la rivista, sollevo lo sguardo sul sole, sugli uccelli che solcano alti il cielo, e mi sento tranquilla, curiosa di questo anno che verra’.

 

MARTEDÌ , 16 DI CEMBRE

Vento d’autunno

L’autunno vola via, ho fatto il raccolto delle olive e l’olio – venuto buonissimo quest’anno, come buonissimo e’ stato lavorare e faticare in compagnia di alcuni amici volonterosi sugli alberi, stendere le reti, pettinare i rami e sentire cadere le olive con rumore di pioggia, caricare centinaia di chili nelle cassette rosse e gialle, cucinare insieme e pranzare sul prato in quell’ottobre incredibilmente caldo, stanchi e allegri tra animali e fiori. Schiena dolorante, mani a pezzi e magnifiche dormite di notte, andando a letto alle nove gia’ con gli occhi chiusi da quella qualita’ di stanchezza fisica che amo. Vedere i visi distesi e luminosi di chi lavora in ufficio tutta la settimana, felici di arrampicarsi sulle scale, di farsi abbracciare dai rami carichi di olive. Andarmene al frantoio due volte in quei venti giorni, con il mio alto pick up carico da essere sdraiato per terra, e tornare coi fusti pieni e la macchina piena del profumo di olio caldo. Poi ho raccolto i Kiwi – e i fejoas, o prelibati come li chiamano qui. Prima ancora le tante mele, da cui le tante torte di tutti i tipi, e i melograni, con le loro rosse e succose promesse di abbondanza e felicita’. In mezzo a tutto questo, mi sono tolta stivali e jeans infangati, mi sono messa vestiti carini e stivali puliti e ho fatto presentazioni del mio romanzo “Zumpalla’-Il Possibile ti aspetta” con incontri in lazio e in toscana, partecipando anche alla Fiera del Libro di Roma un paio di settimane fa. E sempre, sempre, appena possibile, lunghe passeggiate e ore passate sulla riva del mare. Ora la pioggia incessante che inzuppa e nutre la terra per i fiori della primavera mi permette un tempo interiore differente, di lettura e di scrittura.
Libri da leggere che aspettavano da tempo, e libri da scrivere – con il progetto del prossimo, che sara’ di resoconti di viaggio, storie e riflessioni sui viaggi fatti fino ad ora nella mia vita. Un modo di equilibrare la stanzialita’ invernale con un viaggiare interiore, ripercorrendo esperienze e ricordi: “emotions recollected in tranquillity” come scriveva l’amato Wordsworth.

 

DOMENICA, 09 NOVEMBRE

Traconovela, meglio farsi una risata

Dovevo spedire un pacco, che sarebbe stato ritirato dal ricevente direttamente a casa mia col suo corriere di fiducia. Quindi cosa semplicissima: io non avrei dovuto fare nulla, solo consegnarglielo – giorno organizzato: lunedi’. Lunedi’ non sono venuti, verso sera mi ha chiamato una della traco con modi da ufficiale della gestapo dicendomi che vabbe’ non ce l’avevano fatta, ma sarebbero venuti di sicuro martedi’ dalle 9 alle 16 e mi ha dato brutalmente il numero di spedizione senza che io riuscissi a dire una parola. Martedi’ non sono venuti. Mercoledi’ ignoro tutti ed esco a fare tutti i fatti miei. Giovedi’ mi chiama una soave signorina al cellulare e cinguetta: mi ha detto il corriere che sono passati ieri pomeriggio mercoledi’, ma lei non era in casa… come mai? Sa, rispondo, se mi dite che venite lunedi’ poi martedi’ e non venite, io mercoledi’ magari esco, anche solo per comprarmi da mangiare, dato che sto in campagna. Ah ah ah ride lei. Respiro profondamente e oso: scusi, ma dato che il corriere ha il mio cellulare, non poteva farmi uno squillo? (stavo a pranzo da un’amica a cinque minuti da casa). Lei decisa: no, non telefonano mai perche’ e’ a costo loro. Dovrebbero comunque lasciare un biglietto, qualcosa, una traccia del loro passaggio, no? aggiungo. Si, in effetti dovrebbero, dice lei, ma sa com’e’. No, non so com’e’, ho detto – me lo spieghi lei. Pausa di riflessione. Allora senta, mi dice, a questo punto capisco che lei non puo’ stare chiusa in casa una settimana (grazie per la comprensione) perche’ non va al nostro punto traco in paese? E’ piu’ pratico, siii!!
Non e’ affatto pratico dal mio punto di vista, dato che il paese sta a cinque chilometri da qui, ma lei imperterrita mi da’ l’indirizzo preciso. Dice: guardi, lo lascia li’ entro le 12, noi tutti i pomeriggi passiamo a ritirare le consegne, stia tranquilla. Fantastico, ci siamo abbracciate telefonicamente e la vita si e’ tinta di rosa. Ma siamo a roma, e in provincia. Venerdi’ mattina telefono al numero che c’e’ su internet di questo traco point, il numero e’ occupato fisso. Esco per andare a questo indirizzo, con l’istinto maturato in tredici anni di vita romana che ride di sottecchi. Il luogo e’ un garage dismesso con vetrina lurida, il cui interno va a pezzi e pieno di polvere, i mobili tutti spostati, cose per terra, un biglietto stinto sul vetro con scritto a penna “stamattina l’ufficio non apre” (scritta jolly valida in eterno). Vado a un internet cafè, cerco altro traco point di altro paesino qui vicino e telefono per sapere gli orari. Mi risponde qualcuno cui do’ un estremo fastidio, e mi dice che se proprio ho bisogno di spedire ‘sto pacco devo portarlo là ma solo alle 8 di mattina e non oltre perche’ poi loro devono (scocciatissimo) telefonare alla traco e dire di passare: che non si sa (alterato) quando passano perche’ qui siamo nella provincia e fanno come cavolo gli pare e cosa crede lei (urlando) e mi ha praticamente sbattuto il telefono in faccia. Torno a casa, mangiando richiamo il call center, risponde una signora che sento disponibile e comincio a gridare aiuto. Stiamo al telefono per un’ora, con tutti i numeri delle spedizioni, lei ricostruisce tutto, denuncia tutto, denuncia anche l’inesistente punto in paese che la traco pensa che esista e invece e’ un luogo fantasma, e cerca di organizzarmi un ritiro urgente in giornata entro le 15, dato che forse c’e’ un camion in zona. Mi da’ un ennesimo numero di spedizione dicendomi che sarei stata chiamata al cellulare da un altro suo collega per darmi conferma del passaggio del corriere. Tra mezzogiorno e le tre mi richiamano una decina di lucidissime, allarmate e automatizzate operatrici della traco di milano – pero’ alle tre e mezza l’autista lo devo chiamare io perche’ a loro dice che non riesce a trovare casa mia. Mi ha risposto allegro che sarebbe arrivato in cinque minuti al massimo perche’ stava a un paio di chilometri. Alle quattro e mezza mi ha richiamato da un paesino a venti chilometri da qui dicendomi (cito testuale): “oh, ciao, sò io – sto à arrivà, aspettame, eh? T’ho telefonato, hai visto? Mò arivo, ùn te mòve, ‘spettame”. Quando alle cinque e mezza è arrivato col grosso piccione viaggiatore metallizzato, ho cercato in me un luogo sereno e illuminato da superiore consapevolezza – e nella luce del tramonto, circondata dai mille buddha della divina compassione, seduta su un lucente fior di loto gli ho porto il pacco con un quieto sorriso, in silenzio. Liberi L’illusione che si possa ‘vincere una guerra’ , che sia politica tra stati, civile tra gruppi di idee differenti, o privata tra due persone e’ un’illusione che sarebbe bene scardinare, o piu’ semplicemente affrontare, guardare e riesaminare in un’ottica differente. In una guerra non ci sono mai vincitori. Su nessun piano: politico, economico, emotivo o affettivo. Chi appare ‘vincitore’ lo e’ solo temporaneamente, e su dei parametri di valutazione molto limitati. L’illusione di una ‘vittoria’ e’ un’illusione generata dalla valenza emotiva che e’ stata associata alla parola ‘guerra’, e alla visione interiore cosi’ profondamente radicata in noi di vivere in una realta’ basata sulla dualita’ e su un costante conflitto tra le parti. Per cui dobbiamo essere competitivi, avere ed essere capaci di dimostrare forza di tipo aggressivo, essere pronti a possibili attacchi dall’esterno, alimentati e prodotti dalla proiezione delle nostre stesse paure e emozioni violente interne. “La minaccia della guerra e la creazione di nemici servono a tenere sotto controllo le masse suscitando slealmente emozioni di paura” e’ una citazione che fa riflettere sulla possibilita’ che abbiamo in noi di vedere le maglie dei meccanismi di potere, anche di decidere di prenderne le distanze con una visione piu’ critica e autonoma dell’informazione. E scegliere se stare sudditi dei pochi che vogliono la distruzione della terra e la separazione dell’uomo dai suoi simili attraverso l’odio, o se fare parte dei molti che in tutto il mondo desiderano il contatto fraterno e cooperativo con gli altri e una terra vitale e produttiva in cui vivere, nutrirsi, scambiare, viaggiare, crescere – iniziando a creare questo nuovo mondo dentro di noi.

 

MERCOLEDÌ , 08 OTTOBRE

Quali valori

Le notizie di questi giorni, in sincrono con i libri che sto leggendo mi portano ad alcune riflessioni sul denaro, o meglio sul sistema su cui e’ stata costruita la societa’ occidentale. Possono morire migliaia di persone quotidianamente in una guerra, o in qualche disastro naturale o volontario, e bene o male dopo pochi minuti ognuno torna a pensare alle proprie cose quotidiane. Si tocca ‘il denaro’ e il panico investe l’informazione e il sentire comune. Il denaro e’ il piu’ potente ansiolitico in commercio, e se se ne prospetta una carenza (anche se si se che ciclicamente tempeste piu’ o meno grosse passano sul mondo dell’economia) si alterano immediatamente i fragili equilibri di una societa’ altrettanto fragile nelle sue strutture portanti. Vengo da una terra lavoratrice e produttiva, e ho rispetto del lavoro e del denaro, necessario mezzo di transazione in una societa’ ormai lontana da radici di rapporti piu’ vere, umane e semplificate – ma mi sembra che l’accumulo di denaro piu’ che dare la felicita’ forse semplicemente placa l’ansia indotta da una societa’ che ha strutturato i suoi valori solo su quello. Dando l’illusione che se possediamo sempre di piu’ saremo sempre piu’ felici, confondendo nella nostra mente quelli che in inglese sono i wants contrapposti ai needs, ossia i desideri dagli effettivi bisogni interiori.
Cosi’ denaro e potere sono diventati equivalenti nel discorso comune e sinonimo di successo. Le tempeste finanziarie vengono e se ne andranno, i governi saranno obbligati ad affrontare nuove sfide e a resettare molte cose per rinnovare strutture di potere che sono marce e fatiscenti. Ma mi sembra che il punto sia altrove, che vada piu’ lontano. Rifletto – nelle mie costanti ricerche sulle popolazioni native – sui fondamenti per esempio della struttura sociale hawaiiana, sui modelli e sui valori che ne stanno alla base, e che stanno rinascendo dopo l’Apology Bill di Clinton alla colonizzazione violenta e forzata da parte degli Usa e grazie all’Hawaiian Movement . Nella societa’ tradizionale (e ancora oggi) l’individualismo non e’ incoraggiato, la forza della ‘ohana, la famiglia – intesa in modo molto piu’ aperto e allargato di quanto noi possiamo riuscire a pensare – e’ alla base di modelli di comportamento che favoriscono la creazione e il mantenimento di una fitta rete di rapporti umani, basati sullo scambio e la comunione dei beni per le necessita’ primarie, e che a loro volta portano relazioni sociali armoniche all’interno delle comunita’ e dei villaggi che tendono ad evitare o comunque a risolvere i conflitti subito all’interno del gruppo. Il concetto del ‘se’ ‘, dell’individuo non esiste scollegato dalle relazioni affettive con gli altri esseri umani, con il mondo naturale e con le forze invisibili dei Poteri Superiori. E quella che noi definiremmo la “realizzazione” dell’individuo e’ legata alla quantita’ e alla qualita’ dei rapporti affettivi nel gruppo sociale, e al benessere che ne consegue.
La nostra cultura occidentale premia e spinge alla competizione per ottenere un’affermazione personale e un successo individualistico che sono basati sull’accumulo di denaro a scapito anche di qualunque riflessione o valore etico sulla comunita’ di individui di cui si fa parte. Nella societa’ hawaiiana tradizionale ancora oggi l’individuo non viene spinto al piu’ presto lontano dalla famiglia a crearsi un posto nel mondo ‘la’ fuori’, ma viene incoraggiato a trovare la sua strada e il suo lavoro all’interno del supporto della famiglia e del gruppo sociale, che in questo modo viene arricchito e supportato dall’energia di tutti, in uno spirito di condivisione e cooperazione. Nella loro visione l’individualismo e la competizione del nostro sistema non sono capiti, e sono visti come asociali. La ‘posizione sociale’ in loro ha valenze completamente differenti e non certo basate su possesso di grosse quantita’ di denaro e oggetti di lusso, ma sull’appartenenza al gruppo, e sulla forza dell’unita’, e si basa su integrita’, umilta’, generosita’, rispetto, capacita’ di generare armonia. L’ altro valore fondamentale, l’ ‘aloha ‘aina’, porta alla cura e all’amore per la terra, di cui nella visione tradizionale, noi siamo solo i custodi. Porta gli individui a prendersi cura dell’ambiente, a trarne cibo e nutrimento per la condivisione, a onorare e rispettare le forze naturali che sono indispensabili alleati perche’ la terra dia i suoi frutti e perche’ la societa’ possa rimanere in equilibrio e in salute. La difficolta’ dei nativi ad accettare valori e stile di vita cosi’ estranei alla loro cultura fu quella che poi determino’ l’avanzamento degli interessi politici, economici, militari e turistici) sullo sfruttamento della loro terra – e la loro ghettizzazzione, essendo state tolte loro ‘per legge’ lingua, terre, tradizioni culturali e religione. Ma sempre piu’ elementi ci mostrano che l’individualismo non puo’ funzionare, non solo eticamente, ma anche perche’ non e’ in linea con il ‘nuovo mondo’ , in cui anche la scienza scopre cio’ che i nativi di tutto il pianeta sanno da secoli: che non esiste separazione, che facciamo tutti parte di una stessa rete, di uno stesso campo di energia in cui ogni singola forza agisce su tutti, che la forza dell’individuo e’ nella relazione, nella condivisone. Cosi’, mi chiedo oggi se i principi di queste forze ‘deboli’ rispetto alla potenza dell’economia e delle leggi di mercato in cui viviamo non si stiano invece dimostrando forze e valori che chissa’, potrebbero essere i nuovi motori trainanti di una societa’ differente, meno ricca ma forse con meno disuguaglianze, isolamento, alienazione, malattie, disperazione – con piu’ scambio umano, condivisione e amore per l’altro.

 

MARTEDÌ , 07 OTTOBRE

Un gioco

La vita mi chiede progetti, mi chiede di fare per creare nuove realta’. L’anima mi chiede di non-fare, di stare davanti al mare in silenzio, solo di sentire il sole, il vento. In questi giorni accettare le polarita’ non mi e’ facile, ne’ mi e’ facile integrarle. Sento che c’e’ un terzo paradigma, l’interrelazione di un tutto unico, che supera le dualita’, in cui tutti facciamo parte di uno stesso tessuto, in cui il tempo e lo spazio hanno valenze diverse. In cui non e’ piu’ fare con fatica, ma creare con gioia, diverse esigenze, minori bisogni. E che basta allungare la mano per toccarlo, no, anzi, che siamo gia’ dentro, immersi. A occhi chiusi davanti al mare ritrovo un gioco, lo chiamavo retrospezione. Inizio a osservare cio’ che sono ora nella mia vita – emozioni, lavoro, affetti, esperienze, desideri, tutto, come se scattassi una foto. Poi guardo me stessa una settimana fa. Poi un mese fa. Tre mesi fa…sei mesi fa. E ora un anno fa.
Cinque anni fa, Dieci anni fa. Osservo, semplicemente lasciando venire cio’ che viene, sensazioni, stupore, qualunque cosa. Osservo il cammino che ho percorso fino ad ora.

 

DOMENICA, 28 SETTEMBRE

Appassionatamente

Ho sempre sentito il concetto di ‘arte’ in modo piu’ ampio di quello che ci e’ stato aristotelicamente insegnato, espressione del genio o della abilita’ manuale riservata a pochi eletti di esprimersi in un campo ben preciso e codificato. Glenn Gould definiva lo scopo dell’arte “la costruzione graduale e per tutta la vita di uno stato di meraviglia e serenità”. L’arte va trovata nella propria vita, in ciascuno di noi, e va vissuta come passione. L’arte per me inizia dal sognare, nel senso di cui ho gia’ parlato precedentemente, e il sogno diventa l’arte del vivere. Dobbiamo permettere che il nostro sogno viva dentro di noi per poterlo materializzare nella realta’, e lavorare per renderlo possibile – sulla carta, nella terra, nel marmo, in un oggetto, nel movimento, ma soprattutto nella vita stessa, nelle nostre giornate. Come diceva Wim Wenders, si crea perche’ si desidera aggiungere qualcosa al mondo, qualcosa di piu’ bello. E la nostra vita intera puo’ diventare una forma d’arte, intesa come bellezza e amore: in cio’ che facciamo, in cio’ di cui ci circondiamo, nella nostra casa, in come coltiviamo e viviamo le nostre giornate, agendo e scegliendo secondo le cose in cui crediamo, e non in cui vogliono farci credere, rendendo vivo, pulsante, attivo il nostro sogno – la scintilla che fa partire il motore dell’essere, che attiva i processi creativi. Il sogno e’ la visione di qualcosa che ci appare improvvisamente necessario per noi stessi, per il mondo, per la nostra vita. Qualcosa che vuole prendere forma. Una visione interiore che inizia come un’immagine statica, poi dalla visione cresce qualcosa, il sogno si trasforma e diventa movimento. Il sogno vuole diventare possibile, vuole convincerci, ci parla, vuole che gli diamo vita. Possiamo scegliere di non ascoltarlo, di farlo tacere, chiuderlo in qualche luogo buio e sicuro, o possiamo ascoltarlo stupiti, accoglierlo come un regalo, dargli ascolto e amore. Allora un motore invisibile e potente si attiva e attira a noi cio’ che serve per realizzarlo, nella forma che abbiamo scelto per renderlo reale, vivente, tangibile. L’Universo si allinea con la nostra scelta e ci manda eventi, persone, coincidenze che coincidenze non sono, per aiutarci a realizzarlo, per creare nuova vita.

Vento di Nord Est

Settembre mi porta via con questo vento di nord est a stare fuori – a prendere la macchina e vagabondare inventandomi paesi da vedere, ville e giardini da visitare, a stare al mare ancora fino a quanto e’ possibile. Le spiagge semideserte e silenziose nel sole caldissimo sono una specie di magia, leggo col rumore delle onde, cammino nell’acqua, nuoto sfidando il vento freddo, respiro senza pensare a nulla sospesa in una bolla irreale. Ovunque i cieli sono mutevoli quadri di una intensita’ da lasciare senza fiato, saturi di luce e carichi di energia potente. Inspiro, espiro, mi lascio attraversare da questi luoghi di bellezza – oggi fontane, giardini, affreschi, cascate, vallate piene di luce, ieri e l’altro ieri solo azzurri e sabbia e pace. Lascio che le diversita’ mi nutrano, mi arricchiscano, passato e presente che fertilizzano il futuro.

 

DOMENICA, 21 SETTEMBRE

Visione

Il sogno e’ la scintilla che fa partire il motore dell’essere, che attiva i processi creativi – la visione di qualcosa che ci appare improvvisamente necessario per noi stessi, per la nostra vita, per il mondo. Qualcosa che vuole prendere forma. Una visione interiore che inizia come un’immagine statica, poi dalla visione cresce qualcosa, il sogno si trasforma e diventa movimento. Il sogno vuole diventare possibile, vuole convincerci, ci parla, vuole che gli diamo vita. Possiamo scegliere di non ascoltarlo, di farlo tacere, chiuderlo in qualche luogo buio e sicuro – o possiamo, accoglierlo come un regalo, dargli ascolto e amore. Allora un motore invisibile e potente si attiva e attira a noi cio’ che serve per renderlo reale, vivente, tangibile. L’Universo si allinea con la nostra scelta e ci manda eventi, persone, coincidenze che coincidenze non sono, per aiutarci a realizzarlo, per creare nuova vita.

 

MARTEDÌ , 09 SETTEMBRE

Ho’o nanea

In polinesia ho vissuto sulla pelle quella che i nativi chiamano polynesian paralysis, aspetto tipico della personalita’ polinesiana, che prende come uno strano dolce virus i viaggiatori che arrivano nelle isole. Quello stato di apertura e di pace che porta ad allentare il corpo, a lasciarsi prendere da cio’ che ci circonda, che cambia il ritmo interno e permette di essere, semplicemente. Il detto hawaiiano e’: ho’o nanea – rilassati, passa il tempo con piacere. Nella complessita’ di strati e di significati tipica della lingua, anche concentrarsi nel piacere di qualcosa, lasciarsi assorbire da qualcosa di piacevole. Dietro a quello che sembra un semplice e locale modo di dire colloquiale c’e’ in realta’ qualcosa di antico e profondamente spirituale, come in quasi ogni aspetto della cultura nativa. Rallentare il nostro ritmo, rilassarsi, permette alla Coscienza di espandersi. Il corpo comincia a gioire del presente, i sensi si attivano, diventiamo percettivi, creando il terreno per intuizioni, idee, suggerimenti che ci vengono dall’invisibile e dalla parte piu’ profonda e divina di noi stessi. E’ molto vicina a quella che le tradizioni mistiche dell’India indicano come la via e il percorso necessario per aprirsi al divino: se non ci apriamo, se non lasciamo cadere le strutture mentali e le barriere che ci separano, se non sentiamo una connessione con le cose il nostro cuore non puo’ aprirsi. Se il nostro cuore non si apre non possiamo sentirci parte del tutto, interconnessi con la vita. Rilassarsi, rallentare, respirare – sono la chiave per essere completamente presenti a cio’ che ci circonda, aprendo le porte a differenti stati di coscienza. Per comunicare con se stessi, per entrare in contatto piu’ profondo il presente, con gli altri, con la natura, sentendo la ricchezza della vita e di ogni momento delle nostre preziose giornate.

 

DOMENICA, 07 SETTEMBRE

Sognare il nostro sogno

Per molti popoli nativi di terre anche lontanissime tra loro – Nativi Americani, Aborigeni australiani, Hawaiiani, Indios dell’Amazzonia – il Sogno ha significati piu’ profondi e complessi di quello che conosciamo nella cultura occidentale, limitato al sogno notturno, o alla aspirazione lontana e un po’ irreale verso qualcosa piu’ o meno passibile di realizzarsi. I confini sono piu’ sfumati, il ‘visibile’ e l”invisibile’ diventano solo concetti astratti – e il sogno e’ una realta’, e la realta’ e’ un sogno. Ognuno di noi crea il sogno in cui vive, e se questo sogno non ci piace possiamo creare un altro sogno, e cambiarlo. Da questa illuminata prospettiva guardo tutto il sistema sociale e i mass media che cercano incessantemente di immettere a martello e in mille modi dentro di noi sogni che non sono nostri, martellandoci ulteriori condizionamenti per spingerci poi a realizzarli. Spinge a vivere come realtà cio’ che e’ un’illusione di vita – pubblicita’, immagini, storie, fiction, telenovelas, riviste – giorno dopo giorno. Ma l’attenzione, l’energia il tempo della nostra vita che viene dedicato a questo non nutre ne’ riempie la vita reale con l’amore o con le cose di cui abbiamo veramente bisogno. Questi condizionamenti – diventati abitudini quotidiane considerate ‘normali’ – sono i grandi Ladri di Sogni, fatti per allontanarci da noi stessi, dalle nostre aspirazioni, dalla possibilita’ di creare una vita piu’ nostra coltivando i nostri sogni veri, che l’universo in ogni momento puo’ aiutarci a realizzare.

 

GIOVEDÌ, 04 SETTEMBRE

Fluire

Lasciare che i cambiamenti succedano nella vita. Dentro e fuori di noi. La vita E’ cambiamento incessante, che siamo d’accordo o meno, e se non lo permettiamo ci estraniamo dal flusso creativo che porta con se’ nuove idee, nuove situazioni, nuove persone, nuove aspirazioni interiori. Soprattutto arrestiamo un movimento che – se assecondato – di per se’ avviene con grazia, con i tempi giusti, naturalmente. Paura, abitudini, tengono inutilmente ancorati al passato, il pensiero, che tende a ripetere le risposte e le azioni, crea o blocca eventi e accadimenti in un presente che potenzialmente sarebbe sempre nuovo, pieno di possibilita’ creative. Gli Hawaiiani dicono Let go and let God, lascia andare, e lascia che dio agisca. Respirare, stare nel presente, aperti e ricettivi, silenziosi. Fluire… con la fiducia che la forza dell’universo e’ con noi, e che non siamo soli, mai.

 

LUNEDÌ, 25 AGOSTO

Mattina

Non c’e’ nessuno. Sono scesa al lago a nuotare presto, per tornare a casa per colazione. Le colline sono coperte di luce, il puntuale vento di ponente non si e’ ancora alzato e il lago sembra fatto di seta morbida e liscia. Nuotando piano apro una scia d’argento con le mani, scivolo silenziosa tra bianchi cigni tranquilli e famiglie di anatre tutte in fila, raggiungo un banco di gabbiani che si alzano al mio passaggio. L’acqua e’ trasparente, il sole e’ caldo, l’aria chiara e leggera sa gia’ di settembre.

 

MERCOLEDÌ , 20 AGOSTO

Possiamo…

…creare un nostro personale punto di vista su cio’ che ci circonda. Spegnendo la televisione. Leggendo libri. Andando a cercare controinformazione, altri punti di vista, altri modi di pensare, altre visioni e interpretazioni, altri modi di vivere. Stando in silenzio e nella natura e ascoltando informazioni piu’ sottili e preziose. Non sono sicura che sia cosi’ importante essere informati continuamente e di tutto. Non credo molto nel catastrofismo imperante, che alimenta passivita’, vittimismo e inerzia. Mi sembra invece piu’ importante imparare a riconoscere la manipolazione e la pressione studiate a tavolino con un accurato uso del linguaggio e dell’immagine per indurre paura, senso di incapacita’, sconforto e confusione. Imparare a vedere i meccanismi messi in atto per indebolire la forza interiore dell’essere umano, la sua energia vitale e la sua forza spirituale, la sua consapevolezza, la sua capacita’ di guarirsi, di creare. Ognuno puo’ vederli e scoprirli nella realta’ quotidiana, rendendosi cosi’ conto dei tanti tentacoli tossici che si vogliono insinuare nelle nostre idee, nelle nostre azioni, nel nostro denaro, nel nostro tempo. La realta’ e’ molto piu’ ricca e complessa di quanto vogliono farci credere e si muove su piani paralleli, di cui la nostra realta’ spazio-temporale e’ sono una delle manifestazioni. Si’, c’e’ distruzione e paura, ma c’e anche coraggio e fiducia, c’e’ chi vuole guerra e rovina ma ci sono milioni di persone che lavorano per creare, risolvere, trovare fonti alternative, aiutare, portare pace e aiuto, creare un futuro migliore. E ci sono anche forze invisibili che ci aiutano, indirizzano il nostro spirito, aiutano la nostra evoluzione. Di certo e’ in atto un rinnovamento, una eliminazione del vecchio, una trasformazione delle coscienze. Sta a noi scegliere dove vogliamo stare e chi vogliamo ascoltare. Se lasciarci paralizzare da continui attacchi di gas nervini travestiti da informazione, o se assumerci la responsabilita’ di decidere a cosa vogliamo credere – perche’ e’ cio’ in cui crediamo che crea le nostre azioni, quindi il nostro presente, quindi il nostro domani. Se abbandonare la triste poltrona del vittimismo inerte in cui cercano di affondarci e decidere se vogliamo creare noi il nostro gioco, o se vogliamo essere pedine nel gioco di altri.
Scivolando in quella vita abitudinaria, intellettualizzata e materialista che ci viene proposta come una condizione di vita desiderabile e portatrice di felicita’. Possiamo fare un primo passo e iniziare ad ascoltare il nostro corpo, che sa cosa e’ meglio per lui e sa dirci cosa mangiare e come stare in salute senza prodotti chimici brevettati dalle multinazionali che avvelena per guarire. Individuare i finti consigli per la salute e la bellezza che servono sempre e solo o per instillare paura o per venderci qualcosa. Ogni cellula del nostro corpo ogni secondo fa 300.000 reazioni chimiche coerenti e coordinate, e trasforma continuamente la nostra struttura, i nostri sensi percepiscono milioni di informazioni sottili ogni istante e sono perfettamente in grado di decodificare a piu’ livelli cio’ che e’ meglio per noi o no. Il nostro spirito anela a liberarsi degli schemi, dei limiti, confronti, giudizi e paure inutili che ci vengono instillati per da varie fonti per inibire e paralizzare la nostra liberta’ di muoverci nel mondo, il desiderio di aprirci e comunicare con gli altri, la curiosita’ verso le possibilita’ della vita. Possiamo fare ricerche personali per scoprire per esempio l’assurdita’ e la falsita’ scientifica di informazioni sottilmente e lentamente gia’ entrate nel pensare collettivo come quella che adesso ‘il sole fa male’. Possiamo osservare i personaggi popolari che vengono giudicati di successo con occhi diversi, e riflettere se ci piacciono veramente, e perche’. E pensare cosa per noi – e non per gli altri – e’ il successo. Possiamo iniziare a disintossicarci, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, e cominciare a sentire che c’e’ altro intorno a noi.
Cominciare piano piano a diventare noi i creatori della nostra vita e iniziare a costruire nel nostro quotidiano cio’ che noi crediamo sia giusto, che sentiamo sia vero. Cominciare a sentire che c’e’ qualcos’altro di piu’ vero e piu’ buono che puo’ entrare a far parte della nostra vita ed arricchirla.

 

SABATO, 16 AGOSTO

Grazie, Roland

Penso che una delle cose peggiori che possa capitare all’anima di una persona e’ perdere la capacita’ di meravigliarsi, lo stupore – il dare per scontato cio’ che ci circonda. Una serata tra amici nella villa di un’amica. Bruschette, fuoco, cibo portato da tutti – poi sopra le ombre scure degli alberi e’ apparsa l’eclisse di luna, che piano piano ha iniziato ad oscurarne il bel faccione chiaro. Un po’ di stupore, guarda, guarda, io lo sapevo, io non lo sapevo, ma dai, che caldo ha fatto oggi, vero? – chiacchere e commenti che continuavano e che mi sembravano fuori luogo, quasi forzati in un momento in cui dentro di me l’unica cosa possibile da fare era stare in silenzio, e guardare. Aprirsi.
Roland, amico musicista colombiano indio, lunghi capelli neri e cuore grande, in silenzio e’ andato a prendere il flauto inca, si e’ messo su una piccola collina distante da tutti e ha cominciato a suonare, aprendo la notte col suono e creando un silenzio interiore in cui finalmente ho trovato un luogo in cui stare. Mi sono allontanata dal gruppo sul prato e mi sono avvicinata a lui sulla collina, due anime indie in piedi, capelli lunghi e neri come la notte decorati di stelle. Avvolti da quella musica che parlava con la luna, o meglio, come direbbe lui, dalla luna che creava musica attraverso di lui. Il gruppo, sotto, piu’ lontano, parlava a voce alta, faceva battute, mangiava, telefonava, mi sembrava pazzesco che non ascoltassero, che non fossero toccati da quella magia non solo musicale che si spandeva nell’aria, mi sembravano ciechi, sordi- ma poi non ci ho piu’ pensato, ognuno e’ dove vuole stare, ed e’ giusto che sia cosi’. Mi sentivo protetta li’ da lui, dalla luna, dalla musica -ma soprattutto dal suo silenzioso rispetto, che era anche il mio, per la magia di quel momento speciale, di quell’energia sottile e profonda che era li per noi, pronta da vivere, da assorbire. Lasciandocene trasformare, entrando a farne parte, diventando noi stessi – solo con un po’ di silenzio, solo con un po’ di attenzione – la luna, l’ombra e la luce, la musica, le stelle, la notte, sospesi nella magia assoluta.

 

MARTEDÌ , 12 AGOSTO

SoleLuna

Nuoto lentamente nel mare scuro ormai deserto di persone. Nuoto verso il sole in fiamme, verso quel rosso impossibile che affonda nell’orizzonte sull’acqua di madreperla. Ruoto il corpo sul dorso e nuoto tenendo lo sguardo sui quasi tre quarti di luna lucente gia’ alta nel cielo che tiene la mia rotta alla rovescia. Respiro e nuoto lentamente tra la luna e il sole, tra l’acqua e il cielo.

 

DOMENICA, 10 AGOSTO

Siamo tanti, tanti, tanti
Una ricerca svolta dal sociologo Paul H. Ray negli Stati Uniti ha mostrato che dagli anni ’60 (in cui meno del 5% della popolazione era interessato ad una differente visione del mondo e dell’ambiente in cui viveva) una esponenziale crescita di impegno e coinvolgimento ha portato a un cambiamento silenzioso e profondo che ormai interessa 50 milioni di persone, che stanno diventando forza attiva di cambiamento del paese. E che ne stanno prendendo coscienza. Espandendo la visione al resto del mondo, ovunque ricerche parallele mostrano che sempre piu’ persone – e sempre piu’ velocemente – stanno diventando piu’ consapevoli sia di una visione piu’ globale della propria vita e della societa’ , sia della propria responsabilità individuale nel tutto, e che entrambe sempre piu’ intrecciano i loro passi. E’ come una grande famiglia collettiva, che agisce spinta da obiettivi e bisogni profondi comuni che si manifestano in mille forme differenti. Qualche domanda puo’ aiutare a vedere in noi stessi – se chissa’, magari senza saperlo facciamo gia’ parte di questo immenso e silenzioso gruppo di cambiamento. Amiamo la natura? Sentiamo che dalla natura dipende la nostra sopravvivenza fisica e spirituale? Vogliamo cibo di qualita’, perche’ abbiamo capito che e’ la chiave per la nostra salute, magari facendoci un orto nel terrazzo? Utilizziamo qualche forma di medicina ‘alternativa’ o trattamenti olistici per il corpo, utilizzando conoscenze di civilta’ e tradizioni piu’ antiche ed evolute della nostra? Siamo interessati a forme di creativita’ ed auto espressione? Siamo interessati a forme di sviluppo sostenibile che garantiscano miglior cibo, piu’ salute senza medicine, e salvaguardia di risorse naturali – acqua, foreste, animali ? Ne abbiamo abbastanza di violenza, di abusi su esseri umani, di guerre inutili? Siamo insoddisfatti della politica, di destra o sinistra o di dovunque? Vorremmo che la politica si occupasse veramente dei diritti umani, dell’ambiente, di creare un futuro ecologicamente sostenibile, di migliorare la qualita’ della vita? Crediamo che sia importante piu’ tempo per coltivare relazioni di qualita’ con le persone che amiamo, e per la nostra vita e i nostri interessi? Facciamo qualche anche piccola forma di volontariato, o di aiuto per persone, animali, per chi ha meno di noi ed e’ in condizioni svantaggiate? Stiamo diventando consapevoli del prezzo che paga ognuno di noi – e che paga l’ambiente e milioni di altri esseri umani che non hanno colpa- per lo sviluppo indiscriminato di una economia basata esclusivamente sul profitto (di pochi) e sullo sfruttamento di nazioni piu’ povere? Siamo stanchi di spendere e spendere e guadagnare guadagnare per obbedire alle pressioni del sistema e alle logiche da squalo del mercato economico, che sbrana e divora il nostro tempo e la qualita’ della nostra vita? Stiamo diventando piu’ consapevoli del come indirizziamo il nostro denaro, non solo per l’aumentato costo della vita, ma per una gestione piu’ consapevole della nostra energia? Cominciamo ad essere stanchi di una visione del successo basata semplicemente sulla ricchezza economica e sentiamo che la nostra riuscita e realizzazione come esseri umani non dipende solo dal denaro che abbiamo, ma dalla qualita’ etica di cio’ che facciamo, dalla ‘visione’ – come direbbero i Nativi pellerossa – che abbiamo del mondo e dalla qualita’ delle nostre relazioni umane e affettive? Ci interessa la varieta’e la diversita’ di altre culture, popoli, paesi, modi di pensare e di vivere, ci interessa incontrarla veramente, viaggiando in modo differente e con uno sguardo diverso, cercando di capire, di imparare? Pensiamo che la spiritualita’ interiore – non necessariamente identificata in una religione costituita – sia importante per arricchirci e approfondire il nostro essere umani e il nostro stare quotidiano nel mondo, con la natura e con gli altri? Cominciamo ad essere stufi di notiziari, tv e quotidiani e a sentire che sono manipolati da forze che vogliono controllare le nostre vite avvelenandole con paura, sfiducia e pessimismo? Cominciamo a spegnere la tv sempre piu’ spesso per ascoltare musica, coltivare un interesse, uscire a fare una passeggiata, parlare con le persone che ci stanno intorno? Bene, siamo tanti, tanti, e non lo sapevamo fino ad adesso, perche’ in qualche forma eravamo ‘invisibili’ l’uno all’altro, e forse anche ci sentivamo un po’ soli. Ma questo tempo e’ finito, e anche la societa’ se ne sta accorgendo, perche’ –invisibilmente- differenti necessita’ e bisogni cambiano la direzione della domanda e dell’offerta, e la politica dovra’ seguire i cambiamenti attivati dalle persone. Gia’ sta succedendo, ma di questo parlero’ un’altra volta. Ogni persona di questo grande ‘popolo invisible’ da anni ed esponenzialmente sta costruendo un nuovo approccio al mondo – che e’ allo stesso tempo sia rivolto all’interno di se’, e a uno sviluppo del proprio potenziale umano, che impegnato e interessato nella trasformazione della societa’. La chiave e’ l’azione: e’ importante avere ‘la visione’ dentro di noi – e poi dare forma alla nostra vita e al futuro che vogliamo con cio’ che facciamo, con le nostre decisioni di ogni momento quotidiano. Cio’ che facciamo e’ molto importante, e ogni nostra azione e ogni nostra scelta quotidiana, per quanto piccola e insignificante possa sembrarci, puo’ avere un impatto sul mondo e cambiare molto di piu’ di quanto non pensiamo. Facciamolo.

 

SABATO, 09 AGOSTO

Evolution

Sempre piu’ ho la sensazione che il nostro cammino inizi prima della nostra nascita – quando decidiamo di prendere forma corporea per dare alla nostra anima la possibilita’ di evolvere ancora, di imparare di più. In quest’ottica, e gia’ ne ho parlato altrove, credo siamo molto responsabili di dove, come e con chi ci incarniamo, per quelle leggi di attrazione magnetica che fanno si’ che troviamo e possiamo avere proprio le condizioni necessarie -non sempre gradevoli, ma solo fino al momento in cui se ne capisce il senso. Cosi’ attiriamo proprio quelle condizioni e situazioni precise per potere esplorare cio’ che abbiamo deciso di esplorare, per imparare e fare le necessarie trasformazioni e integrazioni interiori che ci portino verso gli scopi che ci siamo prefissi. Un po’ come sapere che si vuole imparare qualcosa, e andare a scegliere il corso e la scuola che insegni proprio quello che cerchiamo.

 

MARTEDÌ , 05 AGOSTO

Respirando, nuotando

Nuoto a lente bracciate nel lago che oggi e’ una cartolina. E’ quasi sera, il vento di sudovest solleva l’acqua in movimenti ipnotici e porta profumo di legna bruciata che sa di settembre dai ristorantini lontani piu’ a sud. Non c’e’ piu’ nessuno, nuoto tra le anatre con dietro tutti gli anatroccolini in fila come trenini sull’acqua. Mi immergo e nuoto tra i raggi del sole che filtra attraverso l’acqua sulla sabbia del fondo. Riemergo e nuoto lentamente nella scia accecante del sole del tardo pomeriggio. Lontane barche a vela bianche, piccole barche a remi colorate alla fonda, gabbiani su alti nel cielo e io giu’, immersa nell’azzurro, nuoto, nuoto, lentamente, fino al dissolvimento fisico e mentale.

 

LUNEDÌ, 28 LUGLIO

In verita’

Mi sembra che la cosa piu’ importante in questo momento – sia a livello individuale che sociale- sia cercare di coltivare la verita’. Verita’ di se stessi, sfidando i condizionamenti acquisiti e le maschere invisibili, che allontanano dall’ascolto di se’ piu’ profondo. Verita’ nel parlare, nella comunicazione.
Verita’ dei rapporti con gli altri, che viene immediatamente come conseguenza ai punti precedenti – come quando diamo acqua e minerali a una pianta che vive ma non riesce a fiorire come potrebbe, ne’ a dispiegare tutto il suo potenziale e la vediamo aprirsi, trasformarsi giorno dopo giorno. Piano piano tutto cambierebbe, amicizie, desideri, sogni, il modo in cui affrontiamo il lavoro, le persone, il quotidiano, come respiriamo e come e cosa mangiamo. Inaspettate creativita’ si svilupperebbero sorprendendoci e rendendoci allegri. La ricerca della verita’ porta all’attenzione e all’amore di se’ e quindi degli altri. Ci fa scoprire la nostra bellezza, i nostri limiti, ma anche le nostre qualita’. Soprattutto la nostra preziosa unicita’, che fa di noi qualcosa di speciale e allo stesso modo rende gli altri speciali e interessanti. La verita’ dei rapporti semplifica la vita e la rende piu’ chiara, ricca e calda. Da un contatto piu’ profondo con la verita’ di noi stessi ci avviciniamo alla verita’ sui nostri bisogni reali, che magari non sono quelli che pensiamo di avere o che ci hanno condizionato a credere. Ci porta a riflettere sulla manipolatoria e sottilmente distruttiva pressione della societa’ in cui viviamo, e piano piano a fare scelte differenti nel nostro quotidiano, togliendoci un vestito che qualcun altro ha comprato per noi e in cui improvvisamente sentiamo che stiamo scomodi, stretti, a disagio.

 

VENERDI’, 25 LUGLIO

Tornando

Gli aironi cinerini si stagliano controluce sull’acqua della palude inondata di sole al tramonto, i canneti ondeggiano piano – dietro alle dune, azzurro, il mare in lontananza in cui ho nuotato fino a poco fa, argentato di sole.
Cammino sul lungo sentiero attraversando mille forme di vita che si muovono nell’aria e nell’erba, mentre la sera scende con dolcezza sui miei passi silenziosi, sui sottili grappoli rosati dei fiori delle tamerici, sul profumo di sale e di iodio mescolato ai sapori d’erbe selvatiche della macchia. C’e’ un silenzio pieno di vita- un silenzio che permette di condividere, di fare parte, di diventare altro. Di sentirsi con.

 

DOMENICA, 20 LUGLIO

Thank you, George

Non so quanti anni abbia ora, ma certo e’ che quando attacca le note di Love for love strega all’istante le 3000 persone che riempiono la cavea. Lo sfumato tramonto ventoso e’ acceso dall’energia sonora di George Benson, che si muove sinuoso e leggero sul grande elegante palco nero. Nel mio cervello partono all’istante diapositive di viaggi con lo zaino in Interrail, esplorazioni della vita su 2CV e R4, e concerti jazz visti sdraiati sui plaid sui prati come usava in quegli anni, condividendo panini e la bellezza di stare con gli altri. Anni in cui non c’erano telefonini, c’erano pochi soldi e molta voglia di cambiare le cose che non andavano. Ritrovo anche in lui quel modo di stare sul palco con vera passione e generosita’, e genuino istinto di condivisione che ho ritrovato nei concerti di molti altri vecchi leoni, ‘quelli di allora’- Jan Anderson, Patty Smith, Crosby&Nash, Joe Zawinul, Santana per citarne alcuni. Scorrono Breezin’, Love Ballad, Lady love me, Affirmation, e altre antiche delizie – e su On Broadway stiamo tutti in piedi ballando alla come si puo’ nella scomodita’ infernale delle gradinate con posti a sedere, che sembrano fatte apposta per non farti partecipare alla vita. Quant’e’ bello stare sospesa alta vicino al cielo, appoggiata sulla musica, cantando e ballando nella notte estiva, mentre lui intreccia scat senza fine e sorrisi, vertiginosi accordi alla chitarra, inaspettati cambi di ritmo con l’aiuto del batterista che ha il turbo e melodie che riconosco e mi commuovono. Quanto e’ fisico, ancora, quanta energia… Mi piace la sensazione che provo: che lo scorrere del tempo che vedo attraverso la musica non mi da’ ne’ malinconia ne’ tristezza. Forse perche’ qui, ora, sento che nonostante tutti gli eventi e i cambiamenti della mia vita non mi sono persa i pezzi fondamentali di me stessa per la strada, ma che come dice una canzone ho preso la mia vita e l’ho trascinata in salvo. Mi giro, vedo la me stessa di allora che canta e danza vicino a me sorridendo, coi capelli lunghi come me adesso – e ci abbracciamo.

 

SABATO, 12 LUGLIO

Yogurt al caffe’

Uno yogurt al caffe’ preso incautamente alle cinque di pomeriggio mi conduce a trascorrere una tranquilla notte in bianco sognando ad occhi aperti nel buio, e ad assistere lucida e ancora sveglia al passaggio dalla notte al giorno. L’aria della campagna e’ fredda e buia tra abbaiare di cani lontani e muggiti di mucche, ma piano piano impercettibilmente alberi campi e colline cominciano ad apparire. Esco a passeggiare nel terreno rabbrividendo leggermente nel golf. Ha una strana misteriosa magia questa fase del giorno in cui piano aumenta la luce ma non ci sono ancora i colori: tutto diventa visibile, ma appare indistinto perche’ e’ ancora spento, privo di colore. Gli alberi sono diversi solo per la forma, e cosi’ i fiori, le cose non parlano ancora. A est invece le sagome dei pini marittimi fanno da quinte a un cielo gia’ infuso di colori, rosa intensissimo sciolto in una mousse di albicocca e poi in sottili trasparenze di azzurri. La Stella del Mattino tanto amata dai pellerossa, lucente e sicura della sua bellezza, lentamente nasconde la sua luce nella luce che avanza potente. Ecco i canti di mille uccelli lontani, poi sempre di piu’ e sempre piu’ vicini. L’aria e’ pulita, leggera, fresca, ho la testa vuota e ubriaca di sonno. I bordi dei cirri lontani sull’orizzonte cominciano ad accendersi d’oro. Arrivano i colori, ad uno ad uno. Il momento e’ vicino.

 

MARTEDÌ , 08 LUGLIO

Un altro essere umano speciale

E ieri ho incontrato e stretto la mano a un altro essere umano speciale – Nobel per la pace, un uomo di cui ho parlato qui gia’ alcuni mesi fa, senza immaginare di poterlo incontrare dal vivo. E’ Mohammed Yunus, economista e professore fondatore nel 1976 della Grameen Bank, primo esempio di istituto di microcredito senza garanzie – un’utopia diventata realta’ economica e ora diffusa in tutto il mondo – di innumerevoli altri progetti economici volti alla realizzazione di obiettivi sociali e non alla massimizzazione del profitto, scrittore autore dei bellissimi libri “Il banchiere dei poveri” e ora di “Un mondo senza poverta’ “. Ha capelli bianchi e pelle giovane, uno sguardo deciso e penetrante, i modi tranquilli e gentili degli indiani. E’ un uomo che mette nero su bianco i suoi sogni e le sue utopie, come programma di lavoro, e questi diventano realta’, energia lavorativa, aiuto costruttivo e veicolo di potenti cambiamenti. Parla a lungo. Dice: quando immagini le cose le devi immaginare al meglio, e se si continua, e ci si crede, questo potra’ trasformarsi in realta’ : cosi’ i bambini dovrebbero essere incoraggiati a crearsi un’immagine della realta’ del mondo che vorrebbero vedere quando saranno grandi, proprio come insegnamento praticato nelle scuole. Racconta di se’: ogni volta che mi imbatto in un problema, creo una compagnia per trovare soluzioni a quel problema. Ogni volta che c’era un’opportunita’ per dare una forma di aiuto ai poveri ho creato una compagnia che potesse sfruttare questa opportunita’. Tutti pensano che io sia ricco – e io mi stupisco, perche’ non mi e’ mai venuto in mente di diventare ricco, di essere il titolare, il proprietario di queste compagnie. Io non posseggo nulla. E allora si stupiscono loro: ma perche’ le hai create, allora? mi chiedono. Appare assurdo che io crei qualcosa che non possiedo e per cui non divento ricco. So che ho creato qualcosa che non esiste nella testa delle persone, e che non esiste nella struttura teorica del capitalismo occidentale, in cui l’unico scopo del business e’ fare denaro ed e’ orientato alla massimizzazione del profitto. Ma cosi’ l’uomo e’ solo una macchina per fare denaro, e io non sono d’accordo con questo, perche’ gli esseri umani non sono unidimensionali, ma multidimensionali, hanno risorse infinite. Continua: cosi’ ho creato un nuovo spazio che non c’era nella struttura economica: faccio un business, ma per fare del bene, ‘social business’ l’ho chiamato, imprese con finalita’ sociali, che non hanno perdite, non distribuiscono dividendi e ridistribuiscono i profitti nell’impresa stessa. In questo modo -a differenza della carita’ che da’ denaro per una volta e viene usato per una volta – il denaro investito continua a circolare, torna in cicli, va a coprire i costi e viene reinvestito dando da vivere a persone che cosi’ trovano la dignita’ dell’esistere, espandendosi esponenzialmente. La quantita’ di denaro investito cosi’ e’ molto piu’ potente della stessa quantita’ investita in un singolo atto di carita’, e il punto centrale diventa un altro: non e’ piu’ quanto profitto ho tratto da questa impresa per il mio guadagno, quindi di un singolo o dei pochi soci, ma quanti bambini sono stati in grado di superare una soglia di denutrizione attraverso questa mia impresa, o quante persone possono vivere utilizzando le proprie capacita’ lavorando per se stessi e non per un altro, o quante famiglie di una zona rurale con falde inquinate dall’arsenico ora grazie alla mia impresa possono bere acqua potabile e cosi’ ottenere salute e quindi forza lavoro maggiore che a sua volta viene reinvestita in lavoro e miglioramento delle qualita’ di vita loro e del paese intero. Si devono creare idee, e dalle idee creare prototipi- se la cosa funzione, il prototipo si puo’ replicare ovunque, allargandolo a macchia d’olio e permettendo a migliaia di persone di superare la condizione di indigenza, restituendo loro la dignita’ di potere mantenere se stessi. Ho voluto creare un sistema economico inclusivo, non adattarmi al sistema economico attuale che taglia fuori la gente. E’ gentile e determinato, diplomatico ma molto chiaro e deciso. Mi commuove. Parla dell’importanza non di regole economiche, ma di cambiare l’atteggiamento mentale. E’ solo un fatto di creativita’, dice. Di quanto si riesce ad essere creativi, e’ molto entusiasmante per i giovani potere creare. Il punto e’ cercare un modo creativo…di creare un mondo nuovo! A volte, aggiunge, mi e’ stato chiesto – ma non temi che alleandoti per esempio con la Danone (per il nuovo progetto di cui parla nel libro, di yoghurt con micronutrienti che mancano nella dieta dei bambini locali) loro possano usarti? Non credo, dice con un bel sorriso, magari sono io che uso loro…se creo un’idea, e se riesco a creare una tecnologia da un’idea con i mezzi di una grande azienda, allora potro’ portarla ovunque, ed espandere un business sociale che porta soluzioni vere e concrete. Io non so se loro sono ‘cattivi’, so che quello che stiamo facendo ora insieme e’ buono, questo e’ quello che conta. Il resto non mi riguarda. Conta quanti bambini attraverso questa impresa avranno superato la soglia di denutrizione. E comunque il progetto e la sua realizzazione avra’ anche un impatto sui dipendenti, sulle persone che ci hanno lavorato, che a loro volta acquisiranno un differente modo di guardare al lavoro. Respiro, mi sento fortunata ad essere qui. Gli chiedono di New York, in cui ha aperto un’altra delle sue filiali. Racconta di quando ha spiegato agli economisti di wall street che il loro sistema non funzionava. Che New York e’ il quartiere generale del sistema bancario mondiale, ma che non coinvolge chi vive all’ombra dei grattacieli, che non sono mai i destinatari dei prestiti. Ha detto: ‘sono qui per farvi vedere che vi sono sfuggite tutte le persone che vivono in queste strade, quei milioni di persone che non possono aprirsi un conto corrente perche’ non sono considerate idonee ad aprire un c/c, che non possono nemmeno cambiare un assegno che ricevono, perche’ non hanno un conto. La crisi dei subprimes ha fatto esplodere tutto, ma chi ha causato questo adesso sta su un campo da golf.’ E ha proposto un sistema bancario che non chiede garanzie, ne’ legali, e che ha un tetto di recupero del 97%, che e’ elevatissimo. Sorride ancora, spiegando che si, il sistema bancario come lo conosciamo non e’ perfetto, ma questa crisi offre proprio l’opportunita’ di rivedere la struttura di questo sistema. Rivedendo anche il concetto di responsabilita’ sociale dell’impresa – che da principio attivo umanitario e’ diventato solo uno strumento di pubbliche relazioni – e che le compagnie in questa nuova dimensione possono imparare a destinare il denaro e investirlo in uno strumento piu’ potente e utile. Parla della vera forza, che non e’ nel profitto o nel mercato azionario, ma nell’individuo. I poveri non devono imparare delle cose, gia’ le sanno fare, sanno cucinare, cucire, sanno fare tante cose. ma mentre nel vecchio sistema utilizzano queste cose per un altro, con questa nuova visione lo possono fare per se stessi, investendo in una loro attivita’. Parla di tante cose ancora, poi il momento finale delle domande – in genere critico al limite dell’imbarazzo – e’ invece un turbinare di dialogo, scambio, accavallarsi di energia propositiva e solidamente interessata. Ah, la magia degli incontri, un’altro viaggio umano che ho fatto, un’ altra espansione dei miei confini mentali. Che nutrimento incontrare persone che non dicono ma fanno, che agiscono in concreto per cambiare le cose creando realta’ inimmaginabili, che sovvertono punti di vista comuni e creano possibilita’, seminando e arando campi di nuove coltivazioni per un mondo nuovo.

Inquinamento umano

Tanto si parla di inquinamento, veleni vari, ma ci sono anche persone che emettono gas nocivi e veleni per lo spirito, l’anima e l’energia degli individui. Puo’ essere quella innocua signora che si siede di fianco a te in autobus, qualcuno che conosciamo bene o con cui viviamo, qualcuno della famiglia o un vecchio amico, puo’ essere un personaggio pubblico che parla in una trasmissione o dal vivo. Facendo un po’ di attenzione possiamo diventare molto consapevoli delle parole che vengono usate, dei significati e dei messaggi che veicolano – distruttivi, o disfattisti, o che vogliono scaricare su di te e attaccarti paura, o farti sentire con quella frasettina innnocente che quella nuova idea, quel progetto in cui credi e che ti entusiasma non funzionera’. Queste persone sono degli avvelenatori: di energia, di slanci vitali, di creativita’, di progetti e di fiducia, e possono lasciare nel nostro campo energetico metalli pesanti, tossine psichiche che possono intossicare profondamente il nostro vivere ed agire. Soluzioni? Cambiare posto, alzarsi e spostarsi. Non ascoltare. Chiudere la porta e le orecchie. Chiedere: “Perche’ mi stai raccontando questo?”. E osservare il disagio nella risposta. Chiedere: “Perche’ mi dici questo?”. E se la risposta e’ “Lo dico per te!” fare una bella risata e andarsene. Iscriversi a qualche associazione che fa cose utili e cambiare compagnie, amici, fidanzati/e, case. Mi ci sono voluti anni ed esperienze per capirlo, ma nulla e’ piu’ prezioso e va piu’ protetto della nostra energia, del nostro amore e della nostra fiducia, che sono il carburante della nostra creativita’ e della nostra salute. Sempre piu’ sono convinta che il mondo in questo momento di transizione si sta dividendo tra chi vuole distruggere e chi vuole creare, tra chi cerca il profitto e chi cerca di dare aiuto, tra chi crea problemi e chi cerca e trova soluzioni. E ognuno di noi puo’ decidere dove stare – e con chi stare.

 

DOMENICA, 06 LUGLIO

Infinitamente

Stanotte il cielo e’ un planetario – la via lattea attraversa la notte in tutta la sua lunghezza, venere, orione, le pleiadi sono lucenti e silenziose appoggiate a un tessuto di milioni di inconoscibili misteri. Alcune veloci stelle cadenti. Sono sdraiata sull’erba, nel campo, persa nell’infinito – dopo un po’ il mio corpo, dimenticato, non ha piu’ peso e ho la sensazione di guardare la notte dall’alto, e che il cielo sia sotto di me. Grazie, Alvaro. L’osservo mentre canta nello spettacolo di musiche tradizionali sudamericane sotto le stelle estive. Poi gli parlo dopo, per ringraziarlo, e lo ascolto ancora nel gruppo di amici. Mi colpisce la quantita’ di cuore e di anima che alberga in lui, dentro e fuori dal palcoscenico. Persino le mani hanno un cuore, la pelle, gli occhi profondi e innocenti, il movimento del corpo mentre suona, i movimenti del corpo mentre agisce discretamente nello spazio del giardino, della casa. Come tocca piano la sua compagna mentre si allunga per prendere un frutto, l’attenzione con cui ascolta chiunque gli parla, la grazia nei gesti del corpo maschile sudamericano, maturo, snello e forte. Il senso dell’altro che ha e che non perde mai in ogni conversazione, il timbro di voce caldo e mutevole di sentimenti e il modo in cui dice ‘grazie’ con l’accento leggermente strascicato dei sudamericani a chi gli fa i complimenti per la serata. La passione emana dalla quiete del suo essere, in questa notte di musica e stelle le musiche e i canti vengono direttamente dalle sue ossa, da tutta la storia del popolo latino, plasma del suo sangue, prana del suo respiro. Mi incanta e mi stupisce sentire tutto quel cuore e quell’anima vibrare in una persona, e mi sento piena di gratitudine e anche di fiducia nell’esistenza di persone cosi’. In questo momento grazie a lui sento che sono tante, nella moltitudine del mondo. Sono dei portatori di amore, e portano una luce nella tua vita e nella tua anima.

 

GIOVEDÌ , 03 LUGLIO

Singing in the night

Torno da Roma guidando per le strade scure e cantando a squarciagola vecchie canzoni ’60/’70, tra flashes di memorie dimenticate, fari di auto nella notte, finestrini aperti di caldo e la consapevolezza che nel corso degli anni tutto -tra dolori e rinascite, morti e cambiamenti- e’ andato per il meglio, e non mi ha intaccato la gioia del vivere. Comunque. So che noi ‘di quei tempi’ non possiamo dimenticare di avere ascoltato quella musica che entrava nelle cellule trasformandole, avere vissuto quelle trasformazioni, avere respirato e mangiato aria e amore, pane e ideali – e credo che nessuna manovra manipolatoria di qualunque sistema politico ed economico possa scalfirci piu’ di tanto da impedirci di gioire di cose insignificanti come la bellezza di essere vivi e di cantare sorridendo a squarciagola vecchie canzoni in una notte stellata.

 

VENERDÌ, 27 GIUGNO

Serata di nulla

Sto a una cena, mi annoio. Di natura mi interessano e mi incuriosiscono le persone, e sono felice quando mi arricchisco della conoscenza di opinioni differenti, vite differenti, esperienze da condividere. In queste situazioni di gruppo invece sembra sempre che da subito si forzi la conversazione su un canale preciso – fatto di aneddoti, battute, penseri e frasi ‘corte’ di mille argomenti veloci – che hanno una sorta di effetto ‘sbarrante’ su una conversazione piu’ vera. Basterebbe aspettare un po’, lasciare che si creino onde piu’ profonde, accettare anche un po’ di silenzio e di attesa. Cercare una banda di frequenza in cui – senza ne’ volersi divertire e fare divertire forzatamente, ne’ togliere il tappo a una diga di psicodrammi, lamentele, dolori e giudizi – con semplicita’ ci si guarda e si parla di cio’ che ci interessa, cio’ che facciamo, cio’ in cui crediamo, quello che abbiamo imparato dal percorso della vita. Cosi’ in tutto questo ridere e parlare di nulla mi rimane la sensazione di occasioni mancate, di opportunita’ perdute.

 

MARTEDÌ , 24 GIUGNO

Un eco

Mi colpisce una frase che rileggo in un vecchio libro: “…svincolarsi dalla vita improntata all’opportunita’ ” – che fa eco a una sorta di nostalgia che mi fluttua dentro. La necessita’ di nuovi rapporti umani, e nuove relazioni col mondo, col creare e l’agire. Una societa’ che tramuti il profitto fine a se stesso in un profitto che viene reinvestito nel futuro della terra e delle generazioni che verranno. Individui che sorridono perche’ sentono il piacere dell’incontro con l’altro e non perche’ lo impongono necessita’ lavorative o sociali. Cibo sano, sani rapporti, la bellezza del guardare e sentire la terra, l’affetto espresso di chi ci ama, e sapere esprimere l’affetto a chi amiamo. Creare – la propria vita, i propri interessi, il proprio lavoro, creare idee, iniziative, con gioia e passione. Osservare cio’ che ci circonda, osservarlo davvero: le creazioni umane, l’arte, la natura, i paesaggi umani, gli animali, altri popoli, altri usi. Essere semplici, diretti, sinceri. Veri con se stessi e con gli altri. Vivere consapevoli di vivere, di questo miracolo straordinario in cui abitiamo che e’ il nostro corpo, di questo spazio/tempo ricco di possibilita’ che crea la nostra realta’. Che altro?

 

SABATO, 21 GIUGNO

Mulini a vento

Mi ha sempre messo a disagio emotivamente la figura di Don Chichotte, uomo che combatte inutilmente – e stasera in questo plenilunio stupefacente improvvisamente l’immagine sbiadita di antiche letture riappare e ne vedo il valore, ne vedo l’allegra bellezza. Perche’ forse alla fine, nel bilancio del viaggio della nostra vita, il nostro valore di esseri umani sara’ anche nel quanto ci siamo messi in gioco per realizzare cio’ in cui crediamo, nell’aver ‘fatto’, comunque – nell’aver agito sfidando l’inerzia, la pigrizia, l’ignavia e l’accidia di dantesche memorie. I risultati non sono alla fine nemmeno tanto importanti – il valore di un’esperienza e’ credo solo nell’insegnamento che ne si e’ tratto – il risultato vero e’ nell’azione in se stessa, nel dinamismo dell’agire, nell’osare sfidare la nostra presunta limitatezza. Nell’affrontare a viso aperto, con timore e coraggio e lo sguardo fisso alla nostra meta, la tensione continua tra l’aspirazione della nostra anima e l’ostacolo, reale o creato dalla nostra mente. Cosi’ non e’ piu’ l’uomo della tragedia greca che sfida gli dei e viene punito per il peccato di ubris, ma l’uomo nuovo che sfida la passivita’ in cui la pressione della societa’ in cui vive lo vuole costringere. L’uomo nuovo che non teme di mettersi in gioco, di rischiare le abitudini e le illusorie comodita’ in cui ci hanno illusi che siamo al sicuro. Che ama e collabora con gli dei, che lo supportano e lo aiutano, per avvicinarsi all’assoluto, all’ideale, alla creazione di qualcosa di piu’ bello – qualcosa che non esisteva prima e che esistera’ grazie a un nuovo coraggio e una nuova fiducia.

 

VENERDÌ, 06 GIUGNO

Sensi

Eccomi sulla cima della collina. Tardo pomeriggio, l’ora dello splendore. Mi siedo nell’erba piena di cardi in prossima fioritura – cielo, prati e spazio a 360 gradi. Tutto splende di verdi, le nuvole gonfie di maltempo sono lontane, appoggiate a sud, sopra e intorno a me veli di cirri leggeri viaggiano nel blu intenso. La luce mi ricorda la polinesia, colori saturi e aria potente e ammaliante, che sussurra di non fare, di contemplare, di stupirsi. Cavalli bradi a ovest – bellissimi, sacri – mi osservano e continuano a brucare nella lucentezza dei loro muscoli a riposo, piu’ lontano mandrie di mucche maremmane, macchie bianche e grandi corna curvilinee. Respiro. Profumi di sterco fresco, ginestre, fiori misteriosi, di salsedine del vento di mare, di terra umida e ricca. Ascolto migliaia di canti di uccelli che vengono dalla macchia piu’ sotto, guardo quelle nuvole magnifiche a nord che sembrano prese da un quadro del rinascimento toscano. Tutto splende controluce: fili d’erba, fiori di campo lilla, viola, gialli, i papaveri accecanti, le masse di foglie di alberi che danzano piano nel vento. Non c’e’ nessuno per chilometri. Lascio volare lo sguardo sulle colline tutt’intorno, sfumate in lontananza di leggera foschia, nel silenzio assoluto. E’ bella la terra senza confini, potere passeggiare, respirare, ascoltare, lasciarsi attraversare dal tempo e dallo spazio.

 

VENERDÌ, 30 MAGGIO

Nel cuore, nell’anima

Ascoltare la voce della nostra anima puo’ essere un percorso complesso, ma credo sia l’unica via che conosco che ci puo’ portare a un senso di gioia, appagamento e pienezza del vivere. Dovrebbe essere la cosa piu’ semplice e piu’ profonda da trovare in noi stessi, e invece non e’ facile per alcuni ostacoli che – per la nostra stessa natura di esseri umani – si frappongono a questo viaggio. Uno e’ strettamente personale, anche se invisibile, ed e’ l’influenza sul nostro agire o non agire di cio’ che chiamiamo ‘mente’, i pensieri che produciamo, e che erroneamente pensiamo sia tutto quel che c’e’ oltre al nostro corpo fisico. L’altro e’ sociale, ed ‘e praticamente l’insieme del pensiero collettivo che caratterizza la cultura della terra in cui siamo nati – cio’ per cui quello che e’ bene, giusto e morale per una zona geografica e’ immorale, inaccettabile e sbagliato per un’altra zona geografica del pianeta. I due sono profondamente collegati in noi per effetto dell’educazione: in pratica una rinforza l’altra – ed molto spesso entrambe ostacolano la realizzazione dei desideri piu’ profondi della nostra anima. La mente, che non e’ solo riferita al cervello, ma a tutto un’archivio di informazioni che si intrecciano col nostro corpo fisico e si espandono oltre ad esso, ha una funzione fondamentale di sopravvivenza. Attraverso i meccanismi di paura e di forte relazione coi propri bisogni individuali (rispetto a quelli esterni o collettivi) garantisce la sopravvivenza del nostro corpo fisico – ma la sua funzione e la sua azione puo’ allargarsi esageratamente fino a bloccare il realizzarsi dei nostri desideri piu’ profondi. L’educazione assorbita da famiglia, societa’ e religione ha creato una sovrastruttura di ‘doveri’ e ‘giudizi’ invisibile ma spesso pesantissima nella nostra mente, incessantemente all’opera nel valutare ‘se possiamo o no’ , ‘se e’ giusto o no’ fare qualcosa e fa si’ che spesso siamo noi i primi e peggiori sabotatori di noi stessi e di cio’ che desideriamo veramente. L’anima non ha paure, non ha limiti, non e’ legata allo spazio ne’ al tempo come il corpo e cerca l’evoluzione costruttiva di se stessa, del corpo in cui si e’ incarnata e anche di una Coscienza piu’ espansa e piu’ vasta, invisibile e infinita, che cerca e crea continuamente nuove informazioni ed evolutive che per vie sottili arricchiscono il patrimonio di tutto l’universo. Per trovare quel ‘prato verde’ dentro di noi che cantava la bella canzone degli anni ’70, per questo viaggio verso la nostra anima possiamo seguire alcune strade. Amare il nostro corpo fisico, dandogli cio’ di cui ha bisogno – cibo, riposo e contatto fisico di qualita’. Capire i meccanismi della nostra mente e le sue funzioni, assolutamente utilissime ma anche potenzialmente molto limitanti, procedere per la nostra strada ignorando paure inutili e giudizi anacronistici. Viaggiare, e osservare la relativita’ dei concetti che abbiamo assorbiti come definitivi e che perdono valore appena saliamo su un aereo e varchiamo differenti confini geografici – viaggiare e’ anche semplicemente ascoltare con cuore e curiosita’ persone che vengono da altri paesi, leggere, cercare di estendere i nostri confini mentali per capire. Fare spazio, silenzio, e sentire la propria anima, entrare in contatto con lei che da tempo ci aspetta , chiederle di cosa ha bisogno. E poi non ascoltare piu’ nulla e nessuno, e fare di tutto per realizzarlo.

 

DOMENICA, 25 MAGGIO

Riposando

Riposo. Ascolto. Secondo la fisica quantistica l’universo e’ un tutto dinamico e inseparabile. Tutto e’ una forma di vuoto, in cui il vuoto non e’ inerte non-essere, ma uno stato di potenzialita’. L’atomo infinitesimale e l’intero universo sono impegnati in un movimento e un’attivita’ senza fine, in una incessante danza di energia. Da tempo c’e’ una grossa accelerazione di energia sottile, che si riversa nell’invisibile che ci circonda, l’energia va velocissima, trascina e trasporta, trasforma. E’ inutile volersi attaccare a cio’ che ‘era prima’, ed e’ impossibile, perche’ la forza della vita che porta al cambiamento e all’evoluzione e’ piu’ forte. “L’Universo non e’ solo costituito dalla realta’ spazio- temporale che conosciamo, ma anche dalla realta’ non spazio-temporale che la scienza ignora. L’Universo e’ caratterizzato da una tendenza spontanea all’evoluzione che si realizza anche se nella realta’ spazio- temporale avvengono fenomeni distruttivi”. In questo muoversi delle onde dell’oceano dell’esistenza quello che possiamo fare e’ scegliere se stare in un’entropia distruttiva o in un’entropia costruttiva, scegliere se il nostro timone nel navigare i vasti oceani e’ la paura e l’inerzia esistenziale o la fiducia e l’entusiasmo. Io in questi giorni sento che ho bisogno di ‘fare’ meno, di riposare di piu’, osservare di piu’, aprirmi di piu’ a cio’ che mi circonda. Meno quantita’ e piu’ qualita’ – di tutto: azioni, cibo, cose. Ho buttato, regalato, dato in beneficenza, trasformato moltissimo di cio’ che avevo in casa, che improvvisamente mi dava fastidio, mi appesantiva. Lo sentivo inutile, pesante, carico di passato, sentivo che aveva esaurito la sua funzione. In questo nuovo spazio, piu’ chiaro e leggero, percepisco che e’ bello essere portati, essere cullati da una forza piu’ grande che ci sostiene mentre noi agiamo piu’ tranquilli nel quotidiano che ci appartiene, mentre per noi si preparano cose che avverranno. La nostra Anima non ha tempo, appartiene e attinge alla realta’ non spazio-temporale. Mi piace vivere cosi’, occuparmi del necessario ma per il resto lasciare che ci pensi la Vita, sapere che la mia Anima e’ in contatto con un campo di informazioni superiore che mi guida e mi ispira. La parola entusiasmo deriva dal greco enthousiasmòs, stato di ispirazione, che per gli antichi filosofi era una condizione dello spirito sotto l’urgenza esaltante dell’ispirazione divina. Enthousiasmòs a sua volta viene da en theos, dal bellissimo significato: Dio dentro di se’.

 

LUNEDÌ, 19 MAGGIO

Wesak, la magia

Oggi e’ una giornata sacra non solo per milioni di Buddisti ma ormai anche per persone e maestri di tradizioni spirituali differenti in tutto il mondo. Stanotte e’ la notte del Wesak, antichissima celebrazione la cui potenza interiore non si e’ affievolita con il tempo, ma anzi vede aumentare esponenzialmente il numero di persone che partecipano e celebrano in ogni parte della terra, indifferenti ai diversi credo religiosi. Wesak e’ il nome della notte di luna piena di maggio del segno del Toro, notte in cui Gautama Suddharta mori’ (483 a.C.) e raggiunse l’illuminazione. Giunto alla soglia della porta del Nirvana – dove lo aspettavano i Maestri Ascesi e varcando la quale si sarebbe definitivamente liberato dalla ruota delle rinascite – si volto’ e vedendo l’afflizione e le pene degli esseri umani, preso da infinita compassione e amore, promise di tornare ogni anno nello stesso plenilunio sulla terra per dare benedizione e forza spirituale agli uomini, e cosi’ accelerare per loro l’evoluzione e la liberazione. Questa notte – come da 2500 anni – avverra’ la misteriosa magia, nella altrettanto magica valle protetta dalle pendici del sacro monte Kailash dell’Himalaya, in una grande e profonda vallata che nella parte piu’ stretta termina con una grande e lucente roccia bianca come altare, su cui e’ appoggiata una grande ciotola di cristallo piena d’acqua. La fiancheggia un piccolo torrente che scorre verso un lago azzurro, lucente nella notte. Nella notte silenziosa, nella vallata piena di anime giunte da ogni luogo della terra, al culmine del plenilunio, un punto luminoso che viene da nord est improvvisamente materializza il ritorno e l’apparizione del Buddha, che resta sospeso sulle migliaia di persone presenti insieme ai Maestri e Guide spirituali di ogni tradizione. Con la mano alzata e infinito amore dona la sua benedizione, forza che ricarica l’uomo di potentissima energia spirituale per tutto l’anno a venire. E in quegli otto minuti avviene uno stupefacente miracolo: la vallata, arida e secca, si ricopre dello sbocciare a perdita d’occhio di migliaia e migliaia di iris in fiore. Il Buddha rimane visibile per otto minuti, tra le preghiere, il raccoglimento e i mantra recitati dai presenti, poi riscompare. L’acqua nella grande ciotola di cristallo viene distribuita a tutti, potente simbolo della connessione spirituale con i Maestri e Guide spirituali che accompagnano e sostengono il nostro cammino. Lentamente la vallata si svuota, tutti tornano nella notte al luogo da cui sono venuti, tutto torna scuro, ventoso, arido e silenzioso. E adesso, se appare il pensiero un po’ triste ‘ah, che bello, se potessi essere la’, cosi’ lontano…peccato, un viaggio impossibile…”, bene, mandiamolo via con un sorriso. La cosa piu’ bella – e questa e’ la magia – e’ che tutti possiamo andarci, stanotte. Perche’ la verita’ – con buona pace di chi lo cerca da anni, e dei cinesi che ridicolmente cercano di mettere musiche assordanti in alcune vallate per impedire qualcosa che e’ impossibile fermare, perche’ la forza del nostro spirito non puo’ essere fermata da alcun muro materiale – e’ che e’ un incontro spirituale, che avviene in forma eterica, e non nella realta’ materiale. E’ un luogo in cui andare interiormente, con i nostri corpi sottili che possono viaggiare migliaia di chilometri ed essere ovunque con la loro luce. E cosi’ possiamo trovare un posto tranquillo, questa notte, anche il nostro letto, al buio, e partire – e trovarci in una valle scura e meravigliosa tra le montagne sacre dell’Himalaya, tra migliaia di anime che come noi sono in cammino per evolvere l’anima e trovare in se’ l’amore e la pace, senza i quali non possiamo realizzare la nostra piu’ profonda natura umana. Solo trovandola in noi possiamo crearla fuori di noi, e donarla agli altri con la nostra presenza. Stanotte possiamo fare un bel viaggio, dentro di noi – e la’ raccogliere un bellissimo fiore di iris da portare con noi per tutto l’anno a venire.

 

DOMENICA, 11 MAGGIO

Ted conference

A Monterey – luogo storico di festival musicali colorati dall’energia d’amore dei figli dei fiori – ogni anno si incontrano personaggi che con un lavoro o con un altro, con le loro idee hanno creato piccole rivoluzioni. Liberi pensatori, scienziati, artisti, ricercatori, guru dell’informatica, filosofi arrivano senza giacche e senza cravatte, con aerei privati o camper Wolswagen, e si incontrano, parlano, ascoltano, sorridono, prendono appunti, fanno sedute di meditazione, mangiano panini e tengono o partecipano a incontri su temi che spaziano dal possibile all’apparentemente impossibile, al gia’ vero, o a cio’ che lo potra’ essere tra pochissimo, credendoci. Discutono di internet, energia rinnovabile, arte, comunicazione, fisica quantistica, ricerche, idee. Si entusiasmano e si impegnano su temi come ‘chi siamo nell’universo’ ‘dove stiamo andando’ e ‘cosa possiamo fare per migliorare il mondo’. Non c’e’ un riversarsi di negativita’, non c’e’ distruttivita’, allarmismo, cupe profezie, non ci sono tutte le manipolazioni per creare paura e inerzia che vediamo ovunque e che personalmente ormai nella loro visibilita’ trovo solo noiose. Ci sono cervelli che fanno funzionare i cervelli, possibilmente ben collegati con l’anima, per condividere e creare idee e spostamenti di pensiero, partendo da una visione lucida della realta’, ma senza farsene minimamente limitare, anzi. Prendendo invece i problemi come stimolante punto di partenza per possibili cambiamenti e trasformazioni. Per creare realta’ differenti, quelle di cui parlavo altrove, quelle che sembrano assurde utopie poi diventano realta’ condivise di milioni di persone. La Ted conference e’ nata nel 1984 dall’idea di un architetto, Richard Saul, che decise creare uno spazio per fare incontrare tutte le persone che trovava interessanti e di farle chiaccherare, come a una cena (“la cena che non avrei mai potuto organizzare”, nelle sue parole). Rimasto per anni un incontro protetto da grandi visibilita’, nel 2001 e’ diventato un evento, grazie alla convinzione di Chris Anderson che la tecnologia, le idee e i mezzi di informazione possono essere il motore di potenti cambiamenti mondiali. Sua e’ l’idea del sito ted.com in cui chiunque puo’ vedere i video delle conferenze (partecipare e’ carissimo e i posti sono esauriti un anno per l’altro), e dei finanziamenti per il premio annuale di centomila dollari, che permette a chi si e’ distinto per aver migliorato o cambiato il mondo in qualche modo di realizzare il suo sogno, qualunque esso sia, dalla costruzione di ospedali ad eventi mediatici che credono nella comunicazione come veicolo di pace. Jill Taylor, una psichiatra che ha condiviso la sua esperienza personale di ricerca sull’ictus che l’ha colpita, punto di partenza per un profondo viaggio alla scoperta del nostro cervello e di se stessa, ha concluso la sua conferenza con queste parole: “…Chi siamo noi? Siamo la forza vitale di questo universo, con un’abilita’ manuale, due spiriti cognitivi e la capacita’ di scegliere chi vogliamo essere”.

 

DOMENICA, 04 MAGGIO

Ringraziamenti

Ringrazio tutti gli autori, anonimi e non, dei bellissimi commenti ricevuti (che salvo e archivio, tutti, in altro luogo) – e che ciclicamente cancello per fare posto ad altri, ed alleggerire lo spazio a disposizione. Forse un giorno li riuniro’ tutti in un altro blog, chissa’. Grazie davvero per l’intensita’ dei contenuti, e per la luce e l’energia che emanano – che amplificano e illuminano il mio esprimere e condividere cio’ che vivo, sento e credo. E che mi confermano che ci sono molte, molte piu’ persone belle e in cerca di un cammino evolutivo di quanto vogliano farci credere. Che ogni vostro passo vi porti a scoprire misteri, sorprese e meraviglie. Grazie!!

 

VENERDÌ, 02 MAGGIO

Liberta’

L’aria gia’ densa di luce e di bellezza della mattina si riempie all’improvviso di centinaia di rondini in volo. E’ insolito, in campagna, il verde lucente dell’erba, i mille fiori del prato, siamo tutti rapiti – riempiono lo spazio a perdita d’occhio fino alle colline piu’ lontane in veloci e creative traiettorie modulate in canti di richiamo misteriosi. Smetto di fare colazione, mi sdraio sul prato, mi lascio sorprendere dal loro entrare e uscire dal mio campo visivo, dalla sensazione di liberta’ che afferra le cellule e le trascina in volo a danzare con loro. Amore e liberta’ sono le loro ali, e penso a come e’ difficile a volte dare e darsi tutta la liberta’ di cui si ha diritto come esseri umani. La liberta’ e’ il diritto di essere, e basta. Senza giudicarsi e senza giudicare, nel nostro incessante crescere e trasformarci, e mutare continuamente in qualcos’altro, assaporando la magia del cambiamento e del movimento interiore, e del muoversi degli accadimenti e delle persone intorno a noi. Tutto muta e si trasforma, e permetterlo a se stessi e agli altri, qualunque cosa si scelga di vivere e di manifestare e’ la piu’ grande liberta’, ed e’ una forma di amore espanso ancora molto lontano dall’essere condiviso. Penso alla bellezza del vivere fluendo con il presente, in cui tutto puo’ darci gioia senza diventarci necessario, senza attaccamenti. Gioire di ogni manifestazione di energia vitale, ogni cambiamento di luce, ogni fiore, ogni respiro – e’ bellissimo che queste nuvole mobili di rondini stiano riempiendo l’aria, il cielo, ma la loro bellezza e’ proprio questa apparizione improvvisa che ne fa un regalo, cosi’ come stupefacente sara’ il loro improvviso andarsene, lasciando posto ad altri misteri, altri colori, altri eventi. La vita e’ un sogno meraviglioso.

 

MARTEDÌ, 15 APRILE

Sri Sri, l’Amore

Potere incontrare dal vivo una delle piu’ grandi personalita’ spirituali viventi e’ un grande privilegio, e un’esperienza profondamente arricchente. Ho avuto questa fortuna nel 1990 con il il Dalai Lama, e pochi giorni fa con Sri Sri Ravi Shankar, l’uomo che sta cambiando il mondo. Fondatore di Art of Living, movimento per la diffusione di un messaggio di pace e cooperazione internazionale e la piu’ grande organizzazione non governativa esistente, ha migliaia e migliaia di volontari in tutto il mondo che lavorano incessantemente per riabilitare realta’ disastrate dalla guerra, offrire aiuto a persone con traumi o malattie, offrire cooperazione internazionale al di sopra di qualunque credo religioso o politico, incoraggiando ognuno a seguire la propria religione, onorando e rispettando il cammino e la religione scelti dagli altri. Nei link c’e’ il magnifico filmato (diviso in due parti) che illustra la sua vita. Sri Sri viaggia incessantemente, insegnando e ispirando milioni di persone ad essere di aiuto e di servizio agli altri, in qualunque parte del mondo. India, Sud Africa, Kosovo, Ambasciatore di pace in Iraq, S.America, Hawaii, Turchia, Bihar, Stati Uniti, Mongolia, unico leader spirituale indiano nella storia ad essere accolto in Pakistan, presente al Parlamento Europeo, ai Summit per la Pace Mondiale, ai Forum Economici – un elenco senza fine di 25 anni di servizio all’umanita’. Milioni di persone sono state toccate dalle sue parole, dal suo disarmante e contagioso sorriso, dagli insegnamenti profondi e gioiosi, dalle sue semplici e guaritrici tecniche di respirazione che curano lo stress e i veleni della nostra civilta’, aprendoci a quello che e’ il nostro valore interiore, il nostro scopo in questo mondo, all’amore per noi stessi e per gli altri. Ma soprattutto ispirate dal suo esempio, dalla sua energia, dall’amore che lui vive in ogni respiro, in ogni azione, in ogni sguardo, e che anima e rende operante ogni progetto. Ancora bambino disse al suo insegnante: “persone in tutto il mondo mi stanno aspettando: un giorno andro’ a trovarle”, e ha semplicemente ipotizzato l’apparentemente irrealizzabile: cambiare, da solo, il mondo, toccando e risvegliando milioni di persone solo con la sua presenza, le sue parole, la sua Visione. Gli insegnamenti sono molto pratici e attivi, i milioni di volontari nel mondo hanno creato campi di lavoro, riabilitato psichicamente e fisicamente ex soldati e vittime di guerra, aperto orfanotrofi e fatto studiare bambini orfani di guerra, hanno aiutato sul campo in calamita’ naturali, attivato programmi nelle prigioni, occupandosi di 25.000 villaggi solo in India, aprendo piu’ di 100 scuole per i poveri, adoperandosi per creare e sviluppare igiene, case, salute, valori umani, cibo, amore senza i quali il pieno potenziale della vita umana non puo’ esprimersi attraverso la societa’. Sri Sri Ravi Shankar ha creato piani di sviluppo per il lavoro delle donne, creato asili, dando sempre aiuto ‘fisico’ e materiale oltre che spirituale, persino un Istituto Mobile per l’agricoltura che viaggia per l’India raggiungendo zone disagiate e poveri villaggi insegnando nuove tecniche di coltivazione organica e biodinamica che hanno permesso a migliaia di persone di ripristinare la terra impoverita dalle coltivazioni chimiche e dalla miseria e di produrre cibo e lavoro in abbondanza. I suoi insegnamenti toccano ogni aspetto della vita, e l’impegno e’ pratico, costruttivo: e’ amore reso visibile e operativo. Il Silver Jubilee della sua Fondazione in India ha visto arrivare piu’ di 3 milioni di persone da 150 paesi del pianeta per celebrarlo, festeggiarlo, ringraziarlo. Mentre le manipolazioni psicologiche dei mass media quotidianamente ci vogliono riempire di sfiducia e di pessimismo, di immagini di un mondo pieno di odio e di conflitti – beh, un uomo solo, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro, un sorriso dopo l’altro, un’azione dopo l’altra, sta cambiando il mondo con la sua Visione, e milioni di persone stanno aiutandolo per farla vivere, sviluppare e renderla operante, e hanno trovato la felicita’ in questo. La sua semplicita’, il suo sorriso le sue parole ispirano e ci chiamano ad aprirci, a guarire lo stress e i disvalori indotti dalla societa’ malata in cui viviamo e a metterci al servizio degli altri, ovunque siamo, per creare un mondo migliore. Con il servizio, con l’aiuto agli altri che da’ valore alla vita di ognuno di noi. Con Amore, semplicita’ e saggezza. E con il sorriso e la gioia, perche’ come dice lui stesso: Dio vuole vederci sorridere. Vuole che siamo felici. God loves fun.

 

LUNEDÌ, 07 APRILE

Presentemente

Il presente spaventa nella sua immensita’, nello spazio enorme che mette a disposizione. Quasi tutto del modo di vivere di questa societa’ e’ fatto per farci evitare di sentirlo, il presente. A volte viviamo emozioni, nel presente, ma parlo proprio di sentirlo, di aprirsi, di abbandonarsi. Respirare. Non facendo nulla o facendo quello che si sta facendo. E basta. La potenza del presente e’ terrificante nel potenziale di possibilita’ che racchiude. Respirare profondamente dilata il momento che sto vivendo, stacca circuiti mentali e crea spazio per mille inaspettate e mai pensate aperture. Tutto e’ possibile, liberi dal passato e dal futuro. Bellissimo.

 

VENERDÌ, 21 MARZO 2008

Fluire

Trovare un equilibrio tra il piacere del quotidiano e l’apertura dinamica al suo mutare possibile, non fossilizzarsi e irrigidirsi in quella che da piacevole riconoscibilita’ delle cose che si amano puo’ diventare una struttura di protezione rigida, chiusa alle possibilita’ che la vita puo’ improvvisamente offrire. Godere del presente ma essendone liberi, lasciarsi cullare dal piacere di ogni momento senza attaccarvisi, lasciarsi portare dal flusso della vita che ci porta cio’ che lei sa essere il meglio per noi.

 

DOMENICA, 09 MARZO

Spring time

La primavera mi allontana dal computer, le piante vogliono attenzione, vogliono potature, cure. Vogliono essere guardate quando fioriscono, quando esplodono di profumi, di fiori, di bellezza nella luce del sole. La terra e’ un mantello di erba nuova, mille fiori di tutti i colori, giacinti, margherite, viole, narcisi, fresie. La mimosa e’ enorme, morbida di giallo vellutato, di un profumo inebriante. L’aria e’ piena di canti di uccelli. Il prugno in fondo al campo e’ tutto fiorito di bianco, coi rami che arrivano fino a terra. Al tramonto sono entrata piano dentro questa cupola di profumo come se fossi entrata in un quadro giapponese, una falce di luna si intravedeva gia’ dietro ai fiori, tutto era silenzio, fuori e dentro di me. La pioggia di questi giorni lava il cielo, e i colori diventano saturi di luce, una luce che mi ricorda quando ero in Polinesia. Ipod e musica nelle orecchie, poto gli ulivi, carico e scarico rami, faccio falo’, cucino e mangio enormi piatti di pasta coi ragazzi rumeni che mi danno una mano. Alterno il lavoro fuori nel campo con la revisione della sceneggiatura, con amiche di bologna ospiti a casa, con amici americani, ballerini di passaggio in tournee con cui passare ore a roma chiaccherando e ritrovando amicizia e calore di anni di lavoro insieme. La primavera mi canta dentro, energia sottile ricca e stupefacente. Dopo tanti progetti mandati in porto ho voglia di lasciarmi andare al flusso della vita, che mi sta portando nuovi incontri, nuove idee. Spesso molte aspettative mascherano paura, bisogno di controllo, e ho voglia di togliermi di dosso vecchi modi di affrontare le cose, come ci si tolgono le giacche e i pesanti maglioni dell’inverno. Cosi’ organizzo e mando avanti il quotidiano, e lascio che si creino nuovi desideri, mentre mi lascio fluire nella vita – come quando al mare mi sdraio col corpo sull’acqua, e chiudo gli occhi, e le onde mi cullano, mi sostengono, mi spostano dolcemente seguendo la corrente.

 

SABATO, 01 MARZO

Time after time

Godere del tempo mentre il tempo sembra sfuggire, vivere cio’ che arriva senza giudicarlo, affrontare situazioni che mi chiedono di essere affrontate con occhi nuovi. Ho sempre detto e scritto che la creativita’ non e’ solo essere artisti, dipingere o fare musica, ma vivere creativamente la propria vita. Essere piu’ presente, piu’ consapevole, e’ fondamentale ogni volta che mi rendo conto che mi trovo a reagire a cose nuove con vecchi parametri di giudizio, ormai obsoleti, inadeguati a rispondere a miei mutati modi di essere. Allora cerco un nuovo pensiero, una visione differente della stessa cosa – e quando lo trovo, mi illumina. Mi rendo conto che il nuovo sguardo mi da’ felicita’, e un’improvvisa liberta’. Liberta’ interiore da vecchi atteggiamenti mentali, abituati a descrivere la realta’ con sempre le stesse parole. E cosi’, cambio le parole e si trasforma tutto. Per esempio: “Oddio, ecco di nuovo gli ulivi da potare, e’ gia’ marzo, avrei dovuto cominciare prima” diventa “Bene, ho mandato in porto i progetti cui tenevo e che bello, adesso in marzo mi posso dedicare alla potatura degli ulivi” e il mio umore cambia. Cambia la percezione dello spazio, del lavoro e del tempo. A volte basta fare tacere quella voce giudicante dentro, in altri momenti mi e’ sufficiente muovermi interiormente e cercare un’altra prospettiva. Ma sempre le parole con cui penso mi ostacolano o mi aiutano. La cosa in se’ non cambia -gli ulivi da potare- ma cambia il modo in cui la descrivo. Cambia la mia percezione di essa, e quindi le mie azioni. E il mio umore. E cio’ che dentro di me fino a un minuto prima ho vissuto come un peso, si trasforma improvvisamente in una celebrazione.

 

SABATO, 23 FEBBRAIO

Liberta’

Se continuiamo ad utilizzare soltanto cio’ che abbiamo appreso nel passato per gestire ogni situazione che il presente ci mette di fronte non potremo mai vivere e provare qualcosa di nuovo, ne’ crescere. E non dovremmo sorprenderci, ne’ lamentarci se nella nostra vita le cose non cambiano ne’ migliorano. Possiamo provare a entrare in noi per un cammino di consapevolezza di tutto cio’ che (e di chi) ci abita e che si e’ depositato nelle profondita’ della nostra psiche nel tempo, altrimenti sara’ quasi inevitabile -per la struttura e la natura della nostra mente- reagire o rispondere a una situazione nuova con schemi di valutazione legati alle nostre strutture profonde create nel tempo. E basate su ormai inutili sistemi di protezione dal dolore, di paura del nuovo, di giudizio, di dinamiche psichiche apprese e calcificatesi molto spesso a nostra insaputa, e che intossicano il nostro spirito, e ostacolano le possibilita’ di trasformazione ed evoluzione. La vita, se glielo permettiamo, non ci pone mai due volte la stessa domanda.

 

GIOVEDÌ , 21 FEBBRAIO

Sempre, ora

Cerco di rimanere consapevole del tempo, anche mentre sono presa dai vari impegni. Sentirlo scorrere, viverlo con la presenza delle azioni, non lasciare che mi sfugga senza che io ne abbia colto l’essenza negli eventi. Il tempo permane un mistero, il suo dilatarsi e contrarsi secondo imprescrutabili dinamiche mi sgomenta e mi affascina. Mi incuriosisce, ci osserviamo, cerco di farmelo amico.

 

LUNEDÌ, 18 FEBBRAIO 2008

Possibilmente

Da sempre ho un’allergia profonda per gli assolutismi, che mi sembra nascondano rigidita’ e paure: penso che ognuno di noi abbia una sua verita’, da ascoltare e da rispettare, quindi che tutto sia sempre relativo, e questo mi rende il mondo molto piu’ interessante. La varieta’ di interessi, opinioni, idee e’ stimolante, mi incuriosisce. Non e’ piu’ bello essere possibilisti? A me piace pensare che tutto sia possible, sempre- che tutto puo’ cambiare, che tutto si trasforma, che tutto e’ mobile. E negli anni ho notato che mi inquietano le cose che in genere rassicurano le persone, e che mi tranquillizza cio’ da cui le persone si sentono destabilizzate. Ho sempre fatto molta fatica in un mondo che vuole categorizzare tutto, mettere etichette, attribuire ruoli. Renderti omologabile, prevedibile, sfruttabile commercialmente, manipolabile. Ho sempre cercato di scivolare via, di non farmi acchiappare da nessuna cosa che volesse mettermi una gabbia, anche che la gabbia fosse di qualita’. Perche’ essere cosi’ aristotelici, volere analizzare, incasellare, etichettare, intrappolare e bloccare in strutture rigide quella che puo’ essere la mobile e imprevedibile magia della vita? Forse e’ la mia parte interiore guerriera, mi piace andare a caccia delle trappole – interiori, psichiche, sociali, dei comportamenti, del linguaggio – per vedere anche che c’e’ un sacco di altro territorio possibile in cui muoversi, intorno a quelle trappole, tanto spazio fuori da quelle gabbie, quegli ologrammi con le sbarre in cui se siamo inconsapevoli o distratti andiamo a finire. Solitudine e calore Al cinema, film. Lui chiede ‘perche’ te ne sei andata, tutti ve ne andate’, lei risponde ‘ne avevo bisogno, dovevo fare il vuoto’ -era come se due parti di me stessero dialogando di fronte ai miei occhi. Partire, andarsene, viaggiare e’ necessario – e faticoso per lo sradicamento, per il costruirsi ogni giornata, per il continuo rimettersi in gioco sul piano delle strutture profonde. Restare e’ faticoso – e necessario per quel ritmo dei rapporti umani della quotidianita’. Per il calore della presenza degli altri. Mi sono riconosciuta in lui, nel suo sguardo disarmante di dolori antichi e sincero di bisogni presenti, nelle sue richieste molto piu’ profonde di un semplice ricontattare una persona cui tiene molto, nel suo bisogno di sapere che ‘domani’ qualcuno ci sara’ per lui, ogni domani. Mi sono vista in lei, che passeggia lungo la riva del mare cercando di capirsi nella solitudine, cercando uno spazio in se’ in cui nuove risposte possano arrivare. Campi di brina Alzarmi molto presto non mi e’ facile, per il piacere che provo a viaggiare nel mondo del sogno, ma stamattina guidare attraverso i campi arati e ancora coperti dal gelo della notte che brillano nel sole e’ magnifico. Tutto splende della calma e del silenzio del freddo intenso, la luce e’ chiara, trasparente, campi su campi pettinati dalle righe regolari della semina e di nuovi germogli di un verde commovente, colline che scendono fino al mare tra cavalli e mucche bradi che pascolano controluce. Arrivo al cancello, il ragazzo rumeno che viene a potarmi gli ulivi e’ la’ che mi aspetta, mi sorride, sale in macchina. Con lui entrano un profumo freddo di aria pulita, e ricordi di infanzia di un paese politicamente ormai lontano, racconti di quando da bambini erano obbligati dal regime ad andare a seminare, a lavorare nei campi. La macchina e’ calda di sole e di umanita’, gli ulivi saranno felici di rivederlo, mi aspetta una colazione dolce di marmellata, bollente di the.

 

MERCOLEDÌ , 13 FEBBRAIO 2008

Responsabilmente rinnovatori

La piena responsabilita’ delle nostre azioni e’ forse la presa di coscienza piu’ violenta e faticosa tra le tante esperienze che costellano la nostra vita umana. Ascoltando i discorsi comuni, quasi sempre brilla lo scaricare la responsabilita’ delle cose che non funzionano o che non ci piacciono sugli altri. Perche’ lui, perche’ lei, perche’ questo e quello. Sarebbe molto fastidioso sentirsi dire che quella persona che ci da’ tanto fastidio e’ li’ perche’ una parte di noi – che consciamente o inconsciamente non vogliamo vedere – l’ha attirata, che quella situazione e’ li’ proprio perche’ noi dobbiamo imparare qualcosa, e che si ripetera’ in forme differenti finche’ non avremo permesso alla nostra anima di apprendere la lezione. Che i politici sono li’ perche’ qualcuno li ha votati, che le cose non funzionano perche’ nessuno piu’ protesta veramente, nessuno si mette in gioco, tutti si aspettano che qualcun altro lo faccia. Le cose che non ci piacciono nel sociale sono li’ perche’ le abbiamo scelte, perche’ le abbiamo o non le abbiamo votate, o perche’ ci siamo lasciati trascinare per pigrizia e inerzia – e mi sembra matematico poi che dobbiamo subirne le conseguenze. Se tutti per due giorni -forse anche un giorno – soltanto smettessimo di fare un’azione, di comprare un prodotto, se tutti belli uniti e d’accordo non comprassimo una marca di qualcosa perche’ magari sappiamo che sfrutta bambini di un paese povero facendoli lavorare dieci ore al giorno con una paga da fame per che ne so, scarpe od oggetti che qui rendono profitti miliardari – beh, ci renderemmo conto che quell’azienda puo’ collassare molto velocemente, e che abbiamo un potere enorme per scuotere e fare cambiare un sistema che non funziona, ma di cui e’ piu’ comodo lamentarsi restando seduti nella propria poltrona esistenziale. Sentire che siamo responsabili in ogni momento di cio’ che facciamo, diciamo, sentiamo, pensiamo – sia nel nostro privato che nel sociale, nel pubblico – e’ una verita’ che ci puo’ colpire in viso con violenza, ma che anche ci apre una porta su un immenso potenziale creativo, una presa di coscienza luminosa del possibile, reale sviluppo della nostra – vera- forza interiore, su una visione piu’ etica della vita e su un capovolgimento e un rinnovamento dei rapporti umani, lavorativi, sociali ed esistenziali che ci circondano.

 

MARTEDÌ, 12 FEBBRAIO

Kiwi di liberta’

Finalmente a lavorare fuori, all’aria e alla luce dopo settimane agli arresti domiciliari per inviare un manoscritto a una casa editrice che mi aveva chiesto il file completo. Ho potato i kiwi e alcuni alberi di fichi con un amico altrettanto agricolo, abbiamo tagliato, segato, caricato, scaricato, riso e scherzato nell’aria fredda e nei colori di un tramonto dolce e suggestivo, ci siamo premiati e scaldati con enormi tazze di cioccolata bollente al caldo della casa, con musica e chiacchere e il piacere dello scambio e della condivisione. Si stava cosi’ bene, amo l’amicizia. Nei prossimi giorni finalmente saro’ piu’ libera, riusciro’ a leggere quei bei libri che aspettano pazienti da mesi, andro’ a nuotare per placare il mio infinito bisogno di acqua, vagabondero’ nella natura, passeggero’ sulla riva del mare, e mi illudo di riposarmi, perche’ mi conosco e so che tempo una settimana saro’ gia’ presa da qualche nuovo progetto. Sono contenta, e vorrei avere intorno tutte le persone cui voglio bene, stasera, persone del presente e del passato anche lontanissimo – tutti qui, cucinare insieme, condividere. Stare insieme. Mi sembra che ci sia cosi’ poca condivisione vera in questo momento storico. La fretta, l’individualismo che si calcifica in relazioni statiche, le strutture familiari o di coppia che anch’esse strutturano rapporti ‘di sicurezza’ che piano piano si svuotano di contenuti, di sentimenti, di autenticita’. Ho spesso nostalgia di una vita di comunita’ diversa, di vita di villaggi – quelli buoni, dove non circola perbenismo e rigidita’ culturale. Luoghi semplici dove circola energia d’amore semplice, dove ci sono rapporti ‘veri’ e non rapporti tra ruoli sociali, tra maschere che impediscono la comunicazione, barriere mentali che bloccano lo scambio costruttivo delle reciproche diversita’, dove non ci sono irrisolti drammi psichici individuali che avvelenano le relazioni. Questo villaggio esiste da sempre nella mia anima, ma a volte vorrei poterne anche toccarne la materia, la pelle, i profumi.

 

SABATO, 09 FEBBRAIO 2008

Beat in the heart

La mia nostalgia senza tempo per gli anni 60/70 che ho avuto la fortuna di vivere mi urge dentro, e forse non e’ nemmeno una nostalgia, perche’ per me e’ ancora una realta’ interiore. Ho accumulato anni ed esperienze, tanta vita e molti cambiamenti, ma dentro di me ne sento ancora la musica, ho ancora i fiori (invisibili) nei capelli e ancora mi rassicurano i capelli lunghi nelle persone, donne e uomini. Ancora sono un’idealista senza fine, ancora credo che con l’amore, la pace e la forza dello stare insieme si possa cambiare il mondo, ancora credo nelle relazioni vere, lunghe, iniziate senza alcun freno, senza pensare subito (come ora sento intorno a me) alla possible sofferenza futura ma alla gioia dell’incontro, alla fiducia, all’entusiasmo di avere incontrato qualcuno che ci attrae e ispira con cui condividere aree profonde di se’ e un tratto del cammino. Questa mia essenza interiore mi da’ anche una sorta di senso di alienazione, che mi segue ovunque, anche se ho imparato con gli anni a muovermi in un mondo di cui riesco ancora ad ammirare le meraviglie, ma non a condividere molte cose.

El pueblo unido

Un film faticoso (Into the wild) che dalle premesse credevo mi piacesse di piu’, cui e’ seguita una serata musicale in una piccola vineria: un’amica cilena che cantava con un chitarrista argentino, un percussionista peruviano e un amico colombiano ospite, intervenuto alla fine. C’era moltissimo calore, quel calore umano veloce, diretto ed empatico che sempre sento in mezzo ai sudamericani – e molto spazio. Ognuno di loro parlando evocava ricordi e spazio, amore e spazio, viaggi e spazio – grandi terre, grandi silenzi, lunghi chilometri percorsi, strade senza fine, grandi pianure con gauchos e un amore fortissimo e nostalgico per la terra lasciata e mai dimenticata. Ninne nanne, poesie, canzoni d’amore, ritmi irresistibili e malinconia. La nostalgia nei sudamericani e’ strana, cosi’ intrecciata con l’allegria e con la forza – il suono profondo del bombo andino entrava in risonanza con memorie antiche, i legami familiari che sentivo invisibili nei loro ricordi, nelle loro parole, nei sentimenti espressi e immaginati mi davano nostalgia di un amore di legami di sangue che non conosco e da cui sono fuggita, il profumo di una possibilita’ mai sperimentata che pero’ forse esiste, e chissa’, sarebbe bello farne parte.

 

MERCOLEDÌ , 06 FEBBRAIO

Una terza via

La pressione esterna sembra sempre metterti davanti a un bivio: o stare fuori o stare dentro. Se stai dentro devi correre, fare, produrre, per alimentare tutte le cose di cui ti viene piu’ o meno sottilmente imposto il bisogno – se stai fuori sei limitato nel fare e nell’agire, socialmente alienato (che per me e’ anche un complimento). Ma cosa dobbiamo dimostrare? E a chi? Chi e’ che vuole da noi tanto? Che vuole lo spreco delle nostre energie, la nostra fragilita’ e dipendenza da tutti i rappresentanti della struttura sociale: medici, avvocati commercialisti, politici, tecnici di ogni tipo e chiunque noi deleghiamo a occuparci di noi? Che vuole il nostro tempo, la nostra salute, che macina la profondita’ dei veri rapporti umani e li trasforma in piccoli granelli che scivolano veloci tra le dita? La pressione delle maglie del sistema e’ subdola e persistente. Il nostro corpo ha la capacita’ di autoguarirsi, se non glielo impediamo con l’autodistruzione, la paura, se mettiamo tempo e attenzione a instaurare un dialogo con lui e capire che messaggi ci manda. La natura ci nutre, se non glielo impediamo distruggendola per correre follemente verso una meta che nemmeno piu’ sappiamo. Non abbiamo bisogno di una girandola di rapporti superficiali, abbiamo bisogno di poche persone vere, di sentire il loro amore e di poter contare su di loro. E per questo ci vuole tempo, spazio. Attenzione all’altro – che e’ attenzione a se’. A volte penso che dovremmo solo avere un pezzo di terra, coltivarlo, amarlo e godere del mangiare cio’ che vediamo crescere, guardare i tramonti, parlare con le persone che abbiamo intorno, giocare con gli animali. Poi io stessa – per quanto fisica e anche se vivo in campagna – sono ‘intellettualizzata’, ho studiato, amo i libri, il cinema, i viaggi, sono curiosa e amo imparare, mi piace il movimento creativo della mente, mi piace il gioco delle opportunita’ e delle possibilita’ di scambio e movimento che offre questo momento storico. Ma sento che c’e’ bisogno di una terza via, di uscire da questa dicotomia apparente ma imperante, che chiede omologazione, obbedienza, dipendenza sotto le spoglie vistose e vuote di una finta liberta’, di un falso successo, di una ricchezza che e’ solo possesso materiale. E che ingoiano e negano la nostra vera espansione, che e’ il percorso spirituale, la crescita interiore, i rapporti umani veri, la liberta’ di trovare e poi di essere se stessi.

 

GIOVEDÌ , 31 GENNAI O 2008

Utopisticamente possibile

Penso a Muhammad Yunus, colui che viene chiamato ‘il banchiere dei poveri’. Ha sognato un’idea “irrealizzabile”, un’utopia assurda e priva di senso alcuno per qualunque economista o uomo d’affari e per le leggi economiche del mondo in cui viviamo. Bene, lui ha ignorato tutti e nel 1977 ha fondato la Grameen Bank, la prima banca al mondo che dava microcrediti senza garanzie ai poverissimi, progetto deriso e profetizzato alla bancarotta in tempi brevissimi. Ora ha filiali in 57 paesi in tutto il mondo, con un enorme giro di affari ‘etico’ che ha aiutato centinaia di migliaia di persone. Persone destinate a una vita di indigenza, miseria, malattia e poverta’ ai margini della societa’ – e che ha potuto mettere in piedi attivita’ produttive e vivere dignitosamente dando anche ulteriore lavoro ad altre persone. Se ognuno di noi pensa qualcosa di pazzesco per la terra, per l’amore, per la pace, per la liberta’, e ci crede profondamente, condividendolo e mettendoci energia, tra qualche anno qualcuno di quei pensieri insensati sara’ stato condiviso e forse gia’ realta’ operante. Rimaniamo ‘alti’ con lo sguardo sulle cose, e non lasciamoci condizionare dalla pressione negativa e distruttiva che ci vuole deboli e manipolabili, e che alimenta pigrizia esistenziale. Spargiamo un bel virus – quello della nostra utopia personale, diretta al miglioramento di tutto cio’ che ci vogliono fare credere che “tanto e’ cosi'” e che non si puo’ cambiare. Di tutto cio’ che va contro l’uomo, contro la salute, contro la vita, contro la natura, senza la quale non c’e’ sostentamento, non c’e’ cibo, acqua, aria. Non lasciamoci impressionare da nessuno, e cominciamo a immaginare, poi a pensare qualcosa di pazzescamente utopisticamente irrealizzabile e assolutamente impossibile e meravigliosamente bello per la vita e la salute della terra – che e’ la nostra vita e la nostra salute – e perche’ piu’ persone possibile possano vivere dignitosamente. Per creare ponti di scambio e dialogo con gli altri, per un futuro migliore ed evolutivo, per cambiare cio’ che non ci piace. E vediamo che succede.

 

DOMENICA, 27 GENNAIO

Chissa’ che succedera’

La nostra mente ci illude che il prevedibile ripetersi delle cose della nostra vita quotidiana dia sicurezza, e che nella sicurezza ci sia il benessere, la salute e quant’altro plachi le nostre paure profonde. Credo invece che i cambiamenti – tanto temuti dagli oscuri recessi delle nostre strutture mentali – siano cio’ che ci porta salute psichica e fisica. Variare cibi e tipo di movimento fa bene al corpo fisico, variare situazioni, persone ed esperienze ci arricchisce e ci fa crescere, variare stimoli, progetti e attivita’ fa bene alla nostra vita interiore. Tutto in noi e’ interconnesso. La varieta’ e’ uno degli elementi della vita spirituale, che ne ha bisogno nel suo essere mutevole, cangiante, ricca. La mente per la sua stessa natura vuole ripetizione, e ha delle possibilita’ creative molto limitate. La creativita’ viene dal nostro spirito, che e’ libero. La sua liberta’ viene dall’essere strettamente connesso con la Fonte – ed e’ proprio questo che potenzialmente ci libera da qualsiasi timore, e dal bisogno di sentirci tranquillizzati dalla ripetizione. Quello e’ il luogo della creazione, il luogo della liberta’ interiore. Quanta ricchezza nella vita se potessimo svegliarci ogni giorno -veramente- nuovi, aperti a tutto cio’ che puo’ succedere, accettandolo e lasciandocene arricchire. Lasciandoci portare dalle possibilita’ infinite della vita.

 

DOMENICA, 20 GENNAIO

Erba

Il sole e’ caldo, mi porto un piatto con crackers, formaggio del pastore che abita di fronte e mele sul prato. Faccio una pausa dalle ore passate a creare una tavola per la copertina di un libro, per cui ho una scadenza un po’ stretta. Mi diverto coi colori, le idee. Non c’e’ domenica se fai quello che ti piace. Faccio comunque qualche telefonata di connessione umana, mangio con calma sull’erba, poi mi sdraio sul prato a non fare nulla. Ascolto i canti di uccelli che mi sembra gia’ preparino i nidi per la primavera, annuso i profumi di terra bagnata dai tanti giorni di pioggia. A Est si vede gia’ la luna che sorge nel cielo, quasi piena. L’erba e’ brillante, profumata. L’aria e’ dolce. Respiro, sto bene. Gli alberi sono gia’ pieni di gemme.

 

VENERDÌ, 18 GENNAIO

Touch of Life

Non moltissimi anni fa fu visto che negli orfanotrofi i bambini che venivano semplicemente accuditi (nutriti e dissetati) ma non toccati, morivano. Il cibo non bastava alla vita, se non c’era il contatto umano, la presenza, l’attenzione di un altro essere umano a dare un senso alla vita biologica. Oggi, tocchiamo qualcuno. Facciamo un gesto affettuoso verso qualcosa-una persona sconosciuta, un animale, una pianta, un fiore per la strada che fiorisce in mezzo al traffico. Tocchiamo, per una volta senza voler prendere nulla. Solo per dare qualcosa di noi. Sara’ una bella giornata.

Credo dunque…

Mi sembra che molto spesso pensiamo di credere delle cose che invece sono solo le cose che sappiamo. Pensiamo sia profondamente nostro cio’ che invece forse e’ solo cio’ che ci e’ stato detto, ripetuto, con cui ci hanno martellato, che abbiamo assorbito anche passivamente, che abbiamo letto nell’accumularsi dei nostri anni – fino al momento in cui ci guardiamo veramente allo specchio e decidiamo chi vogliamo essere. I tibetani dicono che e’ essenziale per il cammino di conoscenza allontanarsi dal luogo di origine, dai legami familiari, dalla propria cultura, proprio perche’ quello e’ il luogo in cui ci sembra tutto giusto e normale, acquisito. Uscire dai propri confini familiari, sociali, culturali ci obbliga a rivisitare tutto cio’ che diciamo, che crediamo, che affermiamo a volte con una tale leggerezza che mi fa venire la pelle d’oca. Li’, da lontano, e’ il momento in cui possiamo valutare se cio’ che crediamo e’ veramente cio’ che e’ nel nostro cuore, o se e’ solo quello che sappiamo perche’ e’ stato archiviato nei files del nostro cervello dalla famiglia, dal luogo in cui siamo nati, dalla religione, dai pensieri di altri che ci hanno circondato come una densa nuvola di credenze e strutture. Individuarla, la nuvola, metterli a fuoco, i confini – e muovere il primo passo per allontanarci e trovare i veri noi stessi, e il nostro vero cuore.

 

MARTEDÌ , 15 GENNAIO

Conoscere

Ci vuole tempo per conoscere qualcuno. Anche per scoprire che ognuno di noi ha qualcosa di interessante da dare. Trovo la velocita’ con cui si esprimono giudizi superficiali e gratuiti sugli altri insopportabile. Inutile. Inizio frase su una persona ovviamente non presente: “Secondo me lui/lei e’…” e gia’ mi viene voglia di alzarmi e andarmene. Da un po’ di tempo non lo sopporto piu’. Sara’ “l’eta”? Ma credo di aver raggiunto il punto di saturazione. Proviamo a immaginare alla base dei famosi diritti umani fondamentali una nuova legge: non si parla di persone che non sono presenti. Forse si abbatterebbero serate intere di chiacchere tra amici, ma forse si scoprirebbero anche cose piu’ interessanti di cui discutere, da scambiarci. Si potrebbe pensare, invece che a ‘dividere e separare’ le persone, ad aggregarle. Che ne so, fare un’associazione che fa volontariato, o eventi, o arte, o che in un suo piccolo modo cerca di cambiare le cose che non vanno. O si potrebbe scoprire che chi sta a parlare degli altri non ha certo una vita creativa appagante, che non permetterebbe di sprecare il tempo cosi’. E ho notato che molto spesso quando qualcuno esprime giudizi su un’altra persona, cio’ che dice rivela molto di piu’ di se stesso che della persona in questione.

 

SABATO, 12 GENNAIO

Gocce

Gabbiani passano planando lunghe oblique traiettorie senza muovere le ali, appoggiandosi alle raffiche furiose di vento che trainano scrosci di pioggia. La luce cambia continuamente in gradazioni di oscurita’ nonostante sia pieno giorno, i temporali si susseguono. E’ magnifico. L’aria ha un profumo di pioggia inebriante.

 

VENERDÌ, 11 GENNAIO

Pensieri insofferenti

Confini appartenenze limiti cittadinanze proprieta’ permessi leggi – quante strutture inutilmente complesse che abbiamo creato per proteggerci. Ogni cosa che protegge isola, anche, e proliferano cose che hanno mi sembra il solo risultato di dividere e complicare. Le cose o sono proibite o sono obbligatorie. E dov’e’ lo spazio per l’uomo? Non sarebbe ora che il mondo intero fosse una cosa sola – di tutti – tutti egualmente responsabili nel proteggerlo? Stasera la mia essenza si rifiuta di adattarsi, come fossi in un negozio provando vestiti e nessuno che sia la mia misura e il divertimento si trasforma in stanchezza. Non appartenere a nulla, essere il cittadino di un mondo in cui non ci sono controlli, dogane, passaporti, ognuno mantenendo la sua individualita’, le sue usanze e rispettando quelle degli altri. Mi piacerebbe che esistessero razze, colori, vestiti, usi e costumi, culture differenti pero’ con una stessa moneta di scambio e un solo passaporto, che essendo uno non esisterebbe nemmeno. Ognuno religioso a modo suo e come crede, senza che nessuno voglia convincere gli altri. Ognuno che vive e lavora per il benessere della comunita’, come succede ormai solo nelle piccole comunita’ di paesi del terzo mondo (da cui a volte mi sembra avremmo molto da imparare). Non il nostro sistema che si basa sul profitto e esalta l’individuo, ma un sistema per cui ogni individuo e’ responsabile di fronte al gruppo. Il mio benessere diventa anche il tuo benessere. E cosi’ facendo si crea un legame sociale basato sulla responsabilita’ reciproca per il benessere di tutta la comunita’.

Surfing on dreams

Una sessione individuale di Feldenkrais e dopo a camminare sulla spiaggia prima di rientrare a casa. Tempo coperto e grigio, poco vento, ho scoperto un chiosco chiuso che con un po’ di fantasia assomigliava molto a una mia idea di felicita’, e ne ho approfittato per sognare un po’. Una costruzione di una sessantina di metri quadrati di pietra, con davanti un terrazzo circondato da una balconata in legno e sollevato dalla sabbia da robuste palafitte – a una cinquantina di metri dalla riva del mare. Mi sono seduta sulla panchina un po’ rotta del terrazzo e mi sono lasciata cullare dalle onde grigie e tranquille in tutte le fantasie possibili. Svegliarsi presto la mattina e nuotare prima di fare colazione, prima che faccia caldo. Fare colazione bagnata e salata sul terrazzo (o all’interno, il tavolo della cucina e’ vicino alla finestra) con la persona che amo. Scrivere e lavorare ascoltando solo il canto del mare. Avere amici pescatori che portano il pesce e si fermano a chiaccherare, a prendere caffe’ e a raccontare storie. Passeggiare, raccogliere conchiglie. Leggere bei libri con qualche gatto morbido addosso. Guardare i tramonti, i temporali, il mutare del cielo. Addormentarmi col rumore delle onde che entra dalla finestra.

 

MERCOLEDÌ, 09 GENNAIO

Fare o essere

Il passaggio dal fare all’essere mi sembra sia un passo interiore fondamentale cui aspirare, una necessita’ evolutiva. Perche’ dobbiamo sempre dimostrare qualcosa? Ma soprattutto, cosa dobbiamo dimostrare? E a chi? La societa’ monetizzando tutto ci spinge a fare, fare sempre di piu’ e dimostrare di avere raggiunto risultati visibili, cose materiali. Questo si e’ infiltrato sottilmente anche nelle coscienze individuali, sintetizzata nei rapporti sociali dalla veloce domanda-test: “e tu cosa fai?” . Se si da’ una risposta solo leggermente generica o un po’ inusuale, o di ambientazione artistico-umanistica (cosa che mi è capitata spesso) immancabilmente segue un disorientamento, a volte un disinteresse, e aleggia nell’aria la domanda non fatta: “come guadagni e come paghi l’affitto”. Quasi sempre invece la reazione alla risposta e’ tanto piu’ entusiasta quanto piu’ si nominano cose ‘fatte’, tangibili, prodotti, risultati. I risultati non materiali, quelli non concretamente riscontrabili – che sono quelli profondi, quelli veri del nostro essere – sono difficili a raccontare e lenti alla percezione, e credo che qui sia in gioco il tempo. Si applica agli esseri umani lo stesso metro di tempo produttivo, e la velocita’ con cui si consumano i rapporti umani impedisce che si depositi in se’ (e nel rapporto) il tempo necessario per conoscere l’altro, per capirlo e accettarlo. Per lasciarsi arricchire dalla sua diversita’. A me personalmente non importa se fai soldi, mi interessa sapere cosa impari dalle tue esperienze, come sei, che cosa trovi interessante del vivere, che storie hai da raccontarmi. Non in quanti posti del mondo sei stato, ma com’era quel vecchio che ti ha sorriso quel giorno su quella montagna. Ti ha parlato? E com’era il cielo? Non so, mi sembra che ci sia qualcosa che non funziona, in questo capitalismo del fare. Non e’ che abbiamo troppo, vogliamo troppo, facciamo troppo? Dove trovare un equilibrio tra la bellezza del desiderare e del realizzare – che e’ anche positiva possibilita’ del momento storico in cui viviamo – e il non lasciarsene stritolare, il non trovarsi a correre senza sapere perche’ si corre e soprattutto dove si corre? E la nostra essenza? Il bisogno inalienabile del ‘non fare’, salute del corpo e della mente, cibo dell’anima, terreno su cui fioriscono i sogni?

 

LUNEDÌ, 07 GENNAIO

Osare

Si, certo, esiste un talento innato per qualcosa, ci sono delle doti che ogni persona manifesta in un campo specifico. E soprattutto c’e’ la passione profonda, che e’ il motore principale, l’energia di base. Ma mi sembra che le persone che sono riuscite in qualcosa, o i creativi, siano semplicemente persone che hanno osato – anzi, che hanno osato osare. Cosi’ difficile per la montagna di condizionamenti familiari e sociali che cercano di intrappolarci, insieme ai nostri fantasmi personali che si materializzano sul cammino – eppure cosi’ semplice…. Osare fare quell’azione che porta noi stessi e cio’ che siamo nel mondo. Sentire dentro profondamente il nostro diritto ad esserlo. E avere voglia di comunicarlo – non per il lavoro, per il denaro, ma solo cosi’, per stare con gli altri. Come quando giocavamo da bambini, con la stessa libera gioia.

 

DOMENICA, 06 GENNAIO

No/Si.

A volte bisogna dire no a chi e a cio’ che ci circonda per potere dire si alla nostra voce interiore. Le domande che la vita ci pone sono sempre nuove, cambiano continuamente e ci chiamano a rinnovarci, ci chiedono una consapevolezza sempre nuova di noi stessi. Non vogliono sapere quello che e’ stato fino a ieri, ma quello che e’ oggi, ora. Mutano le condizioni e sensazioni, cambiano le realta’ interiori e ci chiedono differenti realta’ esteriori. Ci chiedono di smascherare le abitudini, che ci imprigionano in una illusoria sicurezza e intossicano il nostro spirito. Si, fino a ieri e’ sempre stato cosi’… E oggi? La mia voce interiore, i miei bisogni nuovi, le mie nuove necessita’ cosa vogliono che risponda a questa nuova situazione? Come nei miti in cui per ottenere uno scopo nuovo, trovato nelle profondita’ di noi stessi, non bisogna mai voltarsi indietro finche’ non si ha raggiunto la meta, pena la morte – cosi’ nel momento in cui una nuova realta’ ci chiede di essere creata, vissuta, voltarsi indietro a guardare il passato invece del futuro provoca la nostra morte psichica, bloccando il movimento naturale, lo slancio della nostra vita interiore, l’azione evolutiva verso uno scopo desiderato e necessario alla nostra anima- verso un sogno che ci aspetta.

Un the, il mondo

Orario del lungo dopopranzo romano, non c’e’ nessuno in giro. E’ piacevole guidare intorno al lago grigio di pioggia e silenzioso. Mi dirigo a una sala da the che mi piace molto, in uno dei paesi che si affacciano sul lago, gestito da due ragazze simpatiche e con una impressionante varieta’ di the provenienti da ovunque nel mondo. Questo e’ il mio modo di viaggiare, oggi. Sorseggio un the nero ottenuto dalla miscelazione di foglie di the con i pistilli dell’orchidea. E’ buonissimo, ha un sapore profondo. Mi incanta pensare alle orchidee che hanno rilasciato, mescolato la loro essenza, la loro bellezza, il loro profumo in qualcosa che ora sta scorrendo dentro il mio corpo. Bevo, rifletto. La stanzialita’ mi permette di creare, di costruire qualcosa nella materia, di organizzarla, di essere presente alle necessarie fasi di realizzazione di qualcosa di concreto. Ma gli stimoli a creare mi vengono dal movimento, dall’andare. Dal vedere visi diversi, ascoltare teste diverse, annusare profumi e mangiare cose differenti. Ho scritto molto sul viaggio, e ho anche sempre detto che si puo’ viaggiare in molti modi, non e’ necessario fare il giro del mondo. Viaggiare, muovermi e’ cibo per l’anima, per nutrire immagini e ricordi che dureranno per sempre, cibo per la mente che ha bisogno di imparare cose nuove, di crescere, di confrontarsi. E ne ha bisogno il cuore, per allargarsi ad amare piu’ cose, piu’ persone – per creare. Gli uomini si dividono in nomadi e agricoltori, dicono. Ma credo invece che un po’ di nomadismo sia parte profonda di ognuno di noi, e mi sembra che assecondare questo istinto profondo sia fondamentale per evolvere e crescere. Come sappiamo se le cose che pensiamo sono veramente nostre, o se le abbiamo solo apprese e poi riproposte, finche’ non ci confrontiamo con altri modi di pensare? Come sappiamo se la persona che abbiamo di fianco e’ giusta per noi in quel momento, se non incontriamo, conosciamo, ci relazioniamo con altre persone? Come sappiamo se il luogo in cui stiamo e’ quello di cui la nostra anima ha bisogno in quel momento, se non tocchiamo, respiriamo, gustiamo, guardiamo altri luoghi differenti? “Cio’ che ci lega, ci trascina” diceva uno scrittore, forse estremizzando. Ma trovare un equilibrio, una terza via che inglobi e sviluppi nomadismo e stanzialita’ e’ sempre stata una delle ricerche piu’ profonde e faticose della mia vita. Lo shakespeariano dilemma non e’ essere o non essere – ma partire o restare? O – penso ora, o forse e’ l’essenza dell’orchidea che me lo sussurra – forse non c’e’ dilemma…ci sono solo due polarita’ che insieme creano magiche e stupefacenti, differenti possibilita’.

Grigi

Piove tanto da giorni, oggi solo spioviggina, fitto e sottile. Cammino lungo le rive del lago, che oggi e’ stupefacente nella sua monocromia. Solo variazioni di grigi, alla vista. Grigi leggermente mobili sotto, nell’acqua, grigi a masse compatte sopra, nel cielo. Le colline che circondano il lago sono anch’esse grigie, immobili e sfumate fino a diventare invisibili verso la riva a me opposta. Non ci sono colori da nessuna parte, la sabbia e’ grigia, cosi’ come i sassi. Passano piccoli branchi di oche e di anatre, macchie bianche e scure nell’uniformita’ di terra, lago e cielo, poi qualche cigno bianchissimo. Solo i becchi arancioni e rossi appaiono per qualche secondo per svanire di nuovo. Non c’e’ nessuno in giro, cammino nel silenzio. Dal cielo – o dalla terra, non so- appaiono basse nuvole di umidita’ che si appoggiano davanti alle colline rendendo ancora piu’ astratto e misterioso il quadro di cui faccio parte.

 

GIOVEDÌ, 03 GENNAIO

I believe

Credo nelle forze soprannaturali molto piu’ grandi di noi, obbedendo alle quali si entra a far parte di un sistema di guida, di vita, di sopravvivenza basato sulla umilta’, sulla interdipendenza, sull’uguaglianza e sulla Forza, che e’ una forza interiore e non prevaricante sull’altro.

 

MARTEDÌ, 01 GENNAIO

New year’s dawn

Mi alzo col buio, mi vesto moltissimo, esco dal cancello e dal terreno e mi incammino per i campi e le colline. Il freddo e’ intenso tra le raffiche di tramontana gelida sotto il quarto di luna ancora lucente. Cammino a lungo, con calma, mentre il cielo limpidissimo di stelle si schiarisce piano piano, finche’ arrivo sulla cima di una collina e aspetto in silenzio il sorgere del sole del primo giorno del nuovo anno. Cosi’, dovunque sono, da anni, mi piace celebrare, non mi interessano molto i festeggiamenti spesso un po’ forzati e prevedibili della sera precedente. Osservo i mutamenti dell’aria, lo spazio e gli orizzonti delle quattro direzioni che mi circondano, celebro dentro di me, e aspetto. Passa molto tempo, l’aria e’ tersa e limpida e il silenzioso crescere della luce rivela una nitidezza pazzesca di ogni cosa, dai fili d’erba alle montagne lontane e innevate ad est. Poi le basse nuvole sull’orizzonte si bordano di luce dorata, il rosa si satura e si fa piu’ intenso, eccolo, sorge, maestoso e potente. Lo saluto, sono circondata da cavalli bradi a perdita d’occhio, nessuno per chilometri, solo colline e spazio – e il mare laggiu’ a sud, ma da lui andro’ piu’ tardi. Silenzio, e luce potente che ora illumina ogni cosa. I colori iniziano a rivelarsi e a splendere, e io con loro, nel vento.

 

LUNEDÌ, 31 DICEMBRE

It’s a celebration

I solstizi sono i due veri momenti di celebrazione dell’anno, per me. Li vivo da sempre in modo profondo, come una cerimonia interiore – che a volte si manifesta anche in azioni, ma non e’ quello l’importante. La notte piu’ lunga dell’anno e’ il momento in cui il sogno della terra, la notte, il silenzio, proteggono i semi che ho messo per la primavera, per il futuro, per i miei sogni. Il solstizio d’estate celebra l’espansione, la vitalita’, la gioia della raccolta dei frutti. (e anche il piacere rassicurante che le giornate troppo lunghe e troppo calde si iniziano a riaccorciare). Sono pieni di magia. Strade non battute Dopo una piccola battaglia in questi giorni con l’alternatore della batteria della macchina che ha deciso di passare a miglior vita proprio poche ore prima che tutto chiudesse per la fine dell’anno. Dopo un pronto soccorso (pre cena) di un amico elettrauto e (notturno) del mio meccanico, uno spirito libero indifferente alle ferie comandate…godo del piacere di riavere di nuovo il mio vecchio pick up. Percorro le ampie e assolate strade provinciali, non c’e’ quasi nessuno in giro. Tutti si stanno preparando a cene, feste e quant’altro li faccia stare meglio per una notte all’anno. Mi circondano colline a perdita d’occhio di cavalli bradi e mucche maremmane, le curvilinee geometrie dei campi arati e seminati su cui volano e si appoggiano stormi di uccelli. Penso che anche nella vita ho sempre percorso strade non battute. Prima per survivor, per necessita’, spesso con disagio e una sensazione di incomprensibilita’ del tutto, poi con sempre piu’ consapevolezza e ora con gioia profonda. E’ stato il complesso processo di avvicinamento a me stessa, che mi ha permesso di essere cio’ che sono, di riuscire diventarlo nonostante tutti gli ostacoli dentro e fuori di me. E che mi permette ora di stare in contatto con la me stessa piu’ vera, sincera e profonda. Simple & Happy Per esempio le cose semplici mi rendono felice. Me ne vado nel paese di mare piu’ vicino, mi piace parcheggiare un po’ lontano, al di la’ della stazione, per poi attraversare i binari e trovarmi di fronte il lungo viale commerciale che porta verso il mare, e si vedono le palme della rotonda laggiu’ prima del lungomare. Tutto in controluce, tutto splendente di sole. I negozi sono chiusi, poca gente in giro, il sole e’ caldo, mangio qualcosa in una rosticceria che conosco gestita da Siam, una grossa egiziana dagli sgargianti rossetti e dagli occhi allegri che mi ispira calore e amicizia. Fa pizza ripiena e verdure gratinate squisite, mi devo pulire da sola il tavolino dai resti dei clienti precedenti, mangio su pezzi di cartone e con una forchetta di plastica che si spezza subito, ma imparo a dire auguri di buon anno in egiziano e anche che loro non hanno una sola parola (auguri) come noi che va bene in tutte le circostanze, ma espressioni diverse e accurate per ogni occasione di festeggiamenti. La luce del primo pomeriggio e’ magnifica. Ho nello zaino un libro sulla Polinesia (e preso in Polinesia) che mi leggero’ dopo, seduta a qualche tavolino vista mare- o direttamente sulla sabbia. Ah, sto cosi’ bene.

 

SABATO, 29 DICEMBRE

Guido piano

La giornata e’ fredda e calda di sole, guido con calma il mio vecchio pick-up. Al semaforo della consolare giro a sinistra nel viale controluce di pioppi alti e ancora pieni di foglie gialle. L’asfalto lucente mi conduce alle palme della rotonda, percorro i viali deserti e silenziosi dei luoghi di mare d’inverno. Ancora una curva ed ecco il rettilineo di pini marittimi, poi di oleandri. Ed e’ il momento felice. Eccolo, in fondo. Lui: vasto, azzurro, brillante di riflessi del sole del pomeriggio, la linea netta dell’orizzonte blu scuro appoggiata sul cielo chiarissimo. Scendo dalla macchina nell’aria che sa del suo profumo. Pochi joggers, una coppia lontana, un pescatore. Tutto e’ calmo, il poco vento di maestrale non crea onde nel mare. Mi siedo sulla sabbia fredda, socchiudo gli occhi all’argento accecante e mobile dell’acqua. Le onde si allungano pigre e dolci sul bagnasciuga vicino ai miei piedi per salutarmi. Mi sdraio sulla giacca aperta, ascolto il canto possente e dolce del mare calmo, chiudo gli occhi…divento puro ascolto, divento onde, il mio corpo e’ sabbia, la mia mente e’ spazio, divento liberta’.

 

MERCOLEDÌ, 26 DICEMBRE

Ognuno di noi sceglie il sogno in cui vuole vivere. E se non ci piace il sogno in cui siamo, possiamo cambiarlo.

 

DOMENICA, 23 DICEMBRE

Due giorni a lavorare con Milena alla sceneggiatura che stiamo scrivendo (e finendo). Lei ha dormito qui, creativita’, computer, casa calda, candele. Ci siamo cucinate cibo buono, ieri sera un cinema in un paesino qui vicino, sotto una pioggia battente, e oggi ci siamo regalate una mezza giornata alle terme a Viterbo prima di riprendere a lavorare fino a sera. La giornata era fredda, grigia, il cielo coperto di nuvole scure di pioggia, e noi nell’acqua bollente, fumante, a lasciare che il calore potente penetrasse nei muscoli, nelle ossa, che i sali minerali dell’acqua andassero ad accarezzare e nutrire la pelle. La piscina era bella come sempre, grandissima, acqua meravigliosa limpida e bollente tra i trentacinque gradi della zona alta e i cinquantotto gradi della zona bassa, vicino alle cascatelle in contatto diretto con la falda. Ho nuotato molto lentamente, per ore, come una meditazione in cui non c’era piu’ il tempo, c’era solo uno spazio liquido in cui fluttuare, da cui lasciarsi avvolgere. Quando non nuotavo semplicemente mi lasciavo galleggiare senza peso, senza piu’ alcun parametro ne’ coordinata spaziale, e lentamente sentivo scaldarsi anche l’anima, per cui l’acqua e’ un nutrimento profondo, essenziale. Sentivo ogni fibra del corpo che si rilassava, che si apriva e accettava il benessere profondo di quell’abbraccio rigenerante, espansa in un presente senza pensieri. Ancora ora ho le cellule calde, il corpo pieno di calore, la sensazione di piacevole sonnolenza del rilassamento profondo, tra poco vado a dormire, a sognare nella notte scura di nuvole pesanti sopra le stelle.

 

MARTEDÌ, 18 DICEMBRE 2007

Sono al mare, oggi, a passeggiare nel vento. Il mare e’ il mio amato, avevo bisogno di stare con lui, di ascoltarlo, e di dirgli quello che ho dentro. Le onde alte di libeccio cavalcano il mare, corrono incontro alla mia anima, e ritirandosi lasciano il bagnasciuga levigato, lucido, umido come la pelle di una balena. Passionali e dolci, lasciano carezze di madreperla in regalo alla spiaggia. In questi mesi ho trovato la mia rotta, sono felice. E’ insieme sia la direzione in cui mi dirigo, sia il luogo in cui sono gia’. Ah, le onde controluce sono splendore danzante, il cielo e’ di cristallo, il sole tramontando trasforma il mare in un canto di bellezza.

 

SABATO, 15 DICEMBRE

Giorno felice

Oggi e’ un giorno felice. Anzi, era ieri sera, ma ero talmente stanca che non sono riuscita a fare nulla oltre al primario, e ad andare a dormire. Ieri il nuovo libro e’ andato in stampa, una corsa all’adrenalina con l’editore per finire tutto, correzioni bozze, copertina, testi, per mandare tutto in tipografia, perche’ era l’ ultimo giorno per riuscire ad averlo stampato prima di natale, ultima settimana di lavorazione prima che chiudesse tutto fino al dieci di gennaio. Due notti a lavorare fino alle cinque di mattina, quattro giorni al computer di comunicazioni con l’editore e viavai telematico di manoscritti, testi, fotografie, files di tutti i tipi. Ne valeva la pena, anche se le ore al computer mi sembra che mi abbiano frantumato la schiena. Fuori c’e’ il gelo. Dentro casa, riscaldamento, gatti che dormono, cioccolata calda, musica e libri da leggere. E lui, il libro, in viaggio per diventare realta’.

Brevi riflessioni di qualche giorno fa

Etilometro parcometro tassametro che noia. Misuriamo la vita in grammi, metri, centimetri, chili, e poi tutto viene trasformato in contabilita’ economica di qualche tipo. Cosi’ perdiamo di vista -per mancanza di tempo e di attenzione- la morbidezza dell’assenza di matematica, di spigoli, di numeri, calcoli e statistiche. La dolcezza dei profumi, la morbidezza dello spazio non misurabile della felicita’ del mare, della liberta’ dei pensieri, del sognare, il piacere dei liquidi senza forma, dell’aria senza peso.

 

LUNEDÌ, 03 DICEMBRE

In arrivo…

Sto finendo l’ultima cinquecentesima forse revisione del romanzo che sto per pubblicare. Spero ancora che la sua uscita sia in area Natalizia, per il piacere di poterlo offrire come regalo alle persone cui voglio bene (e che lo aspettano). Mi hanno rallentato gli altri progetti che ho in corso e di cui sto tenendo le fila. I progetti dei futuri libri, il blog (i due blog) che non riesco a curare come vorrei, la sceneggiatura che sto scrivendo insieme a un’amica, gli articoli in inglese con cui collaboro a un sito on line. Penso che un libro dovrebbe essere pubblicato quasi subito, appena scritto, ovviamente appena fatte le necessarie revisioni: subito dopo sono gia’ proiettata in altre storie, in altre idee, altre possibilita’ creative. Ieri ho anche proposto cose che ho dipinto per copertine di libri di altri, di una nuova casa editrice di cui pero’ gia’ conosco l’impostazione spirituale e ‘celeste’ dell’associazione che la gestisce. La stessa casa editrice visionera’ per una possibile pubblicazione anche quello che sarebbe il seguito del primo libro. E anche li’, via al computer per mandarne una trentina di pagine in visione in settimana. Sono contenta. Non solo perche’ canalizzare creativita’ e fare cio’ che amo da sempre e’ un nutrimento e una gioia profonda, ma anche perche’ rispetto ad anni fa ora so che scrivo per esprimere e canalizzare i miei mondi interiori, e per condividere – e non per adattarmi o seguire i bisogni che muovono la scrittura ‘letteraria’ o pubblica. Mi piace posizionarmi cosi’, fuori riga. Non ho mai amato stare troppo dentro alle cose, fare parte di. Mi piace essere mobile, libera. Non ho nessun desiderio di sotterranee competizioni e di intellettuali mondanita’ che a volte ho avuto occasione di osservare e di sentire. E per quello che posso, ora voglio stare fuori da leggi aziendali e commerciali di grosse case editrici. Ho scelto una casa editrice piccola, per non perdere anni mandando in giro manoscritti, ho un rapporto piu’ diretto, piu’ collaborativo con l’editore. Cosi’, questo e’ il mio programma. Per ora. Poi chissa’. Sempre dico che la vita ha piu’ fantasia di noi. Mi piace che cio’ che scrivo possa comunicare, perche’ da’ alle parole la possibilita’ di muoversi, circolare. Mi piace anche l’idea che prenda strade sue inaspettate, di cui non mi importa. Mi piace mettere i miei libri nel circuito del book-crossing, e lo faro’ anche con questo. Mi piace metterli discretamente in scaffali di libri a disposizione del pubblico in certi bar o sale da the, o centri di scambio solidale, o in piccole biblioteche, spesso ne vengono fuori cose inaspettate. E mi piace anche non sapere che strade prenderanno, i libri. Pensare che creino col loro viaggiare altre storie nelle storie. Poterle immaginare, queste strade, alimentarle con la fantasia e l’immaginazione. Sognarle.

Col tempo

Sto di fronte al tempo, lo osservo. Il tempo scompare, si trasforma e si rigenera in un eterno presente. A volte lo osservo col desiderio di potere fare qualcosa, di uscirne per un po’ come si esce ogni tanto da una piscina in cui si sta nuotando a grandi bracciate, per sedersi sul bordo, riposarsi un po’. Il tempo si dilata, si contrae, si espande in una misteriosa danza che mi rimane sconosciuta, a tratti sfuggendo come sabbia nelle mani, a tratti espandendosi, dilatandosi in una eternita’ senza confini che mi lascia senza fiato. Mostrandomi l’altro lato dell’umano esistere, il possibile, il sollevarsi del velo che per le leggi dell’incarnazione possiamo sfiorare solo per brevi istanti. Il respiro e’ il nostro orologio. Di giorno l’accelerazione del fare accelera il tapis roulant del tempo su cui camminiamo, di notte il suo rallentare allarga ed espande il nostro esistere, dilatando lo spazio nel mondo senza confini del sogno. Li’ e’ bello, li’ mi sento al sicuro da tutto. Li’ i confini del tempo sono sfumati, il passato, il presente e il futuro si intrecciano e danzano insieme. Scrivere mi permette di sedermi sul bordo della piscina, di riposare un po’.

 

SABATO, 24 NOVEMBRE

Guardo la mia vita, a volte, come se guardassi fuori da una finestra. Percepisco l’interno della stanza, ma e’ l’orizzonte che mi interessa, i personaggi che vedo, cio’ che il cielo, la distanza, la prospettiva mi ispira e mi suggerisce. La casa dell’io zavorra i desideri, ti tiene appoggiata sul davanzale a sognare. Ma all’improvviso, come facevo da bambina, salto sul terrazzo sotto la mia finestra. Salto giu’ ed esco, seguo lo slancio, mi allontano, vado dove il mio istinto mi chiama. Sono libera.

 

SABATO, 20 OTTOBRE 2007

Oggi mollo tutto e mi arrampico sul sole. E da lassu’ vedro’ tutto il Possibile.

 

GIOVEDI, 18 OTTOBRE

On the roads of life

Che piacere guidare di notte. Ascolto musica a basso volume, canticchio la felicita’ dello spazio da percorrere prima di arrivare a casa, nella campagna buia di stelle. Di Roma sempre mi incanta la quantita’ di spazio, le grandi misure, le tante strade da percorrere, i differenti paesaggi urbani e non che si e’ costretti ad attraversare. Specialmente di notte, specialmente se non ho fretta. Mi sento piacevolmente vuota di pensieri nell’intermittenza delle luci gialle, poche e veloci, nella lunga strada buia, nella sottile ipnosi che trasmette la linea tratteggiata sull’asfalto. La sensazione e’ che cosi’ la vita possa diventare meravigliosa e magica, se solo abbiamo il coraggio di abbandonarci e lasciare fare alle forze invisibili che governano lo sviluppo dell’essere umano. Affidarsi e basta, lasciando all’ego le lotte per il predominio che rivelano col tempo la loro inutilita’. Stare aperti, ricettivi, leggeri, espansi. Sognare la mia vita e poi viverla.

 

MERCOLEDÌ, 17 OTTOBRE

Una osservazione cosmica

Quando una persona molto sicura di se’ parlando rivela una solida struttura di certezze mentali e si definisce ‘stabile, ‘coi piedi ben piantati per terra’, sempre mi viene voglia di farle notare che quella terra su cui appoggia con tanta sicurezza e’ una sfera sospesa nel nulla che ruota a velocita’ vertiginosa su se stessa e attorno a svariate altre cose sospese nello spazio, il tutto tra miliardi di galassie e pianeti sconosciuti in un cosmo infinito e inconoscibile. A volte questo tipo di persona rimane sconcertata, a volte si arrabbia, ma intanto e’ un modo per farla tacere per un po’. E chissa’, forse una sera guardera’ il cielo stellato con occhi diversi, un po’ piu’ a lungo, un po’ piu’ in silenzio.

 

DOMENICA, 14 OTTOBRE

Creare la propria vita

Leggo le riflessioni di Kandinsky sull’arte, in cui l’opera d’arte non e’ un fenomeno casuale, ma una sorta di entita’ che ha energie attive, che ‘vive, agisce e collabora alla creazione della vita spirituale e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima’. Per me l’arte e’ essenzialmente una forma di espressione di se’ e di comunicazione con gli altri, e trovo altrettanto interessante del ‘prodotto’ in se’ il percorso che l’ha generato e che continua nel suo processo trasformativo. Quel processo interno che nel nostro cammino interiore ci porta ad entrare in contatto con la fonte della creativita’, che e’ in ognuno di noi, al cuore della nostra stessa natura di esseri umani. Il processo creativo e’ una parte essenziale della nostra vita spirituale, e gli aspetti che assume in ognuno di noi sono diversi e unici, e tanti quanti sono gli esseri umani, a dispetto delle omologazioni e delle massificazioni in cui la pressione esercitata dalla societa industriale vorrebbe raggrupparci e stringerci. Lo stesso vale per le forme che assumono i percorsi creativi individuali, che sono tante e diverse: il frutto di un percorso interiore per entrare in contatto con la propria ceativita’ puo’ manifestarsi nella creazione originale di un giardino, o di un nuovo approccio alla cucina, in un modo diverso di fare musica. Puo’ diventare arricchire la propria casa di piante, partire per un viaggio da soli con una nuova macchina fotografica o iniziare quel corso di danza, di teatro, di pittura che volevamo fare tanti anni fa. Ma la cosa piu’ creativa che possiamo fare, al di la’ dei generi e dei differenti prodotti artistici che ne possono uscire, credo sia vivere creativamente la propria vita. Rifiutarsi di vivere secondo leggi e modelli di vita sociali o familiari che non ci appartengono. Fare atti creativi per piano piano creare la vita che corrisponde ai nostri desideri, alle nostre esigenze piu’ profonde e dimenticate, a quei sogni in cui a un certo punto abiamo smesso di credere e che ci aspettano pazienti. E cosi’ dare al possibile la possibilita’ di esistere attraverso di noi.

 

SABATO, 13 OTTOBRE

La vita e’ un film

Ho passato il pomeriggio sul set di un corto per stare con Milena, amica dell’anima, che ne era l’attrice protagonista. Era interessante partecipare senza partecipare, essere parte di un evento di un mondo di cui non faccio parte. Realta’ che riproduce altra realta’, illusione del reale che poi noi spettatori viviamo come reale nella realta’ visiva dell’immaginazione. Si girava al mare, lei era bella nel sole, c’era il profumo del sale e della sabbia nel caldo intenso di meta’ ottobre. Piedi nell’acqua, tempi lunghissimi, lunghe incomprensibli attese e improvvise produttive accelerazioni. Molta gente, come sempre difficile capire chi faceva parte della produzione e chi era solo curioso, gia’ spettatore di un film che ancora non lo era. Mi circondava questa sensazione di gentile, simpatico e cordiale disinteresse verso ‘l’altro’ come essere umano che sento ogni volta che entro in contatto con l’ambiente del cinema. Io e lei stiamo scrivendo una sceneggiatura. Scriviamo della nostra vita passata, ma so che stiamo scrivendo anche la nostra vita futura. Tornando alla macchina, su un muro illuminato dal sole ormai al tramonto mi sono trovata di fronte una grande scritta in rosso: a un passo dal possibile. Ho sorriso, e ho sentito che andava tutto bene.

 

GIOVEDÌ , 11 OTTOBRE

Non

Cammino per le strade di Roma in direzione della macchina parcheggiata lontano. Cammino attraversando una vita in cui stasera non mi fondo, non mi rifletto. La vita di citta’ mi prende cosi’- o con una partecipata allegria in cui mi sento di appartenere al grande gioco del mondo, o con una sovrumana tristezza e un alienato senso di vuoto, di non-appartenenza. Sara’ perche’ abito in campagna, non so. Ma la sensazione di non-appartenenza mi appartiene da sempre, mi segue nel mio vagabondare osservando il grande gioco degli eventi, dei lavori, delle occasioni, degli incontri. Stasera vorrei che il mondo facesse il passo verso di me, che mi tendesse la mano con un sorriso, e che mi dicesse: “salta! vieni a giocare con me!” Stasera la mia vita mi sembra non appartenermi.

Il nostro tempo

Valorizzare la vita reale e la nostra esperienza di essa in un momento storico che ci spinge a passare sempre piu’ tempo davanti a degli schermi mi sembra non solo un un obiettivo, ma un bisogno profondo. Siamo attirati con mille lusinghe a investire il nostro tempo e la nostra energia nell’acquisto e nell’utilizzo di sempre nuovi gadgets, schermi che riproducono la vita ci circondano ovunque, nelle case, negli autobus, negli aereoporti, nelle strade, nei ristoranti, nelle nostre macchine, nelle nostre tasche. Ma sempre, nel momento in cui ci lasciamo ammaliare da uno schermo stiamo perdendo di vista quello che ci circonda, cio’ cui la vita ‘vera’ ci chiede di partecipare. Cogliere un sorriso, scambiare due chiacchere col vicino in autobus, o con quella anziana signora che sta dando da mangiare agli uccellini nel parco, vedere quei fiori meravigliosi sbocciati proprio quel giorno vicino all’edicola e che hanno bisogno del nostro sguardo per esistere. Con un paziente e sottile lavoro di condizionamento siamo stati indotti a credere che sono normali cose che non lo sono. Avere la tv accesa in casa tutto il giorno, averla anche in cucina, anche in camera da letto. Mangiare coi propri familiari, persino addormentarsi mentre la stanza si riempie di violenza, di morti, di guerre, di parole malate. Io non ho voluto la tv in casa per anni, ma credo che un po’ tutti abbiamo la responsabilita’ di cercare un nostro equilibrio personale tra la praticita’ e l’aiuto che nuovi strumenti tecnologici sono venuti a portare nelle nostre vite e nel nostro lavoro e fare una estrema attenzione a non venirne fagocitati e risucchiati. Possiamo prendere coscienza della preziosita’ del nostro tempo e decidere a cosa dedicarlo. A parlare di piu’ con le persone? A giocare con bambini e animali? A viaggiare, osservando e cercando di capire popoli e realta’ diverse? A leggere un libro? Possiamo fare due passi fuori di casa, e avvicinarci di piu’ alla natura, fare una passeggiata, entrare in un bosco, a scoprirne e viverne le meraviglie, la conoscenza dei suoi misteri, delle sue leggi. Aprirci attraverso l’esperienza. Lasciarci invadere e stregare dalla bellezza che la terra e i suoi abitanti hanno da offrire. Comunque, a vivere le esperienze sulla nostra pelle. La vita ci chiama a partecipare, a ballare, a creare, a esplorare, a conoscere. A sentire la gioia fisica dell’esistere. Il nostro corpo ci chiede di esserci con i sensi, il corpo, con il movimento. Non c’e’ vita senza la nostra esperienza fisica di essa. Non lasciamoci ingannare.

 

MARTEDÌ, 09 OTTOBRE

Date a due uomini un enorme spazio: uno ci cavalchera’ al galoppo, l’altro ci piantera’ una tenda.

 

GIOVEDÌ, 27 SETTEMBRE

Non e’ perche’ le cose sono impossibili che non osiamo. E’ perche’ non osiamo che le cose sono impossibili.

Blogging  

L’inizio del progresso e’ proprio quando ci rendiamo conto di non essere ancora capaci. Il Blog e’ un’amplificazione della vita. Mi sembra che il suo successo non dipenda solo dalla struttura tecnologica semplificata, che pure ne e’ l’anima concreta, ma dalla moltiplicazione dell’energia individuale che esponenzialmente si irradia per canali magnetici e immateriali e va ad alimentare un enorme motore che cosi’ acquista potenza e forza. Ed e’ questa potenza e questa forza che va ad alimentare il proprio motore personale. Nemmeno mi sembra dipenda dalla quantita’ di commenti ricevuti, che pure ne e’ l’alimento e per alcuni bloggers una motivazione importante. E’ il semplice fatto di entrare, o meglio di connettersi a questo grande motore di energia che amplifica la percezione del tutto: del quotidiano, dei rapporti, della potenzialita’ della vita. Non importa quello che poi succedera’ o non succedera’ attraverso il blog: tu hai gia’ alzato il livello delle tue vibrazioni personali e ti senti di fare parte di un tutto piu’ vasto. I Lakota dicevano Mitakuye Oyasin: tutto e’ correlato, tutti sono miei parenti, siamo tutti fratelli. Il blog e’ il mondo nuovo della tecnologia. Chissa’, forse sentirci tutti correlati potrebbe essere un mondo nuovo dell’anima.

 

MERCOLEDÌ, 19 SETTEMBRE

Autosabotaggi

La semplice azione di spezzare un’abitudine puo’ creare una spaccatura in uno dei tanti blocchi che usiamo per impedire alla nostra creativita’ di esprimersi. Quella vera, quella profonda, che aspetta da anni di esprimere se stessa in qualcosa che appartiene solo a noi e a nessun altro. Anzi, e’ l’imprevedibilita’ in se stessa che ingenera cambiamenti e anche attiva tutte le turbolenze emotive che abbiamo associato ai nostri desideri proprio per proteggerci dalla possibilita’ di realizzarli. Per impedirselo, negli anni ognuno di noi ha utilizzato vari mezzi, per non sentire quella magnifica sensazione di essere ispirato, trasportato da qualcosa verso nuovi spazi, terre sconosciute. Quel desiderio profondo che chiama e vuole essere ascoltato. E la buona notizia e’ che ci sono molte strade per capirlo, per liberarcene, per permetterci di essere finalmente cio’ che siamo. Purche’ muoviamo un primo passo per metterci in cammino.

 

MERCOLEDÌ, 12 SETTEMBRE

Il fotografo dallo sguardo senza rughe

Gli occhi sono cerchiati, il naso aquilino, i capelli grigi lisciati all’indietro con cura, come faceva mio padre, la pelle e’ chiara e sottile. La corporatura e’ massiccia. E’ informale e elegante nel completo scuro, e originale nella polo antracite di filo. Siede al bar della zona nuova del paese dove vive ora, dopo tanti anni vissuti a Roma. Mentre ci aspetta, legge il giornale circondato da adolescenti che parlano a voce alta. Lui invece, parlera’ a voce bassa, e i suoi occhi brilleranno con attenzione ad ogni parola di cio’ che gli racconteremo. Gli occhi non hanno mai rughe, le rughe sono sulla pelle, che cambia, si assottiglia, si riposa sulle ossa del viso. Gli occhi splendono sempre della luce della vita e lui ha ancora quella luce negli occhi, quando racconta dei progetti portati a termine, quando parla dei progetti in corso, quando ci propone progetti futuri. Penso che e’ bello invecchiare cosi’, con l’anima in vista. Ci mostra l’ultima rivista fatta, la carta e’ bellissima, color pergamena, con belle riproduzioni. Ha scritto tutti i testi, ne ha curato l’edizione in ogni dettaglio. Legge con occhiali che hanno una sottile ed elegante montatura di metallo dorato. E’ l’ora di pranzo, fuori c’e’ il sole, e’ caldo, ogni cosa splende di una luce differente come cantava Joni Mitchell. Lo guardo, credo che sia vicino agli ottant’anni. Penso che ho voglia di invitarlo a pranzo a casa mia, di cucinargli qualcosa di molto buono, qualcosa di speciale solo per lui, di potere parlare ancora con lui senza quella dannata radio del bar che altera i ritmi della percezione. Mi piace come mi ascolta, quello sguardo attento, penetrante e discreto allo stesso tempo, quell’attenzione a me come persona, che ascolta oltre la superficie. E’ un’attenzione vera, non di circostanza, che mi fa desiderare di avere cose molto interessanti da dirgli. Ah,che male stiamo facendo alla vecchiaia, momento sacro della vita, non rispettando l’eta’, il vissuto, le parole di queste persone preziose da ascoltare, a questi momenti preziosi in loro presenza. Quanto male facciamo a noi stessi. Guardo fuori, la luce e’ magnifica, sto con persone con cui sto bene, il chinotto e’ fresco e dissetante. E mi sento fortunata.

 

MARTEDÌ, 11 SETTEMBRE

Toy, Thai

Toy e’ stata ospite col suo compagno nella parte della casa che affitto per le vacanze degli altri. E’ thailandese, lui francese, lavorano nel cinema tra la Thailandia e Los Angeles. L’ho osservata molto in quei dieci giorni, ho osservato la sua femminilita’ cosi’ differente. Toy e’ un altro mondo. Una femminilita’ sfumata e profonda. Lavora, ha la sua personalita’ ben precisa, esprime le sue opinioni con chiarezza. Ha le sue esperienze da raccontare, porta avanti i suoi progetti con determinazione, ma sempre dietro una costante dolcezza, una grazia profonda e una dignita’ dell’essere che comunica in ogni gesto. E’ una femminilita’ silenziosa, piu’ misteriosa e potente. Molto differente dal femminile che mi circonda, che mi appare improvvisamente sgraziato, violento, disarmonico. La sua presenza si sente in una discrezione totale, i sentimenti si leggono sul suo viso in modo diretto, la sua educazione non e’ una maschera ma rispetto degli altri e di se’. Ha voluto andare a Roma apposta per cercare gli ingredienti giusti e prepararmi una cena Thai prima di partire; la cena che ha cucinato era deliziosa, e deliziosa era anche la sua preoccupazione che fosse buona, che mi piacesse, che andasse tutto bene. Ho apparecchiato la tavola con fiori e candele, e tantissimi petali di rose freschi presi dal giardino: volevo cenare nella bellezza, era il mio modo di restituirle armonia, di ringraziarla.

 

LUNEDÌ, 03 SETTEMBRE

L’inizio

Il pubblico applaude, le luci si spengono, inizia il mio viaggio sul blog come uno spettacolo in cui si susseguono scene di vita con luoghi, personaggi, incontri. Sono all’Auditorium a vedere Metamorfosi, festival tra teatro e circo – ho fatto scuola di circo anni fa condividendo l’allegria e la pace che portano gli artisti di strada, e c’e’ un invisibile legame con tutto questo nel romanzo che pubblichero’ tra poco. Gli artisti si esibiscono, ognuno di noi fa il suo spettacolo, crea la sua storia nella vita di ogni giorno, e anch’io partecipero’ condividendo il mio Vedere, il mio Raccontare, il mio Sognare, il mio Scrivere. Guardo la scena, sono stata danzatrice, conosco il palco, le luci
– tante sono state le mie vite ma sempre carta e penna, fogli e libri sono stati con me nel mio invisibile zaino. E sempre nel mio nomade camminare ho lasciato scie di fogli sul mio cammino. Sul palco gli artisti si prendono, si lanciano, fanno acrobazie e capriole, ridiamo. La poesia e’ universale, anche la comicita’ forse e’ universale, e penso che questo e’ il veicolo di energia di amore, di energia di pace. Gli Heyoka nelle tribu’ Lakota erano persone che facevano tutto al contrario: cavalcavano voltati all’indietro, ridevano ai funerali, piangevano alle feste, ed erano persone considerate sacre, Wichasa Wakan, col potere di guarire. Mostrando gli opposti indicavano come restare sulla Strada Rossa, il cammino sacro, e come conseguire l’equilibrio spirituale accettando le polarita’ e vivendo la propria vita in armonia col tutto. Alzo lo sguardo. La notte e’ fresca e piena di stelle. Scrivo e sono felice. E per questo chiedo a te protezione, Padre Cielo. E per questo chiedo a te sostegno, Madre Terra.

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